Piste ciclabili: così è (se vi piace)

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Per alcuni si tratta di “piste pedonabili”, per altri di “piste parcheggiabili”, altri ancora le definiscono “sviste ciclabili” e infine c’è chi le usa per effettuare pericolosi sorpassi: questi gli utilizzi, e le concezioni, che la maggior parte dei coratini fa, e si è fatto, delle piste ciclabili blu spento, quasi impercettibile, dislocate lungo il corso e l’extramurale cittadino.

La loro realizzazione risale all’estate scorsa, e rientra nel piano annuale dei lavori pubblici per il 2009 approvato dal Consiglio comunale dell’Aprile dello stesso anno. Opera rientrante nell’elenco degli “importanti lavori” finanziati con quasi 45 milioni di Euro. 

A distanza di un anno ci troviamo ancora di fronte ad un progetto sperimentale, progetto elaborato dai Settori Lavori Pubblici e Polizia Municipale, che secondo quanto riportato nel B.I.C. anno VI num. 1, pubblicato nell’Agosto 2010, è nato «per soddisfare un’esigenza avvertita dai cittadini e per riqualificare ed ammodernare l’arredo urbano cittadino, oltre che per mantenere il traffico veicolare entro tollerabili livelli di inquinamento».

È curioso notare come neppure una di queste “esigenze” sia stata soddisfatta. Procediamo con ordine.

I coratini, popolo non propriamente “biciclettaro”, più che un’esigenza avvertiva il desiderio di vedere realizzate delle comode e sicure piste ciclabili che, oltre a soddisfare chi la bicicletta la utilizza con frequenza, ne incentivasse l’impiego e ne diffondesse la cultura anche fra gli automobilisti, questi ultimi spesso incapaci di salvaguardare l’incolumità di avventurosi ciclisti al centro strada. Obiettivo non raggiunto. Il numero dei ciclisti non è cresciuto, così come non sono migliorati i comportamenti degli automobilisti.

Arredo urbano cittadino ammodernato e riqualificato. Difficile individuare le tracce di un siffatto cambiamento. Le piste ciclabili, nel corso del loro primo anno di vita più volte riverniciate, sono apparse sin da subito tutt’altro che moderne e adornanti. Cosa ci sia di bello in manti stradali tinti di un blu facilmente impallidente (forse anche loro rimangono stranite di fronte all’utilizzo che se fa?) e difficilmente individuabili ancora tutti ce lo stiamo chiedendo.

Traffico veicolare e livello dell’inquinamento contenuti. A tutti sembra evidente il persistere della cultura dell’auto a tutti i costi, anzi, prive del cordolo protettivo le “piste parcheggiabili e di sorpasso” si lasciano invadere da auto e mezzi pesanti in barba alla loro encomiabile funzione inibitoria dell’uso incondizionato dell’auto nonché liberatoria del sentimento ecologico cittadino.

Posti di parcheggio ridotti (la loro installazione ne ha tolti di mezzo circa 2000), esercenti “in rivolta” e cittadini scontenti: bilancio non proprio positivo, ma anch’esso sperimentale…fino a quando?

Sempre dal BIC anno VI num. 1: «Per la realizzazione delle piste, non è stata prevista l’esecuzione di interventi infrastrutturali pesanti ed invasivi sul territorio, quali cordoli, strutture in cemento armato, tappetini, ecc. Solo in una eventuale fase successiva sarà predisposto un progetto più organico, nell’ambito del Piano Generale Urbano del traffico».

Chissà se, quando i tempi saranno considerati maturi e il tanto acclamato Piano Generale del traffico sarà realizzato, l’amministrazione comunale si preoccuperà di confrontarsi con i cittadini per evitare che l’ennesimo progetto “calato dall’alto” generi altrettante critiche e mal di pancia. Per ora quel 68.9% che ha votato il nostro sondaggio dichiarando “Le trovo inadeguate. La loro progettazione richiede a monte uno studio attento di fattezza e localizzazione” dovranno accontentarsi di quel che c’è: no cordoli di protezione; no manto stradale meno scivoloso; sì all’unico senso di marcia (stiamo ancora cercando di individuare quella «minima parte a doppio senso» citata nel BIC 2009), no ad una loro diversa collocazione. Insomma cari coratini, «così è (se vi piace)».

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