Sguardo sulla Siria e sui diritti umani con Asmae Dachan

La giornalista italo-siriana a Corato, in un evento promosso da Rete Attiva, per illustrare il dramma di una terra scossa e il suo desiderio di democrazia

Asmae Dachan Rete Attiva Corato
Asmae Dachan a Corato

Un incontro importante e significativo quello organizzato dall’interassociativo Rete Attiva Corato ieri sera presso la Biblioteca Comunale con la giornalista italo-siriana Asmae Dachan.

Un appuntamento intitolato “Siria: la guerra che ci appartiene” sviluppatosi in un dialogo al femminile fra giornaliste, che mi ha coinvolto in prima persona in qualità di co-relatrice al fianco di Asmae Dachan, e che ha interessato attivamente ed emotivamente l’intera platea che ha gremito la sala desiderosa di conoscere e comprendere gli avvenimenti drammatici che storicamente segnano il Medio Oriente, ed in particolar modo la Siria, scossa e sconvolta da un clima di inesorabile distruzione ma in cui resta viva la fiammella del desiderio di democrazia e libertà.

Asmae Dachan, Tiziana Di Gravina e Serena Petrone

Esperta di temi come immigrazione, diritti umani, dialogo interreligioso e interculturale, attivista per la pace e la non violenza, vincitrice di numerosi premi proprio per i suoi reportage sulla Siria, Asmae Dachan non poteva essere che la persona più adatta e qualificata a raccontare la Siria con la sua profonda competenza e professionalità ma, soprattutto, con la sua sensibilità e il palpabile senso di rispetto per i civili e per la tutela dei diritti umani.

Tracciando le linee della condizione geopolitica sulla Siria, i cui confini sono stati definiti a tavolino fra le potenze protagoniste della seconda guerra mondiale, e parlando, quindi, anche dei rapporti con i paesi confinanti e delle relazioni con Stati Uniti, Russia e Unione Europea, fino alle vicissitudini legate al regime di al-Assad e al desiderio di democrazia che ha portato a alla guerra civile siriana, purtroppo in corso dal 2011, Asmae ha condotto il pubblico per mano attraverso ragioni, interessi, condizioni ma anche stati d’animo e conseguenze di tutto ciò che il territorio siriano ha vissuto e subito negli anni.

In questo contesto, emerge la questione curda, quella di un popolo senza stato che rivendica i propri territori e, soprattutto, il proprio diritto di coltivare le proprie radici storico culturali. Quello curdo è un popolo vessato ma coraggioso, fondamentale nella lotta contro l’estremismo islamico ma a cui è poi stato impedito di parlare la propria lingua, praticare la propria religione, le proprie tradizioni, affermare la propria nazionalità, che ha visto bandita la propria identità, ma che continua a battersi per affermare la propria natura e il diritto di vivere nella propria patria, in quel Kurdistan smembrato, promesso ma non ufficialmente esistente.

Ambasciatrice di Pace dell’Università della Pace della Svizzera, collaboratrice dell’Università della Pace delle Marche e membro del comitato scientifico della Scuola della Pace di Senigallia, Asmae Dachan punta l’attenzione e i riflettori sui civili, uomini, donne e bambini che pagano sulla propria pelle e con le proprie vite la violenza, la morte, la sconsiderata lotta per il potere che assume le veste di una sanguinaria guerra che travolge e annulla ogni diritto, ogni barlume di una dignitosa esistenza.

Dati ufficiali Limes, VDC, Unicef e immagini alla mano, Asmae ha raccontato il dramma di un popolo, al 70% composto da persone con età inferiore ai 30 anni, costretto a vivere nelle tendopoli, a cui è vietato il diritto all’istruzione, la libertà di espressione, il diritto alla vita e al futuro. Ponendo la sua professione al servizio della comunità, la giornalista ha riportato le sue esperienze sul campo, lungo le strade segnate dall’orrore di Aleppo e nei territori ancora accessibili ai giornalisti ai confini siriani, e ha parlato dei bambini, tenuti a lavorare per mantenersi o che, rimasti orfani, sono costretti a prestarsi al braccio della guerra diventando piccoli soldati o delle bambine, poco più che adolescenti che, per assicurarsi un futuro, sono obbligate a sposarsi per poi essere abusate e abbandonate.

Asmae Dachan ha presentato volti e storie di persone che si sono battute in nome della democrazia e della libertà, pagando un caro prezzo, affinchè non cadano nell’oblio, come Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita italiano scomparso sei anni fa in Siria. O come il giovane Ghiath Matar, ribattezzato “il piccolo Gandhi” attivista per i diritti umani e membro del movimento non violento di Daraya, che offriva fiori e bottiglie di acqua ai soldati del regime pronti a sparare sulla folla: sequestrato, torturato e ucciso dalle forze di sicurezza a settembre del 2011. A concludere con la recente uccisione dell’attivista curda per i diritti delle donne Hevrin Khalaf, assassinata in una imboscata con altre otto persone, e il cui corpo ha subito un feroce accanimento anche dopo la morte.

Un dialogo sentito e delicato per sottolineare l’importanza di guardarsi negli occhi l’un l’altro e di dare il giusto valore alla vita umana.

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