Premio Leone 2017: “Un calcio al bullismo: la storia di Giacomo” di Giada Iannone

Terza classificata per la sezione Prosa – scuole medie inferiori.

Corato: Premio Leone 2017.
Premio Leone 2017.

LO STRADONE pubblica gli elaborati degli studenti vincitori del Concorso letterario indetto dall’Associazione Culturale “Cataldo Leone” che assegna borse di studio a sostegno degli studenti più meritevoli. Nel 2017 l’VIII Edizione del Concorso è stata dedicata a Antonietta Bruno e Orazio Caputo.

“Un calcio al bullismo: la storia di Giacomo” di Giada Iannone

Scuola Media “M. R. Imbriani” di Corato  – 3° Premio Leone 2017 sez. Prosa – scuole medie inferiori

È una domenica mattina di inizio primavera. Gli alberi del parco sono in fiore, tanti colori si mischiano alle risate e alle voci dei bambini del quartiere che stanno giocando. Chi sugli scivoli,chi gioca a pallone, chi rincorre farfalle. I cani scorrazzano sul prato, mentre i loro padroni seduti alle panchine leggono il quotidiano.

Anche Giacomo è finalmente di buonumore. Non lo vedevo ridere e giocare a calcio così da mesi. Lo guardo mentre mi dondolo sull’altalena. È tornato tutto normale dopo quel bruttissimo episodio che aveva cambiato il mio migliore amico, quasi fino a perderlo.Giacomo ha la mia età, frequentiamo entrambi la prima classe della scuola media. Ci conosciamo da anni, andavamo all’asilo insieme, poi nella stessa classe delle elementari, abitiamo nello stesso quartiere, abbiamo gli stessi amici e tante, tante avventure estive collezionate.Corse in campagna, caccia agli insetti più rari tra i muretti a secco delle ville abbandonate, corse in bicicletta. Sono solo alcuni dei ricordi che più mi fanno ridere.

Il gol di Giacomo mi distoglie dai miei pensieri. Continuo a dondolarmi sull’altalena lasciando che la brezza primaverile mi accarezzi il viso. La voce squillante di Giacomo mette tutti di buonumore. Era cambiato negli ultimi tempi. D’altronde certe avventure trasformano le persone, le spengono e le impauriscono per tanto tempo. Finalmente Giacomo era uscito da quel tunnel. Era un pomeriggio piovoso di inverno, di quelli malinconici che ti spingono a guardare la tv o giocare al computer. Giacomo collezionava i migliori videogame di calcio del momento. Durante i pomeriggi freddi e piovosi, dopo i compiti, ci riunivamo spesso a casa sua per organizzare tornei online. Quella volta, però, Giacomo era rimasto solo a casa.

Accese il computer e completò da solo la formazione della squadra del torneo online settimanale. Fu in quel momento che la chat del gioco si aprì. “Ciao Giacomo”- scrisse il nickname Calciatore07.

“Ciao” – rispose Giacomo.

“Ti seguo da una settimana sulle partite online, riesci a vincerle tutte e sei un portento nelle formazioni delle squadre! Io spesso organizzo tornei tra professionisti del gruppo. Dovremmo unirci e partecipare insieme”.

“Wow, sono contento che tu mi abbia seguito. Sono d’accordo, di solito non ci metto nulla a batterei miei amici. Vorrei sfidare qualcuno di più forte, confrontarmi con nuove strategie.”

“Bene, non preoccuparti, so che hai 11 anni, sai giocare anche molto bene e sei anche molto intelligente. Io frequento le superiori, diventeremo buoni amici”.

In realtà, il ragazzo delle superiori a cui Giacomo dopo quella conversazione si affezionò, era uno i quei bulletti che veniva spesso al campo con i suoi amici, a minacciarci e dicendoci che se non l’avessimo lasciato il campo libero al loro arrivo, ci avrebbero fatto fuori. Giacomo non sapeva che dietro quel nickname si nascondeva un tipo poco raccomandabile. Con il passare dei giorni ha continuato a chattare con il tizio, non usciva più di casa, più nessuna partita a calcio.

Era il primo della classe, ma nell’ultimo periodo aveva collezionato una sfilza di insufficienze e impreparazioni. Anche a casa era cambiato, non era il solito bambino dalla risata squillante e dalla battuta sempre pronta. Rimaneva chiuso in camera tutto il giorno, immerso totalmente nel suo mondo virtuale fatto di squadre di calcio, formazioni e tornei. Sicuramente ci giocava anche di notte, perché la mattina a scuola era sempre addormentato, stanco e arrabbiato.

All’inizio mi limitavo a guardare la situazione dall’esterno, ne soffrivo, ma confidavo nella suaintelligenza e speravo che prima o poi si sarebbe reso conto che si stava cacciando in un bruttoguaio.

“Giacomo, secondo me dovresti tagliare con questo gioco e con questi tornei. Stai cambiando e nonti fa bene. Quei ragazzi che hai conosciuto, non sono quelli che pensi, dammi retta”. Gli dicevo più volte.

“Sei solo invidioso che sto spopolando sul sito assieme ai più grandi. Tu non capisci quanto per mesia importante avere la fiducia dei ragazzi più grandi nel calcio. Mi chiameranno a giocare con loro, a scommettere sulle partite. Con le mie formazioni vinciamo tutte le partite e guadagniamo tantissimi soldi online. Sarò un giocatore fortissimo da grande, non mi importa della scuola enemmeno di te, che non ti fidi. Io voglio crescere e per farlo devo stare con i grandi!”. Mi rispose così l’ultima volta, Giacomo. No, che dico, non era Giacomo, era una persona che non conoscevo,non era il mio migliore amico, ma una persona fuori di testa che viveva solo stando davanti ad un computer.

Ferito e deluso, decisi che dovevo farmi da parte, lasciarlo libero. Speravo e pregavo, che prima o poi ritornasse in sé. Spesso passavo dal campo, lui era lì con i suoi nuovi amici. Tra sigarette e parolacce, aveva trovato il suo nuovo posto, la sua nuova felicità. Lo guardavamo spesso dalla rete del campetto mentre i bulli ci deridevano e con degli scappellotti inducevano anche Giacomo a farlo. Lui ci guardava, poi però urlava parolacce e insulti. Si stavano prendendo gioco del mio migliore amico, lo sfruttavano per la sua intelligenza che faceva loro guadagnare tantissimi soldi nelle scommesse.

Sentivo che non era felice, lo percepivo dai suoi occhi, tristi. Forse gli mancava il divertimento sano, le risate per i capitomboli di Andrea che puntualmente inciampava mentre correva a segnare. Però, Giacomo riusciva a nasconderlo bene. Restava con loro, fingeva e loro ne stavano solo approfittando. Poi un giorno, assistetti ad una scena di un film dell’horror, che non dimenticherò mai. Stavo tornando a casa dopo la scuola, decisi di passare dal campo e fermarmi lì a pensare un po’. Giacomo quella mattina non era venuto a scuola, pensavo che sarei passato a trovarlo a casa. Non ci fu tempo per terminare il pensiero, sentii delle urla, poi un tonfo. Giacomo era a terra, nel campo, i suoi occhiali frantumati. Gridava in una pozza di sangue, tra le risate dei suoi aggressori, i suoi amici, bulli, mostri!

Premio Leone 2017: un calcio al bullismo
Premio Leone 2017: un calcio al bullismo

Lanciai un urlo, corsi subito nel campo, presi un ramo di legno che trovai in un cespuglio lì vicino. Sapevo che avrei fatto ben poco, ma tra rabbia e lacrime mi dimenai verso i tre giganti. Scapparono via.

Rimasi solo con Giacomo, massacrato di botte. Aveva ferite ovunque, era svenuto. Avevo l’affanno, mi faceva paura quella situazione. Dovevo chiamare un’ambulanza, ma non avevo un cellulare. Il campo era fuori il quartiere e non potevo lasciare Giacomo da solo. All’improvviso, un miracolo. Il cuore mi batteva all’impazzata, Giacomo era ancora lì fermo.

“Alessandro! Alessandro vieni, aiutami!”.

Il mio fratello maggiore passava di lì con la sua auto, appena mi vide, si precipitò ad aiutarmi. Senza dire una parola prese il cellulare e chiamò l’ambulanza che arrivò 5 minuti dopo. Riuscirono a prendere Giacomo da terra, con tanta difficoltà, poi lo portarono in ospedale. Alessandro andò con loro, io corsi subito a casa ad avvisare la famiglia del mio amico. Non riesco a raccontare quel brutto momento, avevo tanta paura, ero spaventato, piangevo, ebbisolo il tempo di dire a sua madre che Giacomo era in ospedale. Nell’arco di quindici minutieravamo tutti lì.

Alessandro ci disse che era nel reparto di rianimazione. Aveva ferite e tagli ovunque, un braccio fratturato, ma non era grave.Io mi sentivo colpevole di non averlo aiutato abbastanza. Scoppiai a piangere, mentre mia madre e mio fratello mi stavano vicini. Non volevo perdere il mio migliore amico. Dopo quasi due ore di attesa interminabile, ci fecero entrare nella stanza. Giacomo era sveglio, aveva fasce ovunque. Appena mi vide, delle lacrime iniziarono a scendere sul suo viso. Corsi ad abbracciarlo.

“Grazie, sei il mio angelo custode” – mi sussurrò – avevi ragione, non ti ho ascoltato perché pensavo che fu provassi solo invidia. Sono dei mostri. Mi sono reso conto che stavo sbagliando. Volevo tornare a giocare con voi, a studiare e stare con la mia famiglia. Loro mi costringevano solo a giocare e studiare le formazioni del gioco. Più volte ho detto che non volevo più far parte dei loro sporchi giochi. Minacciavano tutti, a scuola più volte hanno picchiato i piccoli delle superiori per avere soldi e pagare le scommesse. Ero arrivato alla disperazione. L’altro giorno hanno scommesso una cifra alta di soldi, contavano sulla mia intelligenza per vincere. Ma io ho sbagliato e abbiamo perso. Loro non sapevano dove prendere tutti quei soldi, così mi hanno picchiato. Non ho saputo difendermi, ricordo solo pugni e schiaffi e ora eccomi qua.”

Giacomo raccontava l’accaduto ha le lacrime. Io stringevo i pugni, volevo vendicarmi da solo. Mio fratello mi si avvicinò, accorgendosi della rabbia che avevo dentro. “Ometto, so che vuoi aiutare Giacomo, ma con la violenza non si risolve nulla. Ti sei comportato benissimo fino ad ora e il tuo amico ti sarà riconoscente avita. Ma anche quei ragazzi hanno bisogno di aiuto ad uscire da questa brutta situazione. Si chiama gioco d’azzardo ed è un tunnel in cui se entri, non ne esci più. Possiamo ancora aiutarli. Se hai visto chi sono andiamo dalla polizia e rispondi alle loro domande. Io sono con te!”. In quel momento, mio fratello era più angelo custode di quanto non lo fossi stato io per Giacomo. Ascoltai il suo consiglio, quel pomeriggio stesso andammo dalla polizia.

Raccontai tutto, tutto quello che era successo in quei mesi. Descrissi anche i ragazzi. Qualche giorno dopo, in tv, vidi un servizio del telegiornale in cui si parlava dei ragazzi responsabili di bullismo nei confronti di Giacomo. Erano stati arrestati, aiutati dagli psicologi e ora si trovavano in un riformatorio che li avrebbe aiutati a staccarsi dal gioco d’azzardo. Inoltre, erano stati anche arrestati i responsabili del sito e dei tornei online che approfittavano dell’ingenuità dei ragazzi per vincere soldi. Sospirai, Giacomo era a casa mia, stavamo facendo merenda con il nostro amato pane e nutella. Mi sorrise.

Il giorno dopo a scuola siamo stati premiati con un bel 10 e lode su una ricerca sul nostro sport preferito. “Un calcio è bello solo con un pallone vero e con degli amici veri”, l’abbiamo intitolata così. Ho imparato tanto da questa esperienza, Giacomo pian piano è guarito, promise che non voleva più vedere un computer fino alla tesina di terza media. Così lo vendette e donò il ricavato al riformatorio che si impegnava ad aiutare i ragazzi come Luca, Simone e Daniele che lo avevano trascinato in questa brutta avventura.

Li aveva perdonati, in fondo. È tornata la primavera, dopo un inverno indimenticabile. È tornata la primavera anche per Giacomo che ora gioca a calcio con i nostri amici.

“Pietro! Vuoi svegliarti? Tocca a te entrare!”.

Sento all’improvviso una voce dal campo. È la sua.

“Arrivo! Ma qual è la squadra avversaria?”.

“Nessuna, nessuna formazione, giochiamo a calcio tutti come un’unica squadra di migliori amici!”.

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