Ricordando il grande presidente e uomo Sandro Pertini

Ci ricorderà il valore delle istituzioni e della unità nazionale, il dovere di combattere ogni giorno per la giustizia sociale.

Sandro Pertini.
Sandro Pertini.

“Fra le righe” è la rubrica de Lo Stradone in collaborazione con l’Associazione Culturale Forum degli Autori di Corato e si pone l’obiettivo di disquisire e riflettere su letteratura, cultura e società, creando un filo diretto col lettore.

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di Antonio Montrone

Genova, 24 maggio 1925. Informo codesto Ministero che il comandante della stazione del Cc. Rr. di Stella, venuto a conoscenza che l’avvocato Pertini Alessandro fu Alberto di anni 29, socialista unitario, andava distribuendo esemplari di un manifesto stampato alla macchia, dal titolo “Sotto il barbaro dominio fascista”, riportando articoli incitanti all’odio di classe, ha il 22 corrente proceduto in Savona a perquisizione domiciliare nell’abitazione del predetto avvocato, perquisizione che ha fruttato il sequestro di 100 copie del citato manifesto.
In seguito a ciò Pertini è stato arrestato e denunciato alla competente autorità giudiziaria.

Il Prefetto.

È questo il primo dei documenti polizieschi e giudiziari che gli archivi dello stato fascista raccolsero sul giovane antifascista Sandro Pertini. Quando successivamente, nel 1970, saranno pubblicate le carte che racchiudono le attenzioni del fascismo per Sandro Pertini, esse formeranno un volume di 380 pagine.

Pertini si iscrisse al Partito Socialista nel 1918, ventiduenne appena tornato dal fronte.
Fu tra i pochissimi ufficiali che non andò a destra, secondo la moda del tempo, ma a sinistra. Ve lo spinse non il ceto o la tradizione familiare, sebbene appartenente alla buona borghesia, ma il suo animo generoso, il suo profondo senso di giustizia, l’intelligenza vivace, che gli fa apparire ben chiaro dove sta il torto e dove la ragione, dove le vittime, dove la prepotenza.

Nel 1919 fu consigliere comunale a Stella, il suo paese di origine; il suo socialismo fu spontaneo: stare dalla parte degli umili, degli indifesi costituisce per lui un secondo istinto.
Grande socialista unitario, nel momento tragico delle scissioni a catena egli segue il Partito Socialista Unitario, nato dal Congresso di Roma in cui la maggioranza massimalista indicò la via della porta ai riformisti secondo le indicazioni di Mosca dove il Comintern riteneva di rimuovere così il maggior ostacolo alla fusione tra il Partito Socialista Italiano e il Partito Comunista d’Italia. Ciò accadeva pochi giorni prima dalla marcia su Roma e dalla presa del potere da parte di Mussolini: tanto il settarismo annebbiava le menti e poneva i dirigenti socialisti lontano dalla realtà.

Il nome di partito unitario fu scelto in omaggio all’apostolo dell’unità di partito, Filippo Turati, che la realizzò nell’atto di fondazione del partito stesso, superando le divisioni di cento socialismi diversi ed ebbe poi a difenderla in tutti i congressi, anche in quelli che lo videro in minoranza.

Turati fu per Pertini “il maestro”; così lo chiamerà per tutta la durata dei loro rapporti fatti di venerazione da parte di Pertini che non riuscì mai a rivolgersi a lui con il “tu”, ma usando sempre il “lei” e di amore paterno da parte di Turati che si preoccuperà di Sandro, definendolo “uno dei più puri eroi della storia”  fino agli ultimi suoi giorni.
E Pertini non dimenticherà mai la lezione di Turati, l’indivisibile unione fra la libertà e la giustizia sociale, quando, finita la seconda guerra mondiale e ricostituito il partito, tornerà ad aleggiare sui socialisti lo spettro del fusionismo.

Sandro Pertini fu per l’unità della sinistra, ma ritenne che tale unità potesse essere raggiunta solo in piena chiarezza  sui concetti di libertà e democrazia. Fu contro i tiranni che impugnavano le armi, non contro i regimi liberali. Nel congresso di Firenze del 1946 fu con Silone nella mozione che raccolse la maggioranza contro la mozione di base della sinistra filocomunista e l’anno dopo, in cui ci fu la scissione di Palazzo Barberini, fu il dirigente che più si adoperò contro la rottura, consapevole dell’ennesimo errore in cui il problema del comunismo induceva il socialismo italiano.

Ma si può dire che Pertini aveva raccolto anche la bandiera del coraggio, strappata dal cuore di Giacomo Matteotti per il tramite dei pugnali dei sicari fascisti. Aggressioni, umiliazioni, percosse, detenzioni e confino furono i trattamenti che gli furono riservati durante il triste e turpe ventennio fascista, ma egli non cedette mai e coloro che gli furono vicini in quel periodo ricordavano di lui non solo la saldezza d’animo ma anche l’ironia, l’arguzia con cui sapeva vivere quei difficili momenti.

Sandro Pertini resta e resterà sempre e non solo per tutti i socialisti puri, ma anche per tutti gli italiani, un simbolo e un esempio. Egli ci ricorderà il valore delle istituzioni e della unità nazionale, ma ci ricorderà anche il dovere di combattere ogni giorno per la giustizia sociale.
Il suo fu il messaggio del socialismo liberale e riformista con cui ogni cittadino del nostro Paese dovrebbe battersi per il progresso sociale.

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