Satyrandroide, il nuovo romanzo di Gianpaolo Roselli

Un romanzo che tende ad interrogarsi su cosa voglia dire “essere umani” in una società in cui gli individui artificiali idealizzano gli uomini, mentre questi ultimi tendono sempre più a trasformarsi in macchine

gianpaolo roselli corato
Satyrandroide, il primo romanzo dello scrittore coratino Gianpaolo Roselli

Satyrandroide è il nuovo romanzo del giovane scrittore emergente Gianpaolo Roselli. Coratino doc, classe ’81, Gianpaolo è stato grande collaboratore della testata Lo Stradone dal 1999 al 2002.

“Sono cresciuto a pane, Poe e Dylan Dog, ma se devo citare stelle che, più di tante altre, mi hanno indicato il cammino come autore, direi Marquez, Hugo e Calvino. Al posto della Bibbia metterei l’Odissea.” – afferma lo scrittore emergente che prima del suo esordio da romanziere, ha collaborato con testate, riviste nazionali e blog.

Ha composto, infatti, due racconti e una poesia che hanno trovato posto in un’antologia locale intitolata “Quarata Canta” e curata da Gaetano Bucci. Sono seguite collaborazioni sporadiche su vari portali settoriali come Horror.it. Quella forse più singolare, ma anche entusiasmante, è stata con la heavy metal webzine, tra il 2015 e il 2017 dove Gianpaolo si dilettava su argomenti di natura musicale: lumeen.it. L’hard rock e l’heavy metal sono un’altra sua grande passione.

Nel 2009 Gianpaolo ha assistito alla prima pubblicazione del suo racconto “Pensieri di un povero Caronte” sul n. 17 della rivista Toilet. Il numero 17 fu anche pubblicizzato su Rai Uno durante la trasmissione Quelli che il Calcio con Simona Ventura.

La seconda pubblicazione fu nel 2011 su un’altra rivista di tiratura nazionale: Inutile Opuscolo Letterario, n. 46, con il racconto de “Il Minotauro”.

La terza pubblicazione, nel 2013, è stata con la rivista online Atlantidezine, in un’antologia denominata “Propositi per il Nuovo Anno”, con il racconto de “La Guerra in Testa”.

L’ultima è quella con l’antologia “Racconti d’estate”. 2018, con il racconto de “L’Ultimo cantastorie della Baia”.

Fino a giungere a Satyrandroide.

Di cosa parla il tuo nuovo romanzo?

E’ la storia di un uomo che proviene da molto lontano. Ovviamente non vi dirò altro su questo “lontano”. All’inizio del romanzo è confinato sulla punta della Calabria dove svolge un lavoro che non lo entusiasma e vive le sue giornate con la malinconia per la sua casa e la diffidenza verso ciò che lo circonda. È una storia di “destini” che si intrecciano ed è proprio a seguito di vari intrecci che Ulisse, questo il nome del protagonista, finisce per essere ostaggio di un criminale in fuga. Gran parte del romanzo si sviluppa proprio nel rapporto tra questi due personaggi i quali, durante la loro fuga, lungo un sud Italia fatto prevalentemente di borghi e boschi, scopriranno non solo di provenire dallo stesso luogo, ma anche di lottare entrambi contro gli stessi demoni. Sono accomunati infatti da un passato travagliato e anche se nella loro vita hanno preso strade diverse, si ritrovano ad un tratto a cercare la medesima salvezza.

E’ un romanzo che tende ad interrogarsi su cosa voglia dire “essere umani” in una società in cui gli individui artificiali, più o meno come i due protagonisti, idealizzano gli uomini, per quello che sono sempre stati, mentre questi ultimi, immersi in un inarrestabile progresso tecnologico, tendono sempre più a trasformarsi in macchine.

Da dove deriva la scelta di questo titolo?

Il romanzo riesce come una satira, allegorica e sociale dell’uomo all’alba del terzo millennnio, derivante da uno sguardo del tutto esterno, ovvero quello di una macchina provvista di curiosità e sensibilità umane. Il titolo racchiude un po’ questa idea, anche se mi piaceva anche giocare con la cultura classica e chiamare in causa una delle opere più satiriche del mondo romano: il Satyricon di Petronio.

Dopo una serie di lavori “singoli” racchiusi in raccolte di poesie e racconti, assistiamo al’uscita del tuo primo romanzo… come e da dove nasce l’idea?

Non saprei dire come o dove nasca l’idea. Potrei parlarti di un libro letto, di un posto visitato (e tanti sono i posti che mi avranno influenzato), di un’esperienza, o di un momento della mia vita, ma credo che se ti piace raccontare storie prima o poi arrivi al punto di avere qualcosa di grosso da dire, con tutto quanto che bussa alla porta della tua fantasia. Senti insomma che forse sei pronto per mostrare al mondo un pezzettino di una storia che, presa per intera, durerebbe secoli e conoscerebbe intere generazioni di personaggi, come se tutto fosse accaduto realmente.

Quale messaggio intendi trasmettere ai lettori con Satyrandroide?

Chi leggerà il romanzo capirà quanto è difficile rispondere a questa domanda. Oggi rileggendolo potrei dire che trascina con sé tanti messaggi, incredibilmente attuali, ma allo stesso tempo universali. Mi spiego. Uno dei temi toccati è il conflitto tra popoli e Paesi diversi tra loro. Ora, i personaggi di Satyrandroide sono piccoli davanti alle macropolitiche, nel senso che non contano nulla, le loro esistenze non incidono sui fatti che sconvolgono il mondo, anzi ne sono vittime. Addirittura stentano a comprendere quello che accade intorno a loro. Tuttavia questa condizione mette loro nella possibilità di toccare con mano la realtà concreta, di viverla sulla propria pelle. E la realtà concreta è che dietro ogni ideologia, dietro ogni retorica e ogni legittimazioni di interventi bellici, vi è sempre un interesse spregiudicato e materiale.

Le cause reali che fanno esplodere un conflitto sono sempre più banali di quanto si pensa. Al contrario, le conseguenze che derivano da questi conflitti, sono sempre complesse e articolate, molto difficili da capire e poi da contenere. In altre parole le menzogne, sono figlie dell’avidità, e generano distruzione. Smascherarle in tempo utile è l’unico vero atto di pace perché, una volta scatenato il conflitto, al di là di ogni retorica, si genererà un effetto domino impossibile da fermare.

È stato difficile per te riuscire a pubblicare il tuo libro? Raccontaci il processo che un esordiente deve affrontare, dalla ricerca dell’editore alla pubblicazione vera e propria.

Finii di correggerlo a settembre 2017, anche se l’ho rivisto molte altre volte. Elaborai un tomo composto da sinossi, estratti e un curriculum delle mie pubblicazioni precedenti, per poi intraprendere il lungo peregrinare tra gli editori. Per iniziare avevo una lista di cento case editrici medio piccole. Allo stesso tempo proposi il romanzo al premio Italo Calvino. E proprio nel periodo in cui iniziarono le letture da parte della giuria del premio torinese, fui contattato dalla Ensemble. Successivamente fui contattato da un altro editore, La Gru, ma ormai avevo firmato per la prima.

Quanto c’è di autobiografico in questo scritto?

Inevitabilmente c’è molto. Per quanto uno scrittore cerchi di occultare gli elementi autobiografici, questi sono inconsciamente l’ingrediente principale di ogni storia di fantasia. Soprattutto se parliamo di un primo romanzo, quindi di qualcosa che rappresenta una evoluzione non solo artistica ma anche umana.

Per chi fosse interessato a leggerti, dove si può acquistare il tuo romanzo?

Il libro è disponibile on line sulle piattaforme Amazon, Feltrinelli, Mondadori e Ibs. Ma per chi non è avvezzo agli acquisti on line può richiederlo in gran parte delle librerie, nonché in qualsiasi libreria Mondadori e Feltrinelli. Ovvero da tutti i punti vendita serviti dai distributori Mondadori, Fastbook e Medialibri.

Un breve Estratto

“I due erano seduti all’interno dello Jazzo, raccolti attorno al fuoco, quando fuori il gregge venne svegliato dall’abbagliare dei mastini abruzzesi di guardia. In quel preciso momento, secondo la leggenda, il vento smise di ululare. Anche i cani si zittirono poco dopo. Si levò così un silenzio innaturale che inquietò non poco i due pastori e che fu bruscamente squarciato dal bussare alla porta. Furono tre colpi così secchi ed energici da sentirsi sin nelle ossa. I due pastori si guardarono negli occhi specchiandosi reciprocamente il proprio terrore. Uno dei due si fece coraggio: si alzò e lentamente si avvicinò alla porta. Giunto a pochi passi chiese, con voce tremolante, chi fosse. Dall’altra parte rispose una voce roca dicendo di essere un viandante che aveva smarrito la strada. Aprirono la porta e si ritrovarono davanti a un tizio alto, vestito di stracci e con un cappuccio che gli copriva gran parte del viso. Questi chiese di entrare per riscaldarsi. Sulle prime furono titubanti ma alla fine lo lasciarono entrare.
Lo fecero accomodare vicino al fuoco. Rimasero quindi lì: da un lato i due pastori che lo fissavano con sguardo indagatore, dall’altra il viandante. I pastori presero ad alimentare il fuoco con più legna, rendendo la stanza sempre più luminosa. Più ne mettevano più il falò si alzava e più questo irradiava il posto. Di conseguenza il fuoco gettava maggior luce anche sul misterioso viandante, rivelando in poco tempo così le mani pulite e curate, cosa troppo strana per un viandante, e subito dopo un riflesso quasi accecante che proveniva dal viso seminascosto dal cappuccio. Uno dei due si alzò e in uno scatto felino gli abbassò il cappuccio. Quello che scoprirono fu spaventoso: una testa d’acciaio, lucida e squadrata, con al posto degli occhi due mirini come se fossero stati rubati a qualche macchina fotografica e incastrati nei due fori che fungevano da orbite. L’ospite si alzò d’impulso rivelando la sua natura, con zoccoli al posto dei piedi e una coda simile a un cavo dell’alta tensione che frustava l’aria alle sue spalle. I due terrorizzati si nascosero dietro un grosso crocifisso in metallo. Alla vista di quel crocifisso il diavolo fuggì via, lasciando una puzza di zolfo e una chiazza bruciata laddove era stato seduto.
Che sia vera o no questa storia non possiamo saperlo. Gli umani, come gli androidi, sono soliti raccontare tante storie. Quello che possiamo sapere con certezza è che non fu l’unico incontro tra umani e androidi”.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami