“Questo piccolo-grande Mondo” di Francesco Minafra, vincitore 2016 sez. Ambiente scuole medie superiori

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LO STRADONE dà spazio a tutti i racconti degli studenti vincitori del Concorso letterario indetto dall’Associazione Culturale “Cataldo Leone” che assegna borse di studio a sostegno degli studenti più meritevoli. Nel 2016 la VII Edizione del Concorso è stata dedicata ad Attilio Mastromauro, fondatore della “Granoro”.

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“Questo piccolo-grande Mondo” di Francesco Minafra

studente del Liceo Classico “Oriani” di Corato – vincitore Premio Leone 2016 sez. Ambiente – scuole medie superiori

Borsa di studio Comitato Interassociativo “Corato Ambiente – Territorio – Salute”

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– Vedi tra te e la natura deve essere come se ci fosse una storia d’amore.

– Bene. Proprio una storia d’amore? Sei sicuro? No, perché la mia ultima estate di amore l’ho passata quasi interamente da ubriaco, mi aveva lasciato, non so se ti ricordi.

– Beh, ancora non te ne sei fatto una ragione?

– Sì… penso… più o meno…

– Male, cuore senza quiete. Immagina la natura come una nuvola che fa piovere sogni. Tu sei lì, nella tua vita, magari disperso su un sentiero qualsiasi, e quella nuvola piange sogni e tu vai avanti a bocca aperta e con la lingua da fuori , gustandoteli i tuoi sogni.

– Peccato che non piova più tanto spesso. O meglio: piove poco spesso, ma quando piove si verificano perlopiù frane, alluvioni, case distrutte e cose simili.

– Giusto, ottima osservazione: si vede che la natura questo periodo non se lo sta vivendo proprio al meglio, al massimo delle sue possibilità. Si vede che non sogna più come una volta.

– Quasi mi viene di pensare che sia più umana di quanto noi umani la riteniamo: si chiude nelle sue glaciazioni e gelano moltissimi dei suoi abitanti in superficie, o accoglie sconosciuti come meteoriti che non ha l’esperienza per allontanare in tempo e così si crea delle ferite che per lungo tempo cercherà di nascondere. Poi, ha bisogno di lasciarsi tutto alle spalle a volte, allora si riprende tutta l’acqua in profondità. Il sole la accarezza da lontano, proprio il sole che non si fa guardare mai, egli perfora le nuvole, piccoli dinieghi della terra alle sue offerte d’amore.

– Giusto, giusto. Un po’ troppo pittoresco, ma va bene. Anche la natura è religione: è religione l’odore di erba in mattinata, è religione il ruscello che danza erodendo le rocce, è religione la poesia del colore dei fiori, è religione il cibo di stagione, è religione il vento che accarezza, che insistente ti cerca l’anima e va via scontento. Ma è anche rabbia il vulcano, è rabbia il terremoto, è rabbia la desertificazione.

– Ma queste cose ci sono sempre state no? Glaciazioni, periodi di estremo caldo, periodi miti, evoluzione, cambiamento, eccetera, no? Perché adesso sta cambiando tutto cosi velocemente? Cambia in pochi anni ciò che prima avveniva in un arco di cento o più anni, perché?

– Bravo. Stiamo provocando al mondo tante ferite, tante lesioni, più o meno grandi, più o meno dannose, più o meno durature.

– Mi viene in mente quel detto degli indiani d’America: la terra non ti è stata donata dai tuoi antenati, ma dai tuoi figli e dai figli dei tuoi figli; vedi che a volte facebook serve anche a qualcosa!

– Non è un caso che le popolazioni più legate, unite visceralmente e dipendenti in tutto dalla terra vivano con questa etica ogni giorno e in ogni azione che fanno. Infatti, difficilmente vedrai un indigeno gettare a terra una bottiglia di plastica, o una chewingum, o una busta di patatine, o una bottiglia di vetro. Se la tua Terra è la tua Casa, nell’altra tua casa, o appartamento, non getti mica a terra plastica e lattine e vetro o altri rifiuti, nell’attesa secolare che si degradino col pavimento. Basta un niente per cadere in errore: non volersi alzare dalla macchina, ad esempio, per buttare la confezione delle caramelline, non voler fare due passi per buttare il veleno di Stato, le sigarette appena terminate, o fregarsene della differenziata e mischiare vetro con plastica e umido con tutto il resto dei rifiuti. D’altronde non ci basta la terra, stiamo inquinando anche lo spazio, con satelliti e pezzi di shuttle che vagano dopo i lanci nell’atmosfera.

– E cosa possiamo fare, nel piccolo dico, per migliorare? Se mi guardo intorno la situazione già è molto grave, ma se guardo chi decide per i rifiuti, la questione è molto più complessa.

– Partendo dal piccolo, dici? Allora, innanzitutto prendere di meno la macchina per tragitti brevi. Fumare meno e buttare le cicche nei luoghi appositi. Differenziare in casa per bene e con la coscienza che dieci minuti persi in più sono esponenzialmente tanti per il futuro dell’uomo. Iniziare a scegliere buste di carta o di tela e non quelle di plastica per la spesa. Diminuire gli sprechi di luce in casa. Avere la coscienza di chi siamo, e che la nostra determinazione possa vincere contro i potenti e arcigni industriali che manomettono la natura. E alla fine, se al Dio-Natura piacerà il nostro lavoro, ci premierà, gratificandoci, come ha sempre fatto. Non ci sono cartomanti o preghiere, né sacrifici di vergini o di animali, la responsabilità è un peso che tutti ci dobbiamo dividere, perché se sono in pochi a sostenerla, questi verranno schiacciati, e che sia Atlante o una Tartaruga a mantenere il mondo, non riuscirà a mantenerla ancora per molto.

Facciamolo per noi, facciamolo per il nostro piccolo-grande mondo.

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