Premio Leone 2018: “Accadde in Via Toledo” di Edoardo Varesano

Vincitore della sez. Prosa – scuole medie superiori

"Accadde in Via Toledo" di Edoardo Varesano Liceo Scientifico Tedone di Ruvo di Puglia – vincitore Premio Leone 2018 sez. Prosa – scuole medie superiori

LO STRADONE pubblica gli elaborati degli studenti vincitori del Concorso letterario indetto dall’Associazione Culturale “Cataldo Leone” che assegna borse di studio a sostegno degli studenti più meritevoli. 

“Accadde in Via Toledo” di Edoardo Varesano

Liceo Scientifico Tedone di Ruvo di Puglia – vincitore Premio Leone 2018 sez. Prosa – scuole medie superiori

E se…un giorno ci accorgessimo di non far parte di nessuna dimensione, di nessun corpo o materia, di essere sospesi nel tempo e nello spazio?

Credo che sia andata proprio così, quel giorno in Via Toledo nel cuore di Napoli.

Vuoi per uno strano gioco del destino, vuoi per una assurda casualità negli eventi della mia vita, eccomi lì, perso nei meandri del tempo, con il più improbabile dei compagni di avventura (…o sventura!). E scoprire che, alla fine, c’è un po’ di magia e mistero in ognuno di noi, custoditi a nostra insaputa come in un vaso di Pandora, che il destino decide di scoprire a suo piacimento, mettendoci di fronte alla parte più nascosta di noi stessi.

Quello che sto per raccontare ha qualcosa di incredibile… non so ancora se davvero l’ho vissuta o è solo frutto della mia fervida immaginazione.

Tutto comincia in una mattina d’estate dello scorso anno quando, con un gruppo di amici, decidemmo all’ultimo minuto di fare un giretto a Capri.

Era una magnifica giornata, quella a Capri: il sole riscaldava il mio corpo e lo smeraldo intenso del mare, che lambiva la riva, accarezzava dolcemente il mio animo. Il bianco candido delle case abbarbicate sulla roccia creava un contrasto unico e spettacolare con l’azzurro del cielo e del mare. E poi un trionfo di colori e profumi in Via Krupp e il panorama mozzafiato sui Faraglioni: vertigine ed adrenalina allo stato puro. Il porto, pieno di barche, era dominato dall’allegria tutta partenopea dei pescatori unito al multietnico vociare dei turisti. Può un’isola essere la sintesi perfetta dell’armonia assoluta tra natura ed essere umano?

Ma quella giornata ricca di sensazioni, aveva in serbo ben altre avventure!

Ritornati al porto di Napoli, decidemmo di girare un po’ prima di rientrare. Era la prima volta che vedevo Napoli e il contrasto con Capri fu immediato e stridente. Traffico assurdo, parcheggi selvaggi in ogni dove, ma c’era qualcosa che mi affascinava e mi incuriosiva. Napoli è una città meravigliosa, un vero museo a cielo aperto, un mix di bellezza sanguigna, solare e coinvolgente ma a tratti ripiegata su sé stessa e malinconica. Seguendo un gruppo di turisti giapponesi, mi ritrovai, mio malgrado,in un dedalo di vicoli a tratti soffocante, tra panni stesi ad asciugare, case dai colori sgargianti, la veracità della gente, il pungente odore di fritto e le piccole botteghe artigianali. Era chiaro che avevo smarrito il classico itinerario turistico perché mi trovavo nei cosiddetti Quartieri Spagnoli ma anziché chiedere indicazioni per uscire da quel labirinto, presi a seguire un tale stravagante, con uno spiccato accento fiorentino, con tratti somatici marcati e con indosso abiti alquanto bizzarri di un’altra epoca storica.

Non mi rendevo conto del tempo che passava, degli amici che forse mi stavano cercando, di quei vicoli che, con le prime ore della sera, si facevano piuttosto sinistri e inquietanti.

Uno strano magnetismo mi attraeva a quell’uomo che nessuno notava e che si muoveva come in trance tra la gente.

Improvvisamente svoltava l’angolo, fino ad arrivare in Via Toledo per poi scendere velocemente lungo le scale della metropolitana ed avventurarsi nei meravigliosi mosaici di piastrelle esagonali blu e ocra della stessa.

A questo punto si accorse di me e mi fissò come se fosse sollevato nel vedermi. Ma io lo conoscevo… ma dove l’avevo visto? Ah, ecco è proprio lui! Presi velocemente la mia macchina fotografica e scattai una raffica di foto, non potevo !asciarmi scappare quell’occasione unica ed imperdibile. Un crononauta… chi ci avrebbe creduto! E mentre scattavo, vedevo che lui a poco a poco si avvicinava a me fino a quando era troppo vicino per essere messo a fuoco dall’obiettivo. Abbassai la macchina fotografica e finalmente potevo guardarlo in volto.  Dopo esserci fissati per qualche istante mi afferrò il braccio e mi trascinò sui binari mentre sopraggiungeva il vagone della metro. Fu un attimo, non ebbi il tempo di reagire, di chiedere aiuto. Sentii il mio corpo smembrarsi fino a liquefarsi e confondersi con la molecole del vagone. Mi ritrovavo avvolto da una luce folgorante, mi sentivo in trappola, non uscivo a divincolarmi….ma cosa mi stava succedendo?

Poi il nulla, il silenzio.

Tentavo di svegliarmi ma richiudevo gli occhi e nell’intensa luce solare intravedevo una mano tesa verso di me. Riuscii finalmente ad aprire gli occhi. Ero stordito, mi guardavo intorno e non credevo ai miei occhi. Ero sdraiato su uno splendido letto a baldacchino, le coperte erano fatte di seta morbida e liscia, tutt’intorno regnava lo splendore e lo sfarzo delle corti rinascimentali. In fondo alla stanza il camino era acceso e dalle finestre enormi penetrava una luce tenue e rassicurante. E poi grandi specchi, quadri e affreschi a perdita d’occhio, statue imponenti e libri e volumi elegantemente rilegati. Mi trovavo nel Palazzo de’ Medici a Firenze e quell’uomo che tanto mi aveva attratto era Lorenzo de’ Medici.

Sì, proprio lui, in carne ed ossa. Esattamente come lo si vede nei libri di storia, il classico “tipo” con un “suo perché”, che trasudava il fascino del potere che tanto piace (la storia in fondo è sempre la stessa!). E parlava, parlava incessantemente, metteva in fila parole come mattoni di un muro. Dissertava con grande padronanza e con tagliente ironia, riferiva di come era riuscito a trascinarmi in quella assurda situazione. E soprattutto era elettrizzato dalle prestazioni inaspettate della “macchina volante ad ali battenti” usata per fendere il tempo. Forte quel genio di Leonardo! Che fortuna averlo incoraggiato nei suoi studi sulle macchine! Poteva andarsene qua e là a suo piacimento. “Chi vuoi essere lieto sia… del viaggio di doman non v’è certezza!”

Sicuramente un modo di fare spensierato e sarcastico che strideva con la vita densa di preoccupazioni di un uomo politico costretto a fronteggiare congiure di ogni tipo, gli intrighi tra le famiglie al governo delle altre signorie italiane, la politica estera, per non parlare del Papa e della Chiesa, dei re di Francia e dei Borboni di Spagna, che non si tenevano certo alla larga dalla penisola italiana. E con il fiato di Girolamo Savonarola continuamente sul collo… con quella sua passione per il fuoco!

Ed io, lì, come un’ampolla vuota, tentavo di capirci qualcosa, mentre un numero indefinito di occhi mi scrutavano.

Poi all’improvviso mi guardò : “Destatevi giovine. Non vi ho portato fin qui, sfidando il tempo e lo spazio, per vederti giacere nel mio letto!”

Raccolsi quel po’ di coraggio che riuscì a trovare in me e risposi : “Eh….cosa? Mi avete portato qui con la forza ed esigo che mi riportiate indietro. E cosa sarebbe la “macchina volante”? Cosa volete da me?” protestai.

“Non temete. A tempo debito ognuno tornerà al suo posto. Tutto sarà in equilibrio perfetto”. La diplomazia, si sa, era il suo forte.  Io torno spesso a Napoli, la terra della dolce Partenope. Dopo la congiura De’ Pazzi, trascorsi lì mesi impegnativi nel palazzo di Re Ferdinando d’Aragona, attento ad ogni sua mossa per non finire anch’io nel lungo elenco dei suoi malcapitati ospiti. Circondato da men’ti feconde e preziose, affinai le mie doti diplomatiche e la spuntai anche quella volta. Ma, sapete, non mi garba di contemplare solo paesaggi toscani: mi piace viaggiare e, se non fosse per quella maledetta gotta che mi fermò,  sicuramente sarei partito alla volta del Nuovo Mondo ed esportare lì il meglio della nostra italianità e dare il via al mecenatismo moderno. Non ci sono colonne d’Ercole che possano fermare la conoscenza. Ne siete convinto?”

“Certo”, risposi, “ma continuo a non capire: io….che c’entro?”

“Volevo qualcuno che, come me, fosse curioso, vivesse contro corrente, fosse capace di guardare nella massa, oltre le apparenze. Vi siete accorto di me, nonostante tutto, nonostante la confusione. Le idee migliori non vengono dalla ragione ma dalla follia: voglio parlarvi di arte, di filosofia neo-platonica della bellezza, di nuove prospettive per osservare il mondo affinchè, ritornando al vostro tempo, siate in grado di farvi promotore di un’idea, di un progetto, di…..”

“Sta pensando ad una start-up ? Mah… sapete …l’arte non tira tanto sul mercato attuale. Meglio investire sulla tecnologia”, lo interruppi bruscamente, volendo apparire saccente e preparato in fatto di finanza.

“Non so cosa sia una start-up! Sto parlando della bellezza vera, di quella che salverà il mondo dall’abbruttimento sociale e mentale nel quale vi siete infilati! La storia deve essere reinventata giorno per giorno: ma come avete fatto a ridurvi così: aveva ragione il Sommo Poeta quando diceva che l’Italia è una nave senza nocchiere,sede di dolore e luogo di corruzione!”

Il discorso si stava facendo impegnativo per me. Addirittura scomodare Dante (ah…. se lo avessi studiato meglio!). Meglio starsene zitti, lo vedevo leggermente alterato e rischiavo di rimanere intrappolato per sempre lì, a metà tra passato, il suo “passato”, e il mio “presente” che non era poi così male, come diceva lui. In fondo ci sono corsi e ricorsi storici, anche ai suoi tempi c’erano corruzione, congiure, avvelenamenti a corte… che c’è di diverso?!

Ma non allontaniamoci tanto, altrimenti non se ne viene più a capo. Di cosa voleva parlarmi “l’ago della bilancia italiana”?. Ah, ecco, i mecenatismo.

Con la passione di un uomo del suo rango, mi parlò di quel desiderio di conoscenza, di curiosità e di ricerca della bellezza che aveva pervaso tutta la sua esistenza. E dei letterati che nel corso della loro vita hanno vissuto il mecenatismo: Dante e Ariosto, che lo ritenevano una necessaria protezione per poter esprimere il pensiero anche se ciò comportava la perdita della libertà intellettuale. Un’opportunità per cambiare vita per Tasso e l’innamoramento delle virtù artistiche per Vasari. Pendevo dalle sue labbra, non avevo mai pensato che la cultura e la passione per il bello fossero … ‘Telisir di lunga vita” e come tali meritevoli di tutela e salvaguardia per le generazioni future.

I curiosi viaggi nel futuro avevano permesso a Lorenzo di scoprire un’altra faccia del mecenatismo, quella più amara, lontana dal suo desiderio di favorire le arti e le scienze. Aveva scoperto che i moderni mecenati avevano solo intenti pubblicitari, commettevano meri abusi e facili speculazioni sulla bellezza artistica. Le regole del mercato si erano intrecciate con il mondo dell’arte e sempre più aziende, soprattutto i grandi brand del lusso, rivolgevano la propria attenzione verso la tutela e la conservazione del patrimonio storico-artistico considera solo un investimento finanzia rio con un ritorno d’immagine redditizio” svuotato da vere motivazioni culturali.

“Avete inteso, mio giovane amico: è necessario un rinnovamento generale dell’economia facendo ripartire la crescita culturale come ai tempi dei Medici dipende da voi, giovani del vostro tempo, non siate al traino di altri paesi che nulla sanno della nostra tradizione Italia. Il nostro tempo è limitato, come lo è stato il mio: abbiate idee intuitive e pungenti come spilli che vi facciano balzare in piedi e fate qualcosa per voi stessi. Cambiate il vostro punto di vista: rendete la vostra stessa vita un’opera d’arte da tutelare e valorizzare. Questa è la nuova sfida! Siate affamati . Siate folli!”

Questa frase l’ho già sentita: vuoi vedere che è riuscito a parlare anche con Steve Jobs?. Ebbi solo il coraggio di rispondere “certo” ma ero del tutto inebetito di fronte a cotanta forza ed energia. Cosa avrei fatto al mio ritorno? Come mettere a frutto quella meravigliosa lezione di vita? Non lo sapevo ancora ma sapevo che qualcosa in me era cambiato. Era cambiato il punto di vista: il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.

Quasi quasi ci stavo prendendo gusto a starmene lì alla corte di Lorenzo, fra donzelle botticelliane eteree come moderne veline e

prosperose madonne fiorentine che non disdegnavano di mostrare le loro grazie a me, al ragazzo del futuro. Che bella scoperta il rinascimento… la pace dei miei sensi!

Ma era or a di andare, la macchina volante stava spiegando le ali per riprendere il volo, un ultimo sguardo alla rotta giusta e si riparte. Ancor a una volta il mio corpo si smaterializzò fino a diventare dapprima fluido e poi gassoso e leggero come nebbia.

Mi risvegliai, ricompattato, a terra vicino ai binari di Via Toledo da dove tutto era cominciato. Ero circondato da persone che cercavano di rianimarmi, compresi i miei amici che nel frattempo mi avevano ritrovato. Sicuramente avrà avuto un calo di pressione, con questo caldo, dicevano tutti. Meglio farlo respirare senza accalcarsi. Già, è meglio!

Arrivato a casa, mi precipitai in camera mia ed accesi subito il computer. Inserii la scheda di memoria della macchina fotografica, vidi scorrere le foto che avevo scattato e finalmente arrivai alle immagini di Via Toledo. Ma, con grande sconcerto, vidi solo una serie di scatti insignificanti: non trovai nessuna traccia di Lorenzo. Era l’unica prova del mio incontro con lui! No, non può essere stato solo un sogno. lo l’ho visto, ho parlato con lui.

Poi improvvisamente intravidi nell’angolo di una foto un prezioso dettaglio. Avevo fotografato un piccolo laboratorio artigianale, di quelli che fabbricano statuine per il presepe: fra quelle c’era lui, Lorenzo dè Medici, il Magnifico. Non era solo un fermo-immagine in terracotta: era la sintesi del mio viaggio nel passato.

Sorrisi e pensai che chiunque riesca a mantenere viva la capacità di vedere la bellezza nelle piccole cose non sarà mai infelice

 

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