Raccolta differenziata: l’appello in dialetto di Pasquale Pomodoro – VIDEO-

Lo stesso consigliere chiarisce il motivo della sua scelta.

pasquale pomodoro video su raccolta differenziata corato
Un frame del video di Pasquale Pomodoro.

Da circa due giorni sta circolando sul web un video che vede il consigliere metropolitano e comunale Pasquale Pomodoro rivolgere un appello teso a sensibilizzare la cittadinanza alla raccolta differenziata e a non abbandonare i rifiuti.

Ciò che più ha suscitato clamore è l’uso della lingua dialettale.

Il video, pubblicato sul profilo personale Facebook del consigliere, in pochi giorni ha superato le  5.000 visualizzazioni,  riscontrando commenti per lo più positivi.

Non sono mancati giudizi negativi e diversi interrogativi sulla scelta di esprimersi in vernacolo, per cui abbiamo incontrato il consigliere Pomodoro e gli abbiamo posto alcune domande.

Perché ha scelto di utilizzare il linguaggio dialettale?

Innanzitutto ringrazio Lo Stradone per la possibilità che mi viene data di spiegare le ragioni della mia scelta. L’idea del video è nata durante un giro in macchina, in compagnia di un amico. Ho visto cumuli di rifiuti abbandonati nei viali delle nostre campagne. Ho pensato di “denunciare” e allo stesso tempo provocare reazioni tra i miei concittadini per attirare attenzione e interesse su un tema, quello dei rifiuti, che richiede grande opera di sensibilizzazione. Ho creduto che un video girato in dialetto coratino avrebbe forse avuto l’effetto desiderato, pur consapevole del rischio che avrei potuto correre per la mia immagine.

Infatti, in molti hanno criticato la sua scelta e alcuni hanno anche censurato il fatto che il video sia stato girato mentre lei guidava. C’è anche chi ha pensato che, usando il dialetto, lei abbia voluto dare un indirizzo preciso al suo appello. É così?

Premesso che il dialetto è un bene da conservare e tramandare, intendo precisare che il mio appello ha inteso rivolgersi all’intera cittadinanza e che la scelta di mostrarmi in una veste forse poco istituzionale è stata dettata dalla necessità di perseguire la maggiore diffusione del video. Voglio anche rassicurare chi ha pensato che le riprese me le sia fatte da solo, comunicandovi che vi ha provveduto un amico, con l’ausilio di un bastone da selfie. Capisco però che anche questa modalità non è tra le più sicure e di questo faccio ammenda.

Come risponde a quelli che l’hanno criticata?

Nulla, non serbo rancore nei confronti di nessuno, anche nei confronti di chi crede che sui social si possa andare oltre i limiti del consentito. So perfettamente che chi si espone pubblicamente non può riscontrare il consenso di tutti. C’è chi si è indignato, chi mi ha definito uno strano personaggio, chi mi ha consigliato un corso per curare  il rapporto tra il sistema nervoso e l’uso della parola, ma le tante visualizzazioni e gli innumerevoli apprezzamenti ricevuti mi fanno dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Non mi resta che sperare di aver contribuito a sensibilizzare quei pochi cittadini che non si attengono alle regole.

 

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