Recensione di “Al confine di me” di Nico Mori, un uomo in sosta nel penultimo porto della sua vita

L'autore Nico Mori

“Fra le righe” è la nuova rubrica de Lo Stradone in collaborazione con l’Associazione Culturale FORUM DEGLI AUTORI di Corato e si pone l’obiettivo di disquisire e riflettere su letteratura, cultura e società assieme ad eccellenze del nostro territorio quali i membri del Forum degli Autori, creando un filo diretto di discussione e condivisione col lettore.

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di Federico Lotito

L'autore Nico Mori
L’autore Nico Mori

Quella sera che ci siamo incontrati noi tre amici poeti, separati l’uno dall’altro da dieci anni di differenza d’età e con il comune denominatore del “trenta”, Nico ci ha parlato così del suo libro: «Il mio libro è particolare ed inclassificabile: non di poesia, non di racconti, non epistolario, non di prose poetiche, non un romanzo ma… un po’ tutto questo per raccontare di un uomo in sosta nel penultimo porto della sua vita».

“Al confine di me”, questo il titolo del libro, edito da Secop Edizioni di Corato, con cui Nico Mori, torna dopo trent’anni alla scrittura; Alberto ha pubblicato i suoi “Postumi del disincanto” rispolverandoli dopo trent’anni; io ho pubblicato la mia prima raccolta di poesia “Gocce d’anima” dopo trent’anni di gestazione. Ecco spiegato il comune denominatore dei “tre trent’anni” di motivazioni diverse e di amore per la poesia.

“Al confine di me” è il viaggio che Nico compie attraverso il racconto dei suoi amori, delle sue contraddizioni, della sua sensibilità, degli incontri immaginati e reali, delle sue passioni (mare, vela e universo femminile), del mondo di affetti, della sua idea di vita e di mondo, del credere”, delle sue paure e delle lacrime magistralmente celate tra le parole. E in questo  viaggio Nico  fa i conti con il tempo, con i ricordi, con Dio, con la più grande delle verità che da sempre lo accompagna: l’universo femminile e la ricerca di una personale “grande bellezza.”

Un diario di bordo del vecchio lupo di mare che guarda il mondo con malinconica serenità e fa dell’incanto, dell’amore, della capacità di meravigliarsi, dell’ironia ed  autoironia, della raffinatezza del suo raccontare e raccontarsi, della conoscenza di sé stesso, una sorta di coperta di “Linus” che non lascia mai indifese le tristezze e le debolezze che, solo chi ha veramente amato nella vita, conosce.

“Al confine di me” dove la parola confine, la curva immateriale, il limite di uno spazio controllato, che lo separa da spazi controllati da altri, non rappresenta uno steccato ma una consapevolezza interiore frutto di un grande lavoro interiore e di autoanalisi che l’autore, da raffinato conoscitore di dinamiche psico-analitiche, ha compiuto ed ha affidato a quest’opera. Un viaggio/autoanalisi, dicevo, al confine della piena conoscenza, nella consapevolezza che quel limite non esiste nello spazio e nel tempo e che oltrepassarlo non è necessariamente una fine ma può condurre a nuovi incontri, nuovi amori e tanto altro ancora.

al-confine-di-me-copertinaEd è proprio ne “La storia di Alberto” che Nico afferma: “Quella linea non esiste, è disegnata solo nella nostra mente, ma è lì che vivono i sogni, le speranze, gli amori più belli, i colori ed i segreti della vita e quando sarai grande e avrai imparato a navigare, è lì che dovrai dirigere la prua della tua barca”.

Nella lettera a Manuela, sua figlia, riprende le parole con cui Pessoa si descrive e le fa proprie ma ne contrappone la determinazione a non arrendersi, a combattere usando tutte le armi che meglio conosce: l’amore, la capacità di meravigliarsi ancora, la fantasia, la forza  dell’ironia e dell’autoironia.

E come Vincenza di “Cooperativa Rondine”, incapace d’arrendersi, di mollare tutto anche quando colpita duramente, sceglie di denunciare la violenza fisica subita e di non abbandonare la sua terra  pur di realizzare il suo sogno, così Nico eroicamente mostra  tutta la sua nudità quando afferma: “… lui non sa che sono sopravvissuto al niente”,lui non sa che il nero d’anima che mi porto dentro è infinitamente più lancinante e distruttivo dei suoi morsi”.  È convinto e fa bene ad esserlo che opporre il dolore che già conosce al dolore che “l’ospite indesiderato” intende procurargli sarà la sua mossa vincente.

L’universo femminile attraversa tutto “Al confine di me”: la moglie Tea, la figlia Manuela, l’amante sensuale, quella desiderata alla follia ma mai avuta, la donna impegnata nella difesa di sogni e diritti, la dolce e maliarda più giovane di vent’anni, foriera di una ritrovata vitalità dopo un periodo passato ad occuparsi della “sua principessa”, della “sua gabbianella” cui sta insegnando a volare.

Nico ama profondamente la femminilità, il modo delle donne di essere spesso diverse una dall’altra e ci racconta il suo universo femminile con delicatezza ed eleganza, anche quando ironizza su atteggiamenti femminili da “rompi”. Le atmosfere, spesso intrise di malinconia e da un eros abilmente e delicatamente descritto, rimandano immagini di piccoli alberghi sul mare, magari fuori stagione, con le finestre affacciate sulle onde, la dolce e sensuale descrizione di momenti di una intimità mai esplicitamente esibita e che, soprattutto, non va esibita: “No, Francoise, niente foto agli amanti”.

Nico sceglie che sia Mara di “Un braccialetto di coralli rossi” a descriverlo, a mostrare i suoi dubbi e paure: “Perché mi stai cercando Mara? Perché stai perdendo tempo con uno come me, alla fine di tutto…”, “… Per i tuoi capelli bianchi, per la tua stanchezza di vivere che mi affascina…”, “…sapevo anche di quella parte di te che non mostri a chiunque…Il tuo continuo viaggiare nell’anima alla ricerca di risposte, gli incanti, le paure, le meraviglie …”

All’amico Pietro, Nico confida di non capire il perché mai una donna bellissima come Mara abbia voluto passare una vacanza con lui.

”Il fatto è che tu hai il mare dentro, e chi si porta il mare dentro come te, ha sempre favole e sogni da regalare e questo alle donne piace”, gli fa eco l’amico.

E Nico, ci saluta, rispondendo a Mara che gli chiede: ”Che succede, Alberto, che succede quando s’incontra finalmente sé stessi?”

 “Succede che non hai più alibi, che non puoi più raccontarti storie. …Incontrare se stessi, Mara, io non so se sia un bene o un male, perché c’è un prezzo di solitudine da pagare. Perché pochi, davvero pochi conoscono il bello di navigare tra i delfini, abbracciati a una donna, nel vento”.

Ed io dico che“Al confine di me” mi sono incontrato e ho cercato un altro confine e così via. Leggerlo tutto d’un fiato e poi rileggerlo assaporando parola per parola, è una esperienza arricchente che può metterci in contatto con le sfaccettature della nostra vita, trovando spunti di riflessioni sia intimi che universali.

 

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