Per non dimenticare il valore della democrazia

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La commemorazione del 25 aprile 2012 si è consumata, anche quest’anno, scandita dal suono della “Tromba del Silenzio” e con il consueto raduno di politici e Associazioni d’Arma (in alta uniforme e muniti di labaro), presso il Municipio di Corato dove il sindaco Perrone ha deposto una corona di alloro sotto la lapide del Milite Ignoto.

Poi il corteo si è mosso verso piazza Vittorio Emanuele ed il rito si è ripetuto ai piedi del Monumento dei Caduti. Al termine del discorso del sindaco, si è levato da parte di alcuni presenti un canto partigiano (O bella ciao) ed è stata notata una bandiera nera con al centro lo slogan “Antifascisti Action”.

Alla luce delle ultime discussioni animose tra PD e PDL locali, ed in nome dell’unione tra partiti e condivisione di valori caldeggiata dal Presidente Napolitano, sarebbe stato opportuno farne a meno e celebrare questa ricorrenza non più come anniversario della resistenza partigiana e rivolta popolare contro le truppe nazifasciste, piuttosto come affermazione della libertà e della democrazia, conquistate 67 anni fa a duro prezzo da tanti italiani e delle quali tutti oggi beneficiamo.

Ridotto ad un decimo il gruppo coratino dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra che, presieduta da Vincenzo Piarulli, conta attualmente 60 iscritti, per lo più figli e vedove di chi è rientrato dal fronte privo della propria integrità fisica. Altrettanto esiguo il corteo, costituito da meno di un centinaio di persone dagli “anta” in su. Insomma una ricorrenza che non attrae le nuove generazioni, perennemente impegnate tra una chat ed una sbirciatina a facebook, per cui restano immemori della storia che ha visto coinvolte persone loro vicine.

Tutt’altra atmosfera si è respirata, nel corso della stessa mattinata, presso il Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari dove in tanti: nonni e nipotini, genitori e figli hanno ricordato insieme il sacrificio dei propri parenti che, arruolati in guerre di cui non avevano nozione, non sono riusciti a tornare al paese d’origine terminando la propria esistenza in terra straniera. Stanza dopo stanza cercavano i propri cari tra i nomi incisi in ordine alfabetico nei pesanti elenchi in metallo a disposizione dei visitatori, oppure negli immensi colombari che ne custodiscono le spoglie.

La visita non pianificata mi ha consentito di scoprire i nomi di due soli coratini: il noto musicista Pasquale Vilella ed il fratello di mia nonna paterna Giovanni D’Onofrio. Storie di armi e di guerra che è difficile tramandare, ma che qui si possono toccare con mano. Vale veramente la pena recarvisi.

Invitano due targhe poste all’ingresso. Una recita: “Non curiosità di vedere, ma proposito di ispirarvi vi conduca”, l’altra: “La maestà solenne del luogo non è veduta per gli occhi se prima non è sentita nel cuore”. All’uscita un’esortazione sollecita gli ospiti a riflettere su quanto hanno potuto osservare: “O viventi che uscite, se non vi sentite più sereno e gagliardo l’animo, voi sarete qui venuti invano” e “…se per voi non duri e non cresca la gloria della patria, noi saremo morti invano”.

Parole che dovrebbero restare impresse non solo nell’animo dei giovani che disertano tali luoghi, ma anche in quelle dei nostri governatori locali e nazionali: gli scandali, piccoli e grandi, di cui si è macchiata di recente la politica sono ben lontani dai valori per i quali hanno trovato la morte i nostri nonni.

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Maria Labartino (nota come Marina) - Ex Direttore Responsabile. Esordisce su LO STRADONE nel 1986. Laurea in Scienze della Formazione. Iscritta all'ODG dal 1998. Presentatrice occasionale. Da oltre 30 anni scrive di tutto e su tutto con sete di verità, consapevole di "sapere di non sapere" (cit. Socrate). Vincitrice del Premio Michele Palumbo 2019 come "Editorialista dell'Anno" al concorso dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia "I fatti, le idee, le opinioni" organizzato dal Circolo della Stampa BAT
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