San Cataldo, la festa vissuta nello spirito quaresimale

«Chiediamo a San Cataldo di liberarci dalla più grande e grave peste che ci sia, ovvero il peccato, in quanto ci allontana da Dio e non ci fa vivere relazioni sane con i fratelli», ha affermato l’arcivescovo Mons. D'Ascenzo durante la S. Messa

San Cataldo, la festa vissuta nello spirito quaresimale
San Cataldo, la festa vissuta nello spirito quaresimale

Concomitante con l’inizio della Quaresima, la festa di San Cataldo, patrono della città di Corato, si è svolta ieri, come sempre in chiesa Matrice, con diversi momenti di preghiera culminati nella Celebrazione Eucaristica vespertina presieduta dall’Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo.

Ringraziando i presenti, don Peppino Lobascio vicario zonale, ha sottolineato l’importanza di ritrovarsi attorno al proprio patrono in un tempo forte come quello quaresimale e in previsione del delicato periodo che la città sta per vivere: «Preghiamo affinché chi sarà eletto potrà governare per una vera crescita della società cittadina».

Oltre alla presenza di tutto il clero, della Deputazione Maggiore di San Cataldo, delle confraternite, dei Cavalieri del Santo Sepolcro, le  istituzioni sono state rappresentate dal commissario straordinario dottoressa Rossana Riflesso, il segretario comunale D’Introno, il vicecomandante della Polizia Locale Loiodice e il commissario della Polizia Locale Di Pietro.

Animata dallo straordinario coro interparrocchiale, guidato dal Maestro Vito Cannillo, la Santa Messa della prima delle tre feste dedicate al Santo Patrono ha visto la partecipazione di numerosi fedeli.

Durante la riflessione omiletica l’arcivescovo Mons. D’Ascenzo ha invitato a pregare San Cataldo per tutti coloro che stanno vivendo una situazione economica problematica, facendo tra l’altro riferimento alla grave crisi olivicola.

«Chiediamo al vescovo San Cataldo di liberarci dalla più grande e grave peste che ci sia, ovvero il peccato, in quanto ci allontana da Dio e non ci fa vivere relazioni sane con i fratelli», ha affermato l’arcivescovo.

Ricordando gli strumenti che Cristo ha affidato per affrontare la Quaresima, ovvero la preghiera, l’elemosina e il digiuno, Mons. D’Ascenzo si è soffermato sul significato autentico di digiunare.

«Fare digiuno  serve a riconoscerci come creature, persone fragili e bisognose di Dio – ha aggiunto – Non ha senso digiunare tra litigi e alterchi, perché il digiuno deve spingerci ad andare d’accordo tra di noi, deve rompere le catene dell’egoismo e insegnarci a vivere opere di misericordia verso tutti, senza dimenticare i parenti».

«Viviamo la Quaresima in questa direzione per intercessione di San Cataldo», è l’augurio finale che l’arcivescovo ha rivolto a tutta la comunità cittadina.

 

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