Più integrazione equivale a più sicurezza

È quanto sottolinea Stefano Allievi, docente Universitario di sociologia presso l’Università di Padova, ospite presso il Liceo “A. Oriani” venerdì 23 novembre

Più integrazione equivale a più sicurezza
Più integrazione equivale a più sicurezza

Spesso, davanti al tema dell’immigrazione, mettiamo la testa sotto la sabbia. Così gli Italiani affrontano quella che potrebbe essere, invece, una risorsa.

Ma, d’altronde, ‘’fa notizia l’albero che cade e non la foresta che cresce’’, sottolinea Stefano Allievi, docente Universitario di sociologia presso l’Università di Padova, ospite presso il Liceo “A. Oriani” venerdì 23 novembre, in 5 COSE CHE TUTTI DOVREMMO SAPERE SULL’IMMIGRAZIONE  (E UNA DA FARE) [ed.Laterza], breve saggio che parla di una realtà multiculturale ove la pluralità di lingue e tradizioni convive in un’unica città o quartiere che noi stessi e la nostra famiglia, il nostro vicino e il figlio di una coppia di stranieri giunta da poco, ci apprestiamo a chiamare casa allo stesso modo, solo con diverso accento perché è giusto che le proprie radici, ma come base per gettarvi su le fondamenta di una diversità ben accetta che sfoci nel confronto.

Vivere è sempre ‘’vivere insieme’’, il che è necessario, ma noi impariamo soltanto ‘’come si deve vivere insieme’’, determiniamo delle regole, delle norme, delle massime, dei precetti, cioè una giurisprudenza etica, giuridica, politica.

Ma come, come vivere insieme senza rinchiudersi nell’insieme dell’esclusività?

Così il filosofo Jacques Deridda affronta un ‘’problema sociale’’ che -è ‘’problema’’ soltanto perché qualunque fatto sociale produce problemi che possono mutare in brillanti soluzioni persino in termini di sviluppo economico del paese- aggiunge Allievi.

L’incontro, fortemente voluto dalla dirigente, prof.ssa Angela Adduci, da sempre sensibile al tema dell’integrazione come risorsa e motivo di crescita culturale e personale, si è tenuto nell’Agorà Felice Tarantini del Liceo Classico grazie al Presidio del libro di Corato, di cui è referente Serena Petrone, e con la collaborazione di Angela Paganelli.

Allievi, milanese cosmopolita fin dai tempi dell’Università, attraverso la sua esperienza di cittadino del mondo ha spiegato con esempi veri e concreti come una regolarizzazione dei flussi migratorii consentirebbe uno sviluppo notevole del Paese favorendo il mercato del lavoro e combattendo la criminalità. Più integrazione e, quindi, diffusione del sapere equivale a più sicurezza.

Questione importante, quest’ultima, accolta con entusiasmo dagli studenti che hanno avuto modo di porre le loro perplessità al sociologo dalle cui risposte sono emersi interessanti spunti di riflessione.

La miglior soluzione per aiutare concretamente coloro che viaggiano, spesso impiegando mesi se non addirittura anni prima di giungere in Italia, è permetter loro di inserirsi nella nostra società a tutti gli effetti, afferma Allievi, definendo l’integrazione un investimento per il nostro futuro.

Se dunque è vero che c’è un malessere, conviene cercarne le cause, se davvero lo si vuole curare. Cosa che, invece, alcuni non vogliono fare: quelli che, dal conflitto, hanno qualcosa da guadagnare, e per questo lo tengono vivo.

Il sociologo ha evidenziato, nel suo intervento, una preoccupante disinformazione: due Italiani su tre pensano, ad esempio, che per il 40 per cento gli immigrati siano disoccupati, confondendo i dati con quelli relativi ai richiedenti asilo presenti nelle strutture di accoglienza, mentre il tasso di disoccupazione tra gli immigrati è al 10 per cento, più o meno come quello degli Italiani. Peraltro, il Nord Italia presenta maggior concentrazione di immigrati mentre la disoccupazione è più elevata nel Sud. Quanto detto può bastare per sfatare i luoghi comuni?

Ci si muove per necessità o per desiderio, perché si hanno degli obiettivi o per sfuggire alla disperazione, sostiene infine Stefano Allievi, rievocando il concetto di ‘’Homo faber fortunae suae’’ in quanto se 70 anni fa ci si spostava senza problemi, oggi è assai importante sentirsi cittadini globali e, in particolare, d’Europa. La bellezza della UE, conclude il sociologo per lasciarci un messaggio fondamentale, è che riconosca i titoli di studio, atto di civiltà spesso desueto. Ciò, dunque, apre finestre sull’umanità, bene prezioso che noi tutti dovremmo avere a cuore.

Renata  La Serra

 

 

 

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