Piccola Casa Aut: villino della mafia trasformato in ambulatorio

Questa mattina nel quartiere San Girolamo di Bari l'avvio della ristrutturazione con l'abbattimento del muro che circondava il villino

Fonte Casa Aut
Il villino sequestrato alla mafia nel quartiere San Girolamo di Bari. Fonte Casa Aut

Si chiamerà Piccola Casa Aut e sarà un ambulatorio solidale e un centro di servizi per le famiglie all’interno di un villino confiscato alla criminalità organizzata nel quartiere San Girolamo di Bari.

«Piccola Casa Aut –ha spiegato Antonio Cantoro, presidente del Consorzio– sorge in Lungomare IX maggio, una data che richiama alla mente il giorno in cui fu trovato il cadavere di Peppino Impastato ucciso da Cosa nostra perché attraverso Radio Aut si faceva beffa di Tano Badalamenti e del suo clan: oggi noi vogliamo ripartire da quella idea di impegno sociale per realizzare un luogo aperto al territorio che possa essere vissuto da tutta la città come casa propria, un luogo di incontro, di testimonianza, di impegno comune in favore della nostra comunità». Presenti tra gli altri alla manifestazione gli assessori del Comune di Bari, al Patrimonio Vito Lacoppola, e al Welfare Francesca Bottalico.

Il progetto, promosso dal Consorzio Beata Chiara e vincitore di un bando del Comune di Bari per la concessione di beni sottratti alle mafie locali, ha visto questa mattina l’avvio dei lavori di ristrutturazione con un gesto simbolico: l’abbattimento del muro che chiudeva la porta di ingresso all’immobile, da parte dei ragazzi di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie arrivati a Bari da tutta Italia per un campo tematico proprio sui beni confiscati.

«Il contrasto alla criminalità organizzata con le operazioni di polizia, le indagini giudiziarie e i processi –ha commentato Simona Filoni, sostituto procuratore antimafia– non basterebbe se non ci fosse la collaborazione delle vittime e lo sviluppo di una coscienza sociale: l’abbattimento di questo muro testimonia oggi che l’antimafia diventa sociale grazie alla partecipazione dei cittadini, delle cooperative, delle associazioni che ci danno la forza per contrastare le mafie».

«La lotta alle mafie –le ha fatto eco la dirigente della sezione Antimafia sociale della Regione Puglia, Annatonia Margiotta– non si ferma soltanto alla confisca, ma si compie con la riappropriazione del bene confiscato da parte della comunità». «Questo è il primo bene confiscato che viene assegnato da questa Amministrazione comunale –ha sottolineato l’assessore al Patrimonio del Comune di Bari, Vito Lacoppola– lungo un percorso cominciato molti anni fa. Nelle prossime settimane proseguiremo nell’impegno di rendere patrimonio della comunità cittadina i beni sottratti alla criminalità organizzata e con il sindaco Antonio Decaro faremo in modo che sia sventato il rischio che decine di immobili possano essere venduti, come era nei progetti del precedente governo, finendo così di nuovo nelle mani di coloro ai quali erano stati sottratti, magari attraverso prestanome».

«La mafia –ha rimarcato la PM della Dda di Bari– trova terreno fertile dove lo Stato non c’è: tutta la normativa a tutela delle vittime e sul riuso dei beni confiscati deve andare nella direzione del senso del “noi” attraverso la legalità che si afferma, una giustizia che a volte è lenta ma certamente colpisce il crimine, e cittadini e associazioni che fanno rete».

Di «speranza» ha parlato anche don Angelo Cassano a nome del presidio cittadino di Libera, sottolineando come sia «fondamentale l’aggettivo sociale accanto alla parola riuso, perché sociale significa “noi” e perché soltanto coordinandoci riusciamo a costruire una coscienza civile e coraggiosa che sappia prendere posizione: ogni silenzio è complice». «Con questa iniziativa –ha affermato Mario Dabbicco, presidente regionale di Libera– dimostriamo che è possibile riutilizzare i beni confiscati con progetti che mettano al centro la relazione con il territorio, con le parrocchie, le associazioni, la comunità».

Il progetto ha già messo in rete le collaborazioni delle cooperative Socialia e Magnolia, della associazione sportiva “Da mo vela”, del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato onlus, del Corpo consolare Puglia Basilicata e Molise, del Consolato onorario di Georgia in Puglia, e della Associazione Italo-georgiana Bari, InConTra, Aifa Associazione italiana famiglie Adhd, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, Associazione Parkinson Puglia, Aito Alleanza contro il tumore ovarico Bari

 

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Fondatore e presidente di Controradio 1980, radio libera di Urbino, giornalista dal 1988, redattore del "Messaggero" di Roma, caporedattore della "Gazzetta di Pesaro", collaboratore della "Gazzetta del Mezzogiorno", "Il Quotidiano di Puglia" e altre Testate nazionali. Direttore tecnico dello "Stradone" nel 1996, Direttore responsabile di "Salute e Prevenzione" organo dei Tecnici della prevenzione d'Italia. Ha pubblicato studi su Italo Svevo, e sulla cultura e gli autori degli anni Venti e Trenta per l'Università di Urbino, e studi di Storia per le riviste nazionali "Critica Sociale" e "Agorà". Relatore in vari convegni universitari. Consulente per l'informazione e la cultura per la Regione Marche 1991 e 1992. Consigliere comunale di Urbino 1990-94.

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