Il prof. Scaringella ricorda don Nicola Giordano

«É stato e rimane un mistico che sapeva coltivare la limpidità del rapporto umano con austera dolcezza; che sapeva donare carità, senza peso e misura, e amicizia piena», scrive chi l'ha conosciuto agli inizi degli anni ’80, subito dopo l’avvio del Cenacolo di “ Vivere In “ a Corato

Il prof. Scaringella ricorda don Nicola Giordano
Il prof. Scaringella ricorda don Nicola Giordano

A distanza di un mese dalla dipartita di don Nicola Giordano, deceduto il 17 marzo 2019 e in ricordo del quale lo scorso 25 marzo è stata celebrata una S. Messa nella Chiesa Matrice di Corato, pubblichiamo integralmente un contributo a cura del prof. Giuseppe Scaringella.

“ Cercate il mio volto!
Il tuo volto, Signore, io cerco.” 
( Salmo 27,8 )

Domenica 17 Marzo u.s. don Nicola Giordano, ultra ottantacinquenne, concludeva la sua vita, vissuta in “come servizio gioioso e gratuito a lode e gloria di Dio e nell’universalità del mondo intero”. ( Configurati a Cristo…)

Il  Sacerdote, Fondatore del Movimento di Spiritualità “Vivere In” e dell’Istituto Secolare “Iesus Victima”, Docente  di Lettere Classiche nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta e nei Licei Statali, di Spiritualità e Patrologia presso la facoltà  teologica dell’Italia Meridionale, sezione S. Tommaso d’Aquino di Napoli e presso il già citato Seminario Regionale di Molfetta, tornava alla casa del Padre della vita mentre la liturgia della parola della II Domenica di Quaresima proponeva alla nostra meditazione il brano della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor tratto dal Vangelo di Luca.

Nella Trasfigurazione, Gesù si fa oggetto della speranza dell’uomo e manifestazione della Gloria di Dio, cui don Nicola Giordano aspirava con illimitata e incondizionata intensità di sentimenti, come può leggersi nei suoi numerosi scritti. Egli, in piena sintonia con Sant’Agostino, s’era data la consegna  dell’intellige ut credas,  crede ut intelligas e, quindi,  conosceva l’itinerario che conduce a Dio e credeva, senza se e senza ma, che solo facendo quell’itinerario l’uomo  può conseguire  la “conformità”a Gesù, figlio di Dio e liberarsi dal suo stato di “straniero sulla terra” ( Salmo 118, 17-24 ).

Quel giorno, in cui la sua vita veniva mutata, il nostro don Nicola meritava di essere associato a Pietro, Giacomo e Giovanni,  per un primo approccio alla Gloria del Maestro, sola verità, sola vita e sola via di salvezza nella trama quotidiana della sua storia umana. Metteva all’incasso, nel dorato fulgore della Gloria del suo Diletto, il suo irresistibile “cupio dissolvi et esse cum christo”, condiviso e sognato con San Paolo “lungo i sentieri del suo vivere”. Mi avevi fatto per te, Signore, eccomi:  il mio cuore finalmente riposa in te; fisso il mio sguardo nel tuo volto, sul tuo volto che ho cercato tante volte.

Quel giorno segnava il suo agognato approdo nell’agostiniana Civitas Dei, cui aveva orientato il suo peregrinare nella città terrena, inserendosi “nell’universalità del dialogo che Dio ha con tutte le sue creature” e percependosi “nota della meravigliosa sinfonia  scritta da Dio”. ( Configurati a Cristo…”)

La sua ininterrotta ricerca di partecipazione all’universalità del dialogo di Dio con tutte le creature animate e inanimate aveva costituito la sua vita come liturgia “intesa in tono di servizio gioioso e gratuito a lode e gloria di Dio e nell’universalità del mondo intero”. (Configurati a Cristo…)

In forza di quest’ idea della partecipazione di tutte le creature al dialogo universale di Dio, il compianto don Nicola Giordano sosteneva e ci insegnava che “ la nostra vita in tono liturgico deve essere intesa come un servizio da offrire a tutta la comunità, anche a proprie spese”, “rendendo continuamente grazie a Dio, nella consapevolezza che “ tutto quello che ci circonda ha il valore di un dono, il dono elargitoci continuamente da Dio nostro Padre”. (Configurati a Cristo…)

Conobbi don Nicola Giordano agli inizi degli anni ’80, subito dopo l’avvio del Cenacolo di “ Vivere In “ a Corato, frequentato con simpatica e puntuale assiduità da Aldo e Francesco, miei carissimi figli ancora scolari nella scuola dell’obbligo. Successivamente l’ho incontrato spesso e, più che ascoltato, l’ho guardato con interesse riverente crescendo: le cose che diceva avrebbe potuto dirle anche un altro, ma non con  il suo volto che lasciava trasparire una così viva chiarezza sacerdotale che imprimeva sacralità a ogni sua parola. Mi sembrava che il Sacerdote fosse molto più grande dell’uomo e del filosofo-teologo, due dimensioni che pure avevano in Lui una misura non comune.

Dimensioni, ambedue, interagenti e equamente complementari, su cui Don Nicola ha fondato il suo pensiero all’insegna di una “perfetta radicalità evangelica, fatta di trasparenza e di interiorità in cui la integralità del pensiero si sposa con l’integralità della vita”, come rilevava il defunto Arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi nella presentazione della raccolta di poesie “Dialogando con l’Amato”, scritte dal carissimo Don Nicola alla vigilia del 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

Uomo profondamente religioso e legatissimo alla Chiesa, don Nicola in questa raccolta di poesie sulla finezza dei concetti  costruisce avvincenti note liriche della sua vis di contemplatore, tutto proteso all’esercizio del “ silenzio della Croce di Gesù” e della sua predicazione, in cui “c’è luce e amore,/ pace senza fine e purezza di vita” (da Il pozzo profondo).

Don Nicola Giordano è stato e rimane un mistico che sapeva coltivare la limpidità del rapporto umano con austera dolcezza; che sapeva donare carità, senza peso e misura, e amicizia piena. Nella trama di queste relazioni umane, sollecitate dalla coscienza ministeriale, don Nicola manifestava la sua totale e unica convergenza nel Cristo vivente, unico oggetto della sua contemplazione “…su tutte le strade del mondo, lungo i piccoli sentieri e i vicoli stretti”.  ( In cammino lungo le strade del mondo )

Seppe fare della sua vita l’altare di quella santità dove sacrificare la sua persona, per concorrere a “rinnovare tutto in Cristo, attirando ancora l’attenzione del mondo di oggi alle immense ricchezze che noi possediamo in Lui”(san Paolo)

Oggi, ad un mese dal cambio della sua residenza terrena, chi ha avuto modo di conoscerlo, frequentarlo e stimarlo – e sono certamente tanti, – sa di non averlo perduto, dacchè “ non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in Colui che non si può perdere”, come sostiene il Santo Vescovo d’Ippona

E’ bello, dunque, rendere omaggio alla memoria di questo ottimo Sacerdote e Teologo-poeta che, con empito quasi profetico, implicato nella storia del proprio tempo, con lo sguardo proiettato nell’Oltre, in tempi che rischiano di essere ciechi di futuro,  sognava di umanizzare il divino e divinizzare l’umano, incontrando il cuore del suo Amore infinito ed immenso/ nella carezza di tanti fratelli,/ nel loro vociare e correre,/ quotidianamente,/ per raggiungere una meta e conquistarla/ come preludio di gioia perenne” (Ti ho visto).

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