Si può dipendere dal gioco?

LudopatiaGambling e Gioco d’Azzardo Patologico sono tre nomi diversi dello stesso fenomeno, al contempo psicologico (per l’esattezza neuro-psicologico), perché riguarda un disturbo della psiche, e sociale, in quanto la sua diffusione o prevenzione viene influenzata dalla società. Il termine Ludopatia è divenuto famoso perché è quello più utilizzato dai media per descrivere il fenomeno. Mentre i termini Gambling e Gioco d’Azzardo Patologico (anche detto GAP) sono di uso più frequente in ambito scientifico.

Come già detto, però, tutti questi termini indicano un disturbo la cui caratteristica fondamentale è un comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco d’azzardo, unito a una grave compromissione delle attività personali, familiari o lavorative. Quest’ultimo aspetto è evidenziato dal fatto che il soggetto, per la maggior parte del tempo quotidiano, appare totalmente assorbito dal gioco (per es., rivive esperienze di gioco passate, programma la prossima impresa di gioco, o pensa ai modi di procurarsi denaro con cui giocare). Di seguito sono descritte alcuni aspetti identificativi delle persone sofferenti di questo disturbo:

  • La maggior parte delle persone affette da Gioco d’Azzardo Patologico afferma di ricercare l’avventura o l’eccitamento (uno stato di eccitazione e di euforia) ancora più dei soldi. Possono essere necessarie scommesse e puntate progressivamente più ingenti (e questo può creare al soggetto rischi maggiori), per continuare a produrre il livello di eccitazione desiderato.
  • I giocatori patologici spesso continuano a giocare nonostante i ripetuti sforzi per controllare, ridurre, o interrompere il comportamento. Possono provare irrequietezza o irritabilità quando si tenta di ridurre o di interrompere il loro bisogno di giocare.
  • A volte i giocatori patologici tentano attraverso il gioco di risolvere i propri problemi o di alleviare un umore disforico (per es., sentimenti di impotenza, di colpa, di ansia, di depressione).
  • Difronte alle perdite nel gioco, può svilupparsi una modalità di rincorsa al ripristino delle proprie perdite, con un bisogno impellente di restar sempre nel gioco (spesso con puntate più forti o assumendo rischi maggiori). In questi casi il soggetto può abbandonare la propria strategia di gioco d’azzardo e cercare di riguadagnare le proprie perdite tutte in una volta. Infatti, sebbene tutti i giocatori d’azzardo abbiano la tendenza a rincorrere la perdita per brevi periodi, è la ricerca spasmodica di recupero a lungo termine che è più caratteristica dei soggetti con Gioco d’Azzardo Patologico.
  • Il soggetto può mentire ai familiari o alle persone per lui significative, per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo.
  • Quando le possibilità di ottenere prestiti sono esaurite, il soggetto può ricorrere a comportamenti antisociali per ottenere denaro (come la contraffazione, la frode, il furto o l’appropriazione indebita).
  • Nei casi più gravi, i giocatori patologici possono aver messo a repentaglio o aver perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o lavorative a causa del gioco, per esempio perché hanno cercato di svignarsela, scaricando sulla famiglia o su altri una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo patologico è stato riconosciuto per la prima volta come disturbo mentale nel 1980, con la sua introduzione nel DSM-III all’interno dei Disturbi del Controllo degli Impulsi. Secondo la classificazione fatta nella IV edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (che è quella utilizzata ancora oggi in Italia), il GAP rientra ancora nella macro-categoria dei Disturbi del Controllo degli Impulsi, alla pari, quindi, di disturbi come la piromania e la cleptomania. L’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V, 2013) ha, invece, ridefinito il concetto di dipendenza ed ha associato alle varie forme di dipendenza da sostanze ilDisturbo da Gioco d’Azzardo, indicato come unica condizione di una nuova categoria di dipendenze comportamentali.

È interessante, infatti, notare la somiglianza tra questa forma di dipendenza comportamentale e le dipendenze patologiche da sostanza (tossicodipendenze e alcolismo). Dati recenti, inoltre, confermano che nelle persone che sono dipendenti dal gioco d’azzardo il cervello cambia in modo simile a quello dei tossicodipendenti. Alcuni comportamenti, come il gambling, infatti, attivano il sistema di ricompensa del cervello, con effetti simili a quelli delle droghe; questo spiega il perché i sintomi del Disturbo da Gioco d’Azzardo assomigliano in una certa misura a quelli dei disturbi da uso di sostanze.

Negli ultimi anni il Gioco d’Azzardo Patologico ha assunto forme più complesse e meno misurabili (quindi più pericolose) grazie alla diffusione dei giochi online. Per esempio, se un giocatore d’azzardo spende due o tre giorni in una sala scommesse, è facile che venga notato da qualcuno; mentre, i giocatori online possono farlo in molti modi e luoghi senza essere scoperti. Una delle strategie principali per curare il gioco d’azzardo è quella di evitare i luoghi di gioco. Con il gioco online è molto più difficile: internet è facilmente accessibile quasi ovunque  e da tutti (anche dagli adolescenti) ed è ormai sempre più parte integrante della nostra vita. Con il gioco d’azzardo online l’accesso al proprio conto corrente è a “portata di click”. In poche parole con il gioco d’azzardo online diminuisce la visibilità e il controllo del fenomeno, sia per chi dovrebbe monitorarlo, sia per il giocatore stesso, che più facilmente e più velocemente può diventare “patologico”.

Nel ribadire che si tratta di una malattia psicologica, va evidenziato che l’errore più grande che potremmo fare è quello di considerarla un vizio. Molto spesso, infatti, nel pensiero comune si tende ad etichettare come vizi tutti quei comportamenti ripetitivi e compulsivi di cui non riusciamo a liberarci e che influiscono pesantemente sulla nostra salute fisica e psichica (“il vizio del fumo”, “il vizio del gioco”, “il vizio del bere”). Il termine vizio indica una cattiva abitudine e c’è sicuramente un confine da non dimenticare tra una cattiva abitudine accettabile e una condizione che compromette gravemente la vita sociale, familiare e relazionale di un individuo, oltre che il proprio lavoro e la sfera economica. È chiaro che il gioco d’azzardo non sempre o necessariamente è sinonimo di disturbo o patologia.  Infatti, come rappresentato nello schema in basso, esso può essere progressivo e il suo livello di gravità è determinato dalle caratteristiche dei comportamenti agiti, oltre che dai rischi per la salute psico-fisica dell’individuo.

I principali stadi del gioco d’azzardo (Serpelloni, 2012)

  1. Il Gioco d’Azzardo Informale e Ricreativo è un comportamento fisiologico che necessita, ciononostante, di una consapevolezza dei suoi potenziali rischi. Normalmente vi è una fruizione saltuaria; le motivazioni prevalenti al gioco sono la socializzazione o la competizione; i costi per il soggetto sono contenuti.
  2. Il Gioco d’Azzardo Problematico è da considerare come un comportamento volontario a rischio per la salute dell’individuo (mentale, fisica e sociale), con necessità di diagnosi precoce e di intervento. Normalmente si ha un aumento della frequenza di gioco o della periodicità della ricerca dello stimolo. Il soggetto aumenta la quantità di “lavoro” che è disposto a fare per fruire dello stimolo e aumentano anche il tempo di gioco e il denaro ad esso dedicato.
  3. Il Gioco d’Azzardo Patologico è una dipendenza patologica e quindi, come già detto, una malattia neuro-psicologica, con conseguenze sanitarie e sociali che necessita di diagnosi, cura e riabilitazione. La fruizione del gioco diventa quotidiana o intensiva. Si manifesta il craving[1] ed è frequente la recidiva. L’andamento della malattia è spesso cronico, caratterizzato da alti costi, anche con debiti.

Da un punto di vista organico, i giocatori d’azzardo patologici possono essere a rischio nello sviluppare condizioni mediche generali correlate principalmente allo stress (per es., ipertensione, ulcera peptica, emicrania) ed all’abuso di sostanze (più frequentemente l’alcool). Va evidenziato, inoltre, che i soggetti che soffrono di Gioco d’Azzardo Patologico presentano tassi significativamente elevati di pensieri o tentativi di suicidio.

Chi riguarda

Essendo anche un problema sociale, il Gioco d’Azzardo Patologico va considerare necessariamente in relazione a fasce di età più vulnerabili e alle differenti caratteristiche che esse presentano. L’impatto del problema e le metodologie di intervento sono, infatti, differenti per i giovani (in particolare i minori) e per gli anziani (in particolare se soli e a basso reddito).

Altri target primari sono alcuni gruppi di persone che, per le proprie condizioni, si sono dimostrati maggiormente vulnerabili verso lo sviluppo del GAP:

  1. i giocatori d’azzardo problematici (per la presenza di una potenziale vulnerabilità verso l’evoluzione in patologia);
  2. le persone che soffrono di disturbi mentali;
  3. le persone tossicodipendenti e/o alcol-dipendenti;
  4. le persone in condizioni di grave disagio economico e gravate da indebitamento.

Il fenomeno della ludopatia sta assumendo sempre più rilievo a livello mediatico, ma quello che viene fatto per affrontarlo in modo adeguato probabilmente non è abbastanza, in quanto i dati indicano una tendenza in aumento. Secondo alcuni autori, la ludopatia è la patologia da dipendenza con la tendenza di crescita più rapida tra i giovani e gli adulti. Purtroppo va anche evidenziato che l’entità del fenomeno è di difficile inquadramento, in quanto differenti agenzie rilevano stime differenti di giocatori d’azzardo problematici o patologici. In uno studio del 2012 (Serpelloni, 2012), realizzato dal Dipartimento delle Politiche Antidroga del Ministero della Salute, emerge una percentuale di giocatori problematici compresa tra l’1,3% e il 3,8% della popolazione italiana (tra 785.000 e 2.296.000 soggetti). Secondo lo stesso studio, invece, i giocatori d’azzardo patologici (quindi in una condizione ancor più grave) oscillerebbero tra lo 0,5% e il 2,2% dell’intera popolazione (tra 302.000 e 1.329.000 soggetti).

Secondo recenti stime, in Italia, l’intera attività del gioco d’azzardo ha rappresentato per fatturato, negli ultimi anni, la terza industria dopo Eni e Fiat. Inoltre, L’Italia è ai primissimi posti a livello internazionale per quanto riguarda la spesa pro-capite per il gioco: per esempio, si è passati da 500 euro all’anno a persona nel 2004, ad oltre 790 euro nel 2008. In alcune regioni d’Italia, le famiglie arrivano addirittura a “giocarsi” il 6,5% del proprio reddito. Secondo i dati comunicati dall’AAMS, nel periodo tra il 2005 e il 2011, le entrate erariali (ciò che guadagna lo Stato) per il gioco d’azzardo autorizzato sono passate da 6,2 a 8,7 miliardi di euro annui. Mentre il guadagno complessivo di concessionarie gestori è passato da 4,3 a 9,7 miliardi di euro all’anno. E questi sono dati ogni anno in crescita. Preoccupa l’ambiguità dello Stato italiano rispetto al fenomeno del Gioco d’Azzardo Patologico, in quanto da molti anni a questa parte, ha sempre introdotto nuove offerte di gioco d’azzardo pubblico (e quindi autorizzato), nonostante i timidi investimenti in campagne di prevenzione ed intervento rispetto ad esso.

Che fare? Come prevenire? Come intervenire?

Sicuramente il modo migliore per evitare questo problema è quello di non giocare. Ma nella realtà che circonda questo è difficile. Se proprio non si riesce a fare a meno di giocare, si può provare a seguire in modo costante alcune regole, che aiuteranno a recuperare un livello minimo di controllo su sé stessi:

  1. Decidi quanto sei disposto/a a perdere prima di iniziare a giocare e fermati arrivato/a a quella cifra.
  2. Anche se vinci, decidi in anticipo quando vuoi interrompere (è matematicamente certo che, insistendo, alla fine perderai).
  3. Stabilisci anche un limite di tempo.
  4. Prenditi regolarmente delle pause quando giochi (es., alzati dalla sedia, fai una passeggiata, mangia qualcosa, esci, parla con qualcuno), in modo da liberare la mente ed eventualmente cominciare a fare qualcos’altro.
  5. Ricordati che quando si gioca contro un software (slot-machine, video poker, giochi online, …), le probabilità di vincita sono probabilità di vincita, e non abilità.
  6. Evita di giocare d’azzardo se ti senti depresso/a, stressato/a o se stai vivendo emozioni negative di ogni tipo: se giochi per gestire le tue emozioni, giocheresti peggio e saresti a maggior rischio di perdere il controllo della quantità di tempo e di soldi investiti.
  7. Se stai andando a giocare di nascosto, c’è la possibilità che tu stia sviluppando una dipendenza. Chiedi aiuto ad uno specialista per capire meglio la tua situazione.
  8. Il gioco d’azzardo non deve essere l’unica o la primaria forma di intrattenimento: sviluppa e pratica anche altri interessi.
  9. Ogni gioco viene progettato per far guadagnare chi lo gestisce: se giochi, considerala una forma di intrattenimento per il quale paghi, e non un modo per guadagnare soldi.

In Italia le forme di trattamento delle persone malate di Gioco d’Azzardo Patologico sono piuttosto recenti. In alcune regioni i Ser.D. (Servizi per le dipendenze patologiche delle ASL, che fino a pochi anni fa si chiamavano Ser.T.) hanno istituito specifiche équipe (composte da medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri) che si occupano di diagnosi e cura del gioco patologico. Esistono, inoltre, associazioni che si occupano di auto mutuo aiuto, tra le quali i Giocatori Anonimi.

Molto spesso, però, prima di arrivare ad affrontare in modo deciso la propria dipendenza da gioco ci vuole molta fatica soprattutto nell’accettare di avere un problema complesso. Spesso la prima richiesta di aiuto viene dai familiari, esasperati economicamente e nella relazione dalla persona portatrice della dipendenza patologica.

Può essere utile a tal proposito, rivolgersi da uno psicologo che, inquadrando il problema, può offrire uno spazio “competente” di accoglienza e ascolto alla persona e alla sua famiglia oppure orientare e motivare verso i servizi sopra descritti. In molti casi può essere fondamentale l’avvio di un percorso di Consulenza Motivazionale rivolto alla persona che soffre di Gioco d’Azzardo Patologico (ed eventualmente alla sua famiglia), finalizzato a:

  • rendere la persona consapevole di avere un disturbo complesso che va affrontato con l’aiuto di un esperto;
  • aumentare nella persona la percezione dei rischi e dei problemi (sociali, economici, relazionali, …) causati da quell’insieme di comportamenti;
  • supportare e aumentare il suo senso di autoefficacia e di gestione delle proprie emozioni;
  • identificare le strategie per cominciare a gestire e poi impedire le “ricadute” nei comportamenti di dipendenza;
  • sostenere i familiari nella fase di crisi che tale problema ha causato;
  • fornire ai familiari o ad altre figure significative le informazioni per comprendere adeguatamente il GAP e le modalità migliori per gestirloassieme.

Fonti:

  • http://www.salute.gov.it
  • http://www.dronet.org
  • http://gambling.dronet.org/
  • http://www.psychiatryonline.it
  • American Psychiatric Association, 1994, DSM-IV-TR. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Milano. Masson.
  • Cantelmi T., Lambiase E., 2012, Gioco d’azzardo online, Il delfino, n. 2, 2012, pp. 10-16.
  • Ministero della Salute, 2012, CCM, Dipendenze comportamentali /Gioco d’azzardo patologico: progetto sperimentale nazionale di sorveglianza e coordinamento/monitoraggio degli interventi. Regione Piemonte.
  • Serpelloni G., Rimondo C., 2012, Gioco d’azzardo problematico e patologico: inquadramento generale, meccanismi fisiopatologici, vulnerabilità, evidenze scientifiche per la prevenzione, cura e riabilitazione, Italian Journal on Addiction, Vol. 2, n. 3-4, 2012, pp. 7-44.


[1] Il Craving, come nella dipendenza da sostanze, è il desiderio impulsivo per ciò da cui si dipende e che induce tensione, pensiero ossessivo e perdita del controllo degli impulsi.

 

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