Revisione delle regole del Patto di Stabilità, soddisfatta l’ANCI Puglia

«La virtuosità dei Comuni – sottolinea il presidente di ANCI Puglia Perrone – non rispetta confini territoriali, tanto al sud, che al centro o al nord; sono virtuosi quei Comuni in cui operano amministratori e uffici dotati di capacità e passione che giornalmente mettono a disposizione delle proprie città. La gestione del Patto di Stabilità deve interessare, in un’ottica di sussidiarietà verticale, i vari livelli di governo. L’ANCI Puglia dopo averlo richiesto, è stata convocata dalla Regione Puglia, insieme all’UPI, per individuare un percorso congiunto per l’attuazione del Patto di Stabilità “regionalizzato”, previsto dalla Legge di Stabilità 2011».

Questo quanto dichiarato dal presidente ANCI puglia, Perrone, a seguito dell’apertura mostrata dal Governo circa la revisione delle regole del Patto di stabilità e crescita, che il Ministro Tremonti si appresta a varare con i prossimi provvedimenti di Finanza Pubblica.

L’ANCI Puglia fa sapere di aver «esplicitato più volte, con varie note e nelle sedi opportune, l’insostenibilità del Patto di stabilità anche per i Comuni con i “conti in ordine” e non mette in dubbio che i Comuni devono e dovranno sostenere lo Stato nel faticoso percorso di “rigore” sui Conti Pubblici per il rientro dal notevole indebitamento del nostro Paese», ciò nonostante «è altrettanto importante che i Comuni che hanno Opere Pubbliche finanziate con fondi propri o dell’U.E., dello Stato o della Regione, che hanno disponibilità di cassa, che hanno una bassa incidenza delle spese del personale sulle spese correnti e ancora, un basso livello di indebitamento, un buon livello di servizi e bassa pressione fiscale, possano e debbano essere liberi di completare e avviare i propri programmi».

«In sostanza, continua nella sua nota l’ANCI Puglia, si chiede che i Comuni per essere in regola dovranno preoccuparsi, come accade per lo Stato, dell’equilibrio di bilancio. Se un Sindaco bravo a gestire il proprio bilancio, ha anche i soldi in cassa per fare investimenti o per offrire maggiori e migliori servizi ai propri cittadini, potrà spenderli senza blocchi imposti per compensare i “debiti” contratti da altre amministrazioni o da livelli di governo diversi. Sicuramente tutto ciò dovrà essere possibile e quindi attuato con neutralità sul complesso della Finanza Pubblica. Se ciò accadrà, con lo sblocco dei fondi in cassa, ad esempio, i Comuni potranno pagare i propri fornitori, molto spesso si tratta di piccole se non micro imprese, e ciò darà anche impulso all’economia locale e dell’intero Paese in termini di maggiori consumi e quindi, anche di maggiori entrate fiscali sia erariali che locali».

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