Premio Leone 2017: “Cuori di latta” di Albachiara Varesano

Seconda classificata per la sezione Prosa – scuole medie inferiori.

Corato: Premio Leone 2017
Premio Leone 2017.

LO STRADONE pubblica gli elaborati degli studenti vincitori del Concorso letterario indetto dall’Associazione Culturale “Cataldo Leone” che assegna borse di studio a sostegno degli studenti più meritevoli. Nel 2017 l’VIII Edizione del Concorso è stata dedicata a Antonietta Bruno e Orazio Caputo.

“Cuori di latta” di Albachiara Varesano

Scuola Media “Giovanni XXIII” di Corato  – 2° Premio Leone 2017 sez. Prosa – scuole medie inferiori

Pianeta ARRET – Anno III della generazione degli “Umanoidi dal cuore di latta”.

Il pianeta Arret non somigliava nemmeno lontanamente al pianeta Terra. Era un piccolo pianeta sperduto in una piccola e sperduta galassia in qualche parte dell’Universo, completamente avvolto da una sinistra coltre di nebbia. In realtà, era un laboratorio dove tutto era programmato, gestito e controllato da computer secondo un ciclo di dati e funzioni che non ammetteva errori, sprechi, perdite di tempo. Tutto funzionava alla perfezione perché, secondo i tutor programmatori, era frutto di un’intelligenza superiore infallibile.

Gli “Umanoidi dal cuore di latta”, abitanti del pianeta Arret, erano i discendenti del genere umano che secoli prima avevano abbandonato il Pianeta Terra perché completamente desertificato. L’inquinamento, l’effetto serra, le piogge acide, l’esaurimento delle risorse naturali avevano trasformato il “pianeta blu” in un ammasso di scorie radioattive, rifiuti non degradabili, polvere e rovine …

Non si può certo dire che quello fosse un luogo ameno e ospitale: l’aria era gelida e densa di zolfo, il vento soffiava di continuo e, come una voce inquietante, sembrava sussurrare parole misteriose. All’orizzonte si scorgevano dei rilievi, sinistri e irregolari come denti aguzzi di drago, illuminati da improvvisi lampi lucenti e fiammeggianti come lingue di fuoco. I pochi alberi sopravvissuti ad una gestione ecologica poco oculata (si chiama così il disboscamento selvaggio) erano altissimi, spogli e con tanti rami che si allungavano come braccia verso il cielo quasi a voler chiedere una grazia divina.

Ai loro piedi scorrevano rigagnoli che ribollivano e “fumavano”, dall’origine ignota e dall’aspetto alquanto “sospetto”. In quanto alle esalazioni che da lì provenivano ….lascio ogni commento alla vostra immaginazione. Un silenzio di morte rimbombava ovunque dove, un tempo, aveva regnato il rumore subdolo del potere. Era quella la vera calamità ecologica di cui nessuno parlava!

Gli umani, abitanti della Terra, non erano esattamente “esseri cattivi” o distruttivi. C’erano stati periodi in cui gli uomini avevano vissuto in armonia con la Terra che li sosteneva e nutriva come una madre generosa. Alcuni si erano dedicati ai più bisognosi e agli ultimi della società, altri avevano sacrificato la propria vita nello studio,nella ricerca di cure delle malattie causate proprio dall’inquinamento, altri ancora avevano reso grande la loro specie grazie alla creatività, all’impegno e alla genialità.

Ma la primavera e i paesaggi avevano un grave difetto: erano gratuiti e l’amore per la natura non riempiva le banche dei capitalisti. La maggior parte degli umani era talmente egoista che pensava solo al denaro e alla carriera, fino a che venne a mancare la fonte di calore principale della vita: l’amore e il rispetto reciproco. Si sperperava denaro acquistando molto spesso cose inutili, accumulando roba che poi puntualmente si buttava senza curarsi delle materie prime che si esaurivano e dell’impatto ambientale. Erano ubriachi di petrolio!

Avevano così iniziato la “colonizzazione dello spazio” alla ricerca di altri pianeti con caratteristiche simili alla Terra, da sfruttare e piegare alla logica del guadagno senza scrupoli. Erano così atterrati su Arret, un piccolo pianeta polveroso ma ricco di minerali nobili come il Coltan, una sabbia nera indispensabile per i componenti tecnologici degli apparecchi HI-TECH.

Tutto su Arret era configurato e schematizzato. Sin da piccoli i bambini erano programmati per realizzare i loro sogni (non dei bambini, chiaro! dei tutor programmatori, ovviamente!!). Bastava scaricare un’applicazione giusta, scannerizzare l’immagine voluta e… detto fatto! Ecco bambini perfetti, futuri ingegneri, fisici, matematici, farmacisti, senza perdere anni e anni sui libri, imparare grammatica e tabelline. Fatto un prototipo ben riuscito, gli altri si ottenevano con un veloce copia-incolla! Tutto era semplice, bastava un click.

Con altre applicazioni si installavano programmi per cuochi (che preparavano foods sazianti a base di oli lubrificanti sintetici per ridurre il rischio di ossidazione), parrucchieri (che realizzavano acconciature a prova di gravità), meccanici (che sistemavano astronavi e navicelle), medici-elettricisti (che riparavano e sostituivano i cuori non funzionanti), dogsitter (anche se i dogs erano programmati per non lasciare ricordini all’angolo delle strade!). Anche per i giochi c’erano programmi: basta un click, un chip, un’app …! Semplice, no! Non c’era bisogno neanche di parlare o di uscire: bastava un dito e si era in una chat, in un social network, con bloggers esperti di tutto, migliaia di followers e ammiccanti”mi piace”!.Non c’erano però programmi, che prevedevano la conoscenza della storia (che serve? Il passato è passato!!), l’italiano (blee! È una lingua morta!!), l’arte (spreco di colori! Meglio il grigio latta per tutto!).

Non c’erano nemmeno le scuole: perché perdere tempo per insegnare a scrivere, a leggere, a fare di conto, educare, istruire i ragazzi? Non c’era tempo, bisognava essere attivi, ottimizzare le risorse, potenziare gli input, ottenere il massimo!!

Un giorno, durante gli scavi sul pianeta Terra alla ricerca delle “api fossili”, estinte a causa dei pesticidi, fra le rovine di un edificio con tante aule (forse era una scuola: che spreconi gli umani!) fu ritrovato uno strano assemblaggio di fogli ingialliti (ehm… un quaderno!) dove qualcuno, con segni simili a “ghirigori”, aveva scritto qualcosa di indecifrabile.

Tale importante scoperta fu esaminata e scrutata dai migliori studiosi di Arret che, con formule matematiche,teoremi e algoritmi alla mano, cercarono di scoprire l’arcano! Loro… che erano abituati a scambiarsi opinioni solo via mail, msg, video conference, ora parlavano di persona!!! “Trattasi di uno scambio di dati verbali tra un piccolo umano e il suo tutor”. Fu la sorprendente conclusione. Semplicemente un tenero dialogo tra un ragazzino e il suo insegnante:

Insegnami del fiore e del frutto

"Col tempo, ti insegnerò tutto!".

Insegnami fino al profondo dei mari

"Ti insegno fin dove tu impari!".

Insegnami il cielo, più su che si può

"Ti insegno fin dove io so!".

E dove non sai?

"Da lì andremo insieme

Dall'albero al seme.

Insegno ed imparo,

perché io insegno se imparo con te!".

 

Improvvisamente tutti i circuiti del tutor astronauta e degli scienziati riuniti in conclave andarono in tilt; fusibili, relè e microchips andarono in corto circuito: era il default totale! I comandi non rispondevano, si erano impallati! Cosa stava succedendo? Si erano commossi, il loro cuore batteva per l’emozione. Oh, che bella sensazione!! Non sapevano cosa fosse “quella cosa lì” che batteva forte, ma erano felici. Felici di stare insieme e guardarsi negli occhi.

La semplicità di quelle parole rappresentava la risposta ad una incognita che non riuscivano proprio a risolvere:perché gli umani avevano dimenticato la bellezza della condivisione, dell’amicizia dell’amore per i loro simili e per il loro pianeta? Perché si erano rinchiusi nel loro egoismo, dimenticando che la vita è uno scambio di dare e avere? Perché avevano permesso che sul loro “pianeta blu” scendesse la Morte?

Gli umani avevano smesso di ascoltare il loro cuore, dimenticando di saper comunicare, di essere in grado di amare e di essere amali, di essere generosi. Soprattutto avevano dimenticato che quando si toglie qualcosa alla Terra, si deve anche restituire qualcosa in cambio. E quello che si deve rendere alla Terra è semplice e allo stesso tempo difficile e impegnativo: è il rispetto!

Così, continuarono le ricerche e gli scavi sul pianeta Terra, per scoprire di più dei loro antenati cosmonauti.Trovarono qua e là le tracce di una gloriosa civiltà che aveva coltivato l’amore per l’arte, per la musica, per la cultura. La genialità, l’estro, la fantasia del genere umano non potevano finire così! Avevano imparato una lezione importante: era inutile conquistare lo spazio se poi si negava alle generazioni future la possibilità e il diritto di vivere su un pianeta migliore dove sentirsi patrioti per la difesa della Natura e non mercenari contro la Natura!

“La bellezza salverà il mondo” ….e da questo ripartirono per far rivivere il pianeta Terra.

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