Premio Leone 2017: “Una città di architetti” di Vincenzo Tempesta

Primo classificato per la sezione Ambiente – scuole medie inferiori.

Premio Leone 2017.
Premio Leone 2017.

LO STRADONE pubblica gli elaborati degli studenti vincitori del Concorso letterario indetto dall’Associazione Culturale “Cataldo Leone” che assegna borse di studio a sostegno degli studenti più meritevoli. Nel 2017 l’VIII Edizione del Concorso è stata dedicata a Antonietta Bruno e Orazio Caputo.

“Una città di architetti” di Vincenzo Tempesta

Scuola media “M. R. Imbriani” di Corato  – 1° Premio Leone 2017 sez. Ambiente – scuole medie inferiori

“We have to touch the earth lightly” (Dobbiamo toccare la terra lievemente). Sembra lo slogan di un attivista ambientale ed è invece il pensiero di un architetto australiano: Glenn Marcutt.

Che stupore ho provato quando ho visto le case da lui costruite! Esse hanno dei veri e propri piedini alla base per poggiare sul terreno dolcemente. La ‘levità’ di queste costruzioni è metafora, secondo me, di cura, attenzione verso il pianeta Terra. Io credo che il rapporto tra uomo e natura debbaessere delicato, lieve come le orme incise da un bambino sulla sabbia.

Pensare un nuovo modo di produrre, di costruire, di organizzare il tempo e lo spazio sono oggi una vera emergenza. Negli ultimi tempi sta nascendo una nuova sensibilità verso il tema ambientale: governanti e privati cittadini hanno preso maggiore consapevolezza delle aggressioni che si sono fatte e si continuano a fare all’ambiente. Si sta provando a rimediare, in particolar modo, passando il testimone alle amministrazioni locali, che spesso, però, si sono dimostrate disinteressate al problema del degrado dell’ambiente o inquinamento.

Grande passione e tanto fermento, invece, c’è proprio tra gli interessi deboli, i cittadini, che, attraverso le associazioni di volontari, fanno azioni di sensibilizzazione sul tema. Per me, “vivere in un ambiente pulito” significa per prima cosa che della mia città, Corato, vengano rispettati gli ambienti d’uso comune. Dovremmo sentirci offesi ogni volta che qualcuno butta a terra cartacce, buste, avanzi di cibo; indignati quando vediamo sporcare panchine, muri, pali, monumenti con scritte e graffiti. Tutti noi, giovani e vecchi, dovremmo cambiare mentalità. Bisognerebbe trasformarsi tutti in bravi ‘retaker’, disposti a ripulire ciò che viene imbrattato da pseudo-artisti. Imboccare la strada della civiltà significa insegnare ai bambini,fin da piccoli, ad amare e rispettare la natura. Solo così si può promuovere una cultura dell’impegno ostinato nel preservare, proteggere e valorizzare ciò che altri deturpano.

Credo che se ci si abituasse a vedere spazi ‘belli’, forse poi ci si sentirebbe più in colpa nello sporcarli. Se, ad esempio, a Corato avessimo più parchi e giardini pubblici, dove poterci incontrare, leggere, correre e giocare insicurezza, per godere di “cieli immensi” e di “aria profumata”; se fossimo coinvolti in progetti di urbanistica partecipata, probabilmente sentiremmo più nostra la città dove viviamo. Dobbiamo sentirci parti attive e interessate al bene della comunità nella quale viviamo, utilizzando le nostre idee, le nostre capacità, i nostri desideri per farla crescere e migliorare.

Perché una città può definirsi bella solo se risponde alle esigenze dei suoi abitanti. Per questo le amministrazioni locali dovrebbero sempre confrontarsi sulle tematiche urbanistiche con i cittadini,dando loro I ‘opportunità di avanzare le proprie proposte e considerandoli come i primi e soli beneficiari delle decisioni da prendere. Attraverso questo tipo di pratiche si può cambiare la propria città. Tanti gli esperimenti (ben riusciti!) fatti in questa direzione.

L’idea di sviluppo sostenibile, cioè compatibile con le risorse del pianeta, passa attraverso queste forme democratiche, con cui noi possiamo sentirci costruttori del nostro spazio ed avvicinarci o “riappacificarci” con la natura.

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