Pari a 120 mln di euro i danni da gelo nel territorio di Corato

Nel convegno promosso da Terra Maiorum all'ITET Tannoia, esperti relatori hanno spiegato come diagnosticarli, curarli e prevenirli ma la parola d'ordine è "sinergia" tra gli agricoltori

Danni da gelo, il sindaco chiede incontro al Ministro Centinaio
Danni da gelo, il sindaco chiede incontro al Ministro Centinaio

Il “buran” ha lasciato un segno pesante sul nostro territorio e i danni da gelo provocati a Corato sono stati ingenti.

«Il danno provocato dalle due gelate di fine febbraio è un problema che non riguarda soltanto gli 800 soci di Terra Maiorum, ma una moltitudine di agricoltori e famiglie di Bitonto, Andria, Corato, Ruvo e Trani». Con questo esordio arriva dritto al cuore dell’argomento il dott. Pasquale D’Introno, presidente della cooperativa Terra Maiorum, promotore dell’incontro tecnico tenutosi presso l’ITET Tannoia ieri sera sul tema “Danni da gelo sugli ulivi. Situazione ed interventi”.

È lui a sciorinare subito i primi dati: «Danni pari a 120 milioni di euro per le colture olivicole e 4 milioni di giornate lavorative perse. Non ancora recepiti quelli sull’indotto e trasformazione del prodotto».

Affollatissima di imprenditori agricoli, braccianti, agronomi, periti agrari, studenti di scuola superiore, universitari, tesisti e presidenti di cooperative olivicole, l’aula magna dell’Istituto «che da anni si occupa di formare contabili e che, negli ultimi tempi, adeguandosi alle necessità del territorio, ospita corsi per geometri e agrari», come sottolinea la dirigente scolastica prof.ssa Nunzia Tarantini nel suo saluto.

Poi è il sindaco Mazzilli a fare appello all’unità, ribadendo la sua attività di agricoltore che comprende i patimenti della categoria agricola, cardine della nostra economia: «Due gelate in due settimane e in un periodo inaspettato, hanno causato una perdita di produzione che durerà circa tre o quattro stagioni. Ripercussioni si avranno anche nel sociale, con un incremento della disoccupazione dei lavoratori del settore e dell’indotto» e rassicura «marcheremo stretta la Regione circa gli aiuti. Le risposte tardano ad arrivare e i soldi restano bloccati, malgrado il Comune, tramite uffici preposti e sentite le associazioni di categoria, ha immediatamente richiesto ispettori che venissero a valutare i danni direttamente sui luoghi. Le verifiche inizieranno da domani. In alcune zone la situazione è disastrosa, in altre meno grave, ma il problema è diffuso».

E fa appello ai presenti: «Vi chiedo di essere uniti e far sentire a chi di dovere la nostra voce corale. È il momento di chiedere alla Regione la riprogrammazione degli interventi straordinari, come può essere classificato questo. Ci attiveremo per un negoziato spinto, insieme ad altri sindaci e istituzioni, anche universitarie, e garantiamo il massimo supporto a tutti senza distinzioni».

La relazione di Benedetto Miscioscia, coordinatore regionale Città dell’Olio si sofferma sull’agricoltura come valore, sulla grande biodiversità del mondo olivicolo che contraddistingue l’habitat pugliese con oltre quaranta cultivar più o meno note, e accusa chi vuol promuovere le coltivazioni intensive puntando sulle quantità a discapito della qualità, bandiera del made in Italy e richiesta dai mercati.

«Quale rappresentante delle Città dell’Olio sto portando a termine un protocollo d’intesa con Regione Puglia mirato a valorizzare le nostre varietà. Al di là della DOP, aspiriamo ad un marchio IGP Olio di Puglia. Il 75% del nostro olio viaggia in cisterne, come pure le olive, affossandone il valore».

Tra gli obiettivi immediati «fare sistema per ottenere il giusto riconoscimento, comprendere come si evolverà la questione vegetativa, cosa devono fare i nostri agricoltori per riprendersi da questa calamità e quali provvedimenti prenderà la Regione».

La relazione di Ettore Zucaro, coordinatore regionale Collegi dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati della Regione Puglia, è rapida e incisiva. Analizzando desolate immagini di alberi compromessi – scattate in alcune contrade coratine, andriesi e tranesi, dove la variabilità di danno è risultata molto più estesa -descrive le conseguenze del gelo «In alcune zone le piante hanno avuto un collassamento, in altre sono stati maggiormente colpiti gli apparati fogliari, in altre ancora le ramificazioni. Molti gli olivi defogliati, o ingialliti, notevole il fenomeno di decorticazione di rametti e branchette, sia piccole, sia di diametro più ampio; danni anche sulle giovani piante, prima vigorose».

Ma è la loquela arguta e travolgente del prof. Salvatore Camposeo, docente UNIBA presso il dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali, ad incantare la platea: «Fare una diagnosi corretta significa attuare una terapia efficace. Tuttavia i sintomi vanno monitorati nel tempo. Le ferite inflitte alle ramificazioni sono la porta d’ingresso ai batteri della rogna e ai funghi della carie. Oltre ai danni agli organi c’è anche una situazione fitosanitaria, direttamente legata all’evento climatico, che si manifesterà in futuro» e precisa «Le gelate possono essere di due tipi: radiativa e avvettiva. La prima si manifesta nelle notti serene invernali in assenza di vento e danneggia le porzioni basse dell’albero; la seconda nelle notti coperte, con venti moderati freddi da nord, nord est e nord ovest e danneggia l’intero albero».

Il prof. Camposeo entra nello specifico e si sofferma sulle temperature, sull’escursione termica, sulla rapidità con cui si arriva al minimo e sulla sua persistenza. L’ulivo, se in letargo, non soffre, ma se si trova in stato di “veglia” subisce danni. «La gelata verificatasi a febbraio con venti che, in poche ore, hanno investito il territorio dalle coste fino al gradino murgiano è da classificarsi come “avvettiva precoce”, la peggiore che ci poteva capitare. Ma sui danni hanno influito altri fattori, come il genotipo. La “Coratina” è sensibilissima al freddo rispetto, ad esempio, alla Cima di Bitonto (che troviamo con il nome “Taggiasca” persino in Liguria) ma risponde meglio ai danni perché ha un’alta capacità di rivegetare. Incisivi nel danno subito anche: la dimensione e l’età degli alberi, le pendenze, il terreno, lo stato fitosanitario della pianta».

Infine elenca le tecniche colturali volte a limitare i danni e conclude con le pratiche di prevenzione.

Dopo due ore di chiarimenti, la parola passa al pubblico, ma la lezione è stata sufficiente a far prendere coscienza di quanto occorra una strategia sinergica da parte di privati cittadini ed istituzioni per affrontare la situazione.

 

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