Prodotti “made in casa”: quanto sono sicuri?

La produzione e vendita di prodotti alimentari fatti in casa, senza alcun controllo sull'igiene dei processi di lavorazione e trasformazione, mettono a rischio la salute dei consumatori

Prodotti made in casa quanto sono sicuri
Prodotti made in casa quanto sono sicuri?

Riceviamo e pubblichiamo un appello dell’imprenditore Michele Colella a fare attenzione ai cibi che portiamo sulle nostre tavole e ai prodotti “made in casa”.

Per indicare i prodotti “fatti in casa” i nostri avi utilizzavano in vernacolo coratino il termine “intracàse”.

Negli ultimi tempi molte persone si sono improvvisate chef, ed altre produttori di conserve agroalimentari, talvolta spinte dalla precarietà del lavoro, in altri casi per arrotondare lo stipendio o semplicemente per la presunzione di saper fare.

Il “made in casa” non è sempre sinonimo di qualità.

La qualità di un prodotto, infatti, si ottiene non solo partendo da materie prime di qualità, ma conservandone al meglio le caratteristiche organolettiche attraverso processi di lavorazione e trasformazione che utilizzano le “buone pratiche di laboratorio”, dettagliatamente descritte nei manuali di igiene e salubrità degli alimenti.

Una produzione di qualità non può prescindere dalla frequentazione di corsi di formazione professionale da parte di tutti gli addetti al settore, dal sottoporsi a visite mediche obbligatorie periodiche, dal conseguire idonee certificazioni, dall’ottenere autorizzazioni sanitarie attestanti il laboratorio a norma, dall’essere sottoposti a frequenti controlli da parte degli enti pubblici preposti alla vigilanza sull’igiene e sicurezza degli alimenti, dal risultare idonei agli accertamenti dei NAS, ASL, Guardie Forestali ecc.

A tutti questi obblighi previsti dal SSN ed ai relativi controlli, sfuggono invece coloro che illecitamente, per ignoranza o leggerezza, restano nell’anonimato e, spacciando prodotti casalinghi senza alcun controllo per prodotti artigianali, mettono in commercio alimenti non tracciabili e potenzialmente molto pericolosi per la salute pubblica: dalla passata di pomodoro alle marmellate e confetture, ma anche piatti d’asporto e soprattutto conserve sott’olio, queste ultime ad elevato rischio di tossinfezioni alimentari da botulino.

A questo punto, siamo sicuri che il prodotto fatto in casa sia salubre ed igienicamente sicuro? Anche in mancanza di un piano HACCP stilato da professionisti del settore di igiene e sicurezza degli alimenti? Anche senza controlli a questi pseudo produttori?

Oggi, nel 2018, per la nostra salute non possiamo più permetterci di acquistare/consumare prodotti “intracàse”.

Michele Colella

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