Se il teatro diventa realtà: l’esempio de “La Locanda di Emmaus”.

Le battute iniziali de "La Locanda di Emmaus"

Fa più rumore un albero che cade di un’intera foresta che cresce” ma oggi la vostra rigogliosa foresta dovrà essere più rumorosa della pioggia che cade forte fuori.

Ha cominciato così, don Claudio Maino, citando il ritornello di una delle canzoni più significative del Musical la “Locanda di Emmaus” sul quale di li a breve si sarebbe aperto il drappo rosso, a tracciare i contorni della sua esperienza di fede e di conversione. Una commedia musicale, quella scritta da Fabio Baggio, che con le sue otto canzoni e i dialoghi intensi, introspettivi, densamente carichi di esempi di incontro con Dio, si propone di concentrare in poco più di un’ora di scena alcuni tra i temi fondamentali del messaggio cristiano.

don Claudio Maino sarà sacerdote il prossimo 26 settembre
don Claudio Maino sarà sacerdote il prossimo 26 settembre

La serata, strutturata come evento di riflessione e preparazione all’ordinazione sacerdotale di don Claudio (che avverrà Sabato 26 settembre alle ore 19:30 – Santuario dell’Oasi), si sarebbe dovuta svolgere all’aperto, in una vera e propria opera di evangelizzazione di piazza, ma il nubifragio di domenica lo ha vivamente sconsigliato, dovendo ripiegare all’ultimo minuto sul teatro, per la cui disponibilità  don Sergio Pellegrini ha ringraziato calorosamente il sindaco Mazzilli. «E’ il segno che il Signore voleva così, non da noi verso chi sta fuori, ma da noi per noi» ha sdrammatizzato il diacono transeunte che sugellerà nel “Sì” definitivo la sua unione con Cristo e la Chiesa, dando anche il benvenuto in teatro ai numerosi ragazzi della SS. Trinità di Barletta, parrocchia in cui muoverà i primi passi del suo ministero, con l’incarico di viceparroco.

don Claudio Maino racconta il suo percorso di fede
don Claudio racconta il suo percorso di fede

E’ una rappresentazione corale, quella portata in scena dai giovani e giovanissimi della parrocchia Santa Maria Greca, un’opera che con maestria fa incontrare tanti personaggi che si immedesimano in diversi ed eterogenei topos proposti dal Vangelo. Sono il perdono e l’amore i temi principali che emergono dalle esperienze dei protagonisti, sullo sfondo di un’accogliente locanda, crocevia di mercanti, di briganti e pellegrini, per antonomasia il luogo dello scambio, della fusione di culture e della condivisione delle storie davanti a un piatto fumante di zuppa calda.

E’ in questo clima fraterno di condivisione – lo stesso, a detta dei responsabili, palpabile nel corso delle lunghe sessioni di prove – che tra un allegro brindisi e l’altro emergono prima le spavalderie e poi le fragilità e le esperienze interiori più profonde. “Credevo di avere tutto, ma mi mancava la felicità. E pensare che potevo sceglierla” osserva in un mesto dialogo il mercante Giosia, che veste i panni del personaggio evangelico noto come “Il giovane ricco” (Mc 10,17-27), incapace di mollare tutti i suoi beni e di seguire Gesù, motivo, questo, di una sua grande infelicità. Ha fatto sue queste parole il futuro sacerdote coratino, che ne ha approfittato per spiegare la sua scelta di vita e quale grande vuoto avrebbe avuto se si fosse comportato come il giovane ricco. «Si può scegliere la felicità? Si, se la si riconosce. Perché un giovane oggi si fa prete? Perché lo diventino gli altri non so, ma la mia storia la conosco bene. Io sarò sacerdote perché faccio una scelta di felicità – ha osservato candidamente il 27enne coratino – una scelta di gioia piena, che riempie la vita».

Alla Locanda di Emmaus, intanto, si susseguono i colpi di scena, proprio come nella vita di fede di don Claudio

Peculiare la sua storia di conversione e di conoscenza di Dio, una storia di fede autentica che si è nutrita e ha preso vita dalla linfa di una testimonianza limpida, concreta, manifestata nelle Opere che silenziosamente trasformano in realtà la Parola su cui esse si fondano, troppo spesso  verbalmente propugnata come mero baluardo teorico. Di cui, tuttavia, la sola esposizione non rende alfieri.

«Tanto tempo fa il Signore ha fatto incrociare il mio cammino con persone che lo avevano già incontrato nella loro vita – ha infatti raccontato don Claudio, che sino all’età dell’adolescenza avanzata era lontano dalla fede – Quando siamo lontani da Dio crediamo di essere felici, quindi che fuori di noi Egli ci sia o meno fa lo stesso. Quando l’ho incontrato, tramite i ragazzi che me lo hanno testimoniato, la mia Locanda di Emmaus è stata capire che Dio mi ama di un amore folle. Compresa questa cosa, pian piano, attraverso tanti segni, ho capito che dovevo fare la mia scelta di felicità. Sabato, col mio sacerdozio – il suo annuncio con una gioia ampiamente leggibile in volto – farò della mia vita un dono al Signore, perché le persone che mi incontrano possano capire, attraverso me, che Dio le ama».

Il suo saluto torna sul tema della gioia e sul monito del povero ricco:

«E’ il far la volontà di Dio che dà la gioia; seguendo la propria vocazione ci si sente a casa, perché è ciò che Dio ha pensato per noi da sempre. Non cada dunque nel vuoto quel monito di Giosia… “E pensare che avrei potuto sceglierla, la felicità”».

Non è stata, tuttavia, solo l’esperienza di don Claudio a trasformare in palpabile realtà i suoni, la prosa e le sinuose coreografie proposte dai ragazzi di Santa Maria Greca. Oltre i temi già trattati, quelli forse più vicini al futuro sacerdote, dai dialoghi emerge l’importanza di una scelta di condivisione e di comunione nella diversità, anche in materia di dialogo interreligioso. Le parole del personaggio pagano Assim, mercante di cammelli proveniente dal deserto saudita, sono di stridente attualità e rimandano al dramma dei profughi e alla difficoltà nell’accoglienza proprio da parte di chi si sente, con una marcia in più, un “popolo eletto”.

Dal palcoscenico alla platea, il monito di Assim, come vapore, in una trasformazione frutto della magia del teatro, passa dalla finzione alla realtà, condensando intorno alle rosse poltrone e prendendo, improvvisamente, una consistenza solida. Lì, in un second’ordine non gremito come i livelli sottostanti, con la discrezione tipica di chi suol entrare in punta di piedi, hanno preso posto una decina di ragazzi immigrati ospiti del centro richiedenti asilo di Villa San Giuseppe in Bisceglie. Un’idea capace di travalicare i reticolati delle differenze religiose, nata dalla creatività e dalla lungimiranza di un gruppo di giovani coratini che già da diversi mesi frequenta il centro biscegliese. Prima anche per la sola curiosità, con tanti preconcetti da demolire, poi, sempre più, come tappa necessaria nel frenetico via-vai della vita. «Inizialmente il nostro era un atto di pura carità cristiana – ci confidano – ora non possiamo più fare a meno di loro, sono diventati nostri amici. Non vediamo più in loro profughi in cerca di accoglienza, ma coetanei con cui condividere emozioni ed esperienze» Che, in fondo, sono tutte componenti dell’Amore.

Il desiderio di bellezza - I migranti riprendono lo spettacolo con gli smartphone
Il desiderio di bellezza – I migranti riprendono lo spettacolo con gli smartphone

La loro presenza a teatro, più che da mille parole, è forse sintetizzata dalla fotografia che vi abbiamo appena proposto, ritraente un gesto che nella sua banale infrazione al galateo di sala specchia quello stupore e quel desiderio di bellezza che si poteva leggere, domenica sera, nei loro occhi. Benvenuti amici, siete tutti benvenuti alla locanda di Emmaus.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami