Premio Leone 2018: “Fuori dalla cornice” di Gaia Martinelli

Vincitore 3° posto della sez. Prosa – scuole medie superiori

Premio Leone 2018:
Premio Leone 2018: "Fuori dalla cornice" di Gaia Martinelli

LO STRADONE pubblica gli elaborati degli studenti vincitori del Concorso letterario indetto dall’Associazione Culturale “Cataldo Leone” che assegna borse di studio a sostegno degli studenti più meritevoli. 

“Fuori dalla cornice” di Gaia Martinelli

Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi – vincitore 3° posto Premio Leone 2018 sez. Prosa – scuole medie superiori

«Sono Venere. Botticelli mi dipinse parecchio tempo fa e da parecchio tempo sono appesa qui, su una parete degli Uffizi, a Firenze. lo rappresento l’idea perfetta di bellezza femminile. Sono nuda, pura e casta. Nasco da una conchiglia bianca e i miei piedi, oltre ad essa, non hanno toccato nulla. La mia pelle ha percepito solo quest’aria calma e uguale. l miei occhi non hanno visto altro che visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Loro mi guardano. Guardano il mio corpo nudo, ma nessuno di loro sa che cosa io pensi, nessuno sa che vorrei esser guardata in maniera differente. Non voglio più rivestire questo ruolo di donna bella, perfetta e pulita. Voglio vivere. Voglio sporcarmi questa pelle limpida come il mare da cui provengo. Voglio diventare forte ed eliminare questa fragilità che mi è stata dipinta addosso tanto tempo fa, da troppo. Voglio ballare e dimenticare questa compostezza a cui sono costretta. Voglio fare l’amore e lasciare galleggiare, qui, questa purezza. Voglio essere vicina alla gente e smettere di sembrare una statua greca, così lontana dalla realtà. Voglio uscire da qui. Voglio venire li. Lo voglio! E forse… Se qualche divinità stesse ascoltando le mie preghiere, se lo stesso mio creatore mi concedesse un solo giorno, uno solo, io potrei…

Sì, potrei vivere come vorrei per un giorno. Chiedo solo un giorno. Le luci qui, alla Galleria, sono spente e se provassi ad uscire credo che nessuno se ne accorgerebbe. Se provassi ad uscire, prometto che tornerei prima che le luci si riaccendano. Lo giuro! Ecco, così: un piede alla volta, con calma, un piccolo salto e… Sono fuori. Sono uscita, l’ho fatto davvero. Non posso credere che sto realmente camminando su questo pavimento che ho sempre solo guardato da lassù, dal mio quadro. Non posso credere che i miei occhi stiano per guardare l’infinito cielo blu notte. Non posso credere che respirerò aria diversa. Non posso credere che vivrò un giorno diverso, che sarò libera. Eccomi qui, finalmente, sulle strade infinite di questa città. Eccomi qui a guardare la gente che cammina, che parla.

Eccomi qui. l palazzi sono più alti di quanto pensassi e i lampioni illuminano questa notte buia. Ma… Ma quello cos’è? Che cos’è quel cartellone enorme? C’è una donna nuda e perfetta… È un cartellone pubblicitario e lei..Lei è esattamente come me: costretta ad esser perfetta, costretta lì. E chissà se tutte le donne, guardandola o guardandomi, non vedano, nella nostra perfezione, un loro difetto. Chissà se pensano di essere troppo imperfette al nostro confronto. Dovrebbero sapere che la bellezza non è questa.

Dovrebbero saperlo! Dovrebbero guardare fieramente ogni imperfezione, ogni piccola ruga che segna il tempo che passa e la vita che vivono, ogni capello bianco, ogni smagliatura e ogni “chilo di troppo”.

Continuo a camminare, ho freddo, ho paura ma continuo: ho bisogno di risposte. Che sta succedendo laggiù? Sì, lì, in fondo. Che sta succedendo? Quella ragazza sta urlando, chiede aiuto. E quell’uomo cosa…cosa le sta facendo? Perché?! Basta! Fermo! Sto gridando, sto urlando ma nessuno mi sente. Non riescono a vedermi, non riescono a sentire le mie urla. Fate qualcosa! La ucciderà. Sta cadendo…È morta. È morta e nessuno ha fatto nulla.

Inizio a pensare che questo mondo non sia quello che credevo. Inizio a pensare che questa non sia la libertà che inseguivo e che questa non sia affatto la felicità che sognavo. Il cuore mi batte forte e voglio correre. Correrò più in fretta che posso senza guardarmi indietro e tornerò alla mia realtà, monotona ma sicura. Qui la gente non sa affatto quanto valore abbia la vita. Qui la gente non sa, non capisce, non vede o fa finta di non vedere. Tornerò a casa e resterò lontana da questa realtà. Eccomi di nuovo qui, tra le mura del mio museo. Cercherò di nascondere, a chi mi guarderà, questa tristezza che mi sto portando dietro ma, con tutte le mie forze, non mi arrenderò.

Non sono solo un corpo, sono anche una mente. Sono libera, non sono proprietà di nessuno.

Sono emozioni, sono forza, sono luce e nessuno potrà spegnermi.

Sono fiera.

Sono donna!»

Le luci, alla Galleria, si accesero e da quel giorno, in Venere si notò qualcosa di diverso: ella brillava di luce propria e la sua speranza non si spense mai.

 

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