“Tutto quello che gli uomini sanno delle donne”: appuntamento contro la violenza

“Omissione: sai che significa?

Dare una pallottola al quel mitra;

dare una garrota a quel giudice;

dare una qualsiasi cosa,

una cosa qualsiasi,

che non distrugge solo una vita,

ma l’UOMO, tutto.” (Alberto Manzi)

Sono le parole del maestro di “Non è mai troppo tardi” evocate dalla serata di riflessione e spunti, tenutasi presso il Cinema Elia il 9 marzo alle 19. Accendere i riflettori sulla questione della violenza, a cavallo di un giorno in cui la donna, madre, figlia, sorella, viene celebrata in tutto il mondo, sottolinea la necessità di proseguire una lotta continua verso la parità dei diritti: donna non più come corpo, né come proprietà.

Eh sì, perché sulla violenza di genere e la non parità tra sessi c’è ancora tanto e tanto da fare e tanto su cui discutere: 16 già i femminicidi dall’inizio dell’anno in Italia. Termine che i TG usano ogni giorno, amaramente, tristemente.

Questo spesso può essere il rischio di una data simbolo come quella dell’otto marzo: il lasciare che quelle stesse mimose splendide e ricche nel loro colore primaverile sfioriscano immediatamente il giorno successivo.

E nella cornice del cinema Elia va in scena il caleidoscopico universo femminile, in un duplice appuntamento, spettacolo teatrale e conferenza, promosso dall’associazione culturale coratina “Extra Nos”, con il contributo 8xmille della Chiesa Valdese.

Da Andrea Camilleri a Edmondo De Amicis, passando per Totò e Franco Battiato, la compagnia teatrale Il Nocciolo ripercorre nella pièce teatrale “Tutto quello che gli uomini sanno delle donne” la storia del pensiero occidentale circa la donna e l’universo femminile, declinato nelle sue mille sfaccettature. Con ironia e delicatezza gli attori della compagnia traghettano gli spettatori tra poesie e brani musicali, in un sapiente equilibrio di sorrisi e contenuti. Così il pubblico accoglie e riceve spunti su cui discutere o che possono germogliare in nuove idee e concezioni sul cosmo a doppia X.

Introduce la serata la professoressa Mariangela Calvi, commossa nel ricordo del sorriso di Irene Stolfa, a cui l’appuntamento è dedicato. Donna simbolo di coraggio, tenacia e forza d’animo che, guerriera contro il terribile male che l’ha colpita, non ha mai smesso di confrontarsi con il mondo e il tempo che correvano fuori dalla sua finestra: “Madre, docente, amica, figlia. Ma soprattutto una persona meravigliosa. Non vittima di violenza fisica, ma di un altro tipo di violenza: quella della malattia. E questa sera ci affidiamo questa sera al potere evocativo della parola. Tra ironia e riflessioni, ripartiamo da qui.”

“Quest’anno la ricorrenza ha avuto una veste e una risonanza assai diverse, in tutto il mondo”, racconta Adele Mintrone, moderatrice della conferenza. “In una sola voce, un coro si è sollevato dalle piazze contro la violenza sulla donna. Uomini, giovani, ragazzi. Non solo donne. Tutti insieme.”

Si parla poi di economia e violenza, del fenomeno dell’emancipazione che porta la donna a rivestire ruoli di rilievo, professionalmente parlando, ma che presenta dall’altro lato della medaglia un aumento di abusi e molestie persino sul posto di lavoro.

 La parola passa poi a Patrizia Lomuscio, presidentessa del centro antiviolenza “Riscoprirsi”: “Il fenomeno della violenza di genere è davvero complesso da affrontare. Certo è che nodo cruciale resta sempre il corpo della donna, ancora oggi visto come non appartenente alla stessa ma oggetto su cui l’uomo può e deve pronunciarsi. Ci ritroviamo in una cultura che ancora vede una disparità tra genere maschile e femminile, che nel corso della storia ha dovuto subire uno stato di subalternità.”

Eppure, come più spesso sottolineato durante il corso della conferenza, le differenze tra genere non vanno contrapposte, ma esaltate, perché complementari.

La violenza, inoltre, non è da intendersi come solo fisica, non riguarda solo le donne, non vive solo nelle relazioni di coppia. Ce ne sono tante piccole forme, mai piccole in realtà, che spesso, senza accorgercene, tendiamo ad attuare quotidianamente.

Prima Garante dei Diritti dei Minori della regione Puglia è Rosy Paparella. Figura neutra istituita dall’ONU che tutela, sorveglia i minori: “Questo otto marzo mi ha colpito positivamente: tantissime le ragazze e i ragazzi, giovanissimi, in piazza insieme. È una questione che riguarda tutti, la salute di una comunità, di una società.” Discute poi circa la diversa impronta educativa che in fase infantile viene impartita ai più piccoli: “Alle bambine insegnano a stare composte, sedute con le gambe unite. Ai bambini una cosa ancora più atroce: non piangere, fai l’uomo. È proibito loro essere fragili, esprimere sentimenti, il non poter accedere liberamente alle loro emozioni. Quindi questa differenza di genere la pagano anche gli uomini, la pagano per la loro intera vita.”

E Rosy Paparella riporta poi un dato raggelante: “In un’azione di censimento e monitoraggio dei casi di maltrattamento sui bambini in Puglia, in collaborazione con i servizi sociali, è risultato che i minori su cui viene attuata una qualsiasi forma di violenza sono principalmente stranieri o bambine.” Sintomo di una diversa percezione del minore, quasi si cogliesse una fragilità più evidente negli individui di sesso femminile.

La serata lascia una ricca serie di spunti di riflessione, perché è con la conoscenza, il confronto, la diffusione di dati e sani contenuti che si inizia a combattere. Nonostante in questo caso non si debba parlare di scontro, di lotta, perché non esistono né vincitori né vinti: quando c’è la violenza di mezzo si perde tutti. E siamo anche noi assassini malgrado le nostre vesti immacolate, con il silenzio e l’indifferenza ci rendiamo tutti complici di un orribile delitto.

 

 

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