Procura Antimafia e Carabinieri a segno contro il clan Capriati a Bisceglie

Arrestati all'alba mandante e esecutore di un omicidio risalente al 2017 e collegato a precedenti fatti di sangue

Carabinieri arrestano indagati dell'Antimafia
Carabinieri [Immagine di archivio]

ICarabinieri hanno assicurato alla Giustizia i responsabili dell’omicidio di Girolamo Valente ucciso nell’agosto del 2017. La moglie era rimasta ferita lievemente durante l’aggressione. Stamattina all’alba i Carabinieri di Bisceglie e della Sezione Operativa NORM di Trani hanno arrestato per quell’omicidio uno dei “boss” del clan Capriati di Bari, F.C., di 48 anni, e un noto pregiudicato biscegliese, P. D. G. di 31 anni.

Le indagini, coordinate dal Procuratore Luciana Silvestris della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei due individui.

Il raid, consumato a breve distanza da un altro agguato mortale avvenuto nel giugno dello stesso anno, aveva insanguinato l’estate biscegliese e terrorizzato la locale comunità per le modalità mafiose dell’esecuzione. I due sicari -uno dei quali in corso di identificazione-  agirono in pieno giorno, con volto travisato da casco integrale e muniti di giubbotto antiproiettile. A bordo di un motociclo affiancarono l’autovettura sulla quale viaggiava la vittima insieme alla moglie ed esplosero ben diciotto colpi di mitragliatrice uccidendo Girolamo Valente e ferendone la moglie.

Le indagini -informano i Carabinieri– si orientarono alla ricerca di elementi che collegassero l’omicidio con il fatto di sangue avvenuto due mesi prima e di cui era rimasto vittima Matteo De Gennaro. È così emerso un quadro indiziario che ha messo in luce “un vero e proprio accordo tra il materiale esecutore -fratello di Matteo De Gennaro- e il reggente del clan barese Capriati, per realizzare l’omicidio. Sfruttando i rapporti di natura criminale con il boss, infatti, il giovane killer biscegliese ha chiesto e ottenuto il placet per mettere a segno il delitto.

Duplice il movente che avrebbe spinto il giovane biscegliese tratto in arresto questa mattina, a uccidere il pluripregiudicato Girolamo Valente: da un lato soddisfare il desiderio di vendetta ritenendo che l’uomo avesse decretato la sentenza di morte nei confronti del fratello Matteo e, dall’altro, per affermare la propria personalità criminale nel locale traffico di sostanze stupefacenti. Il benestare del boss Capriati, tradottosi nell’ordine di uccidere Girolamo Valente, avrebbe garantito al sicario la necessaria protezione da successive vendette.

Entrambi i destinatari delle misure del GIP di Bari erano già sottoposti a misure cautelari restrittive per altri procedimenti. Il materiale esecutore dell’omicidio, in particolare, si trovava già agli arresti domiciliari poiché coinvolto nella recente operazione denominata “Educazione Criminale” eseguita dei Carabinieri della Tenenza di Bisceglie lo scorso 26 febbraio che portò all’arresto di numerosi pusher locali.

 

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