Paolo Loizzo: ho firmato per liberare Corato

Tutte le ragioni delle dimissioni in una lettera che ha il tono di un commiato

29 luglio_Paolo Loizzo

Quella che Paolo Loizzo ha indirizzato alla stampa -in particolare citando la nostra Testata giornalistica-, ha il tono di una lettera di commiato, non quello di un comunicato stampa. Loizzo è fra i quattordici consiglieri comunali di Corato che si sono dimessi due giorni fa, ed è esponente di spicco del gruppo politico “Ape”.

Oggi spiega le ragioni che lo hanno convinto a dimettersi, e lo fa senza enfasi e con amarezza. Riportiamo perciò integralmente il testo che ci ha fatto pervenire e nel quale presenta una breve cronistoria e una analisi politica. La sua lettera, tuttavia, non dà una prospettiva, non apre un orizzonte verso il quale guardare anche in vista delle nuove elezioni amministrative che dovranno tenersi nella primavera prossima. Certo, siamo nei giorni appena successivi alla caduta dell’Amministrazione D’Introno ma per il momento registriamo che l’amarezza sembra avere buon gioco sul desiderio di offrire ancora in prima persona il proprio contributo alla vita politica cittadina.

Scrive Loizzo: “Dopo più di un mese dal ballottaggio di Giugno e dall’elezione dell’ormai ex Sindaco D’introno, nella nostra città ancora non vi era la minima traccia della costituzione di una Giunta.

Si doveva arrivare al 26 Luglio per conoscere, peraltro tramite Facebook, i nomi degli assessori e vedere avviare l’inizio della fine.

Dopo diversi inutili Consigli Comunali, in gran parte deserti, si è proceduti unicamente alla “Convalida del Sindaco e dei Consiglieri eletti” -Art. 11 – comma 3 dello Statuto Comunale-, mentre non sì è mai stati nelle condizioni di oltrepassare quello che sarebbe diventato il muro insuperabile di quest’ultima amministrazione: l’ormai noto Ordine del Giorno  -Art. 39 – comma 1 del D. Lgs. 267/2000 e art. 12– comma 3 dello Statuto Comunale. Elezione del Presidente del Consiglio Comunale.

Paradossalmente, non si son potuti mai affrontare i punti successivi ed in particolare il punto 3 –Giuramento del Sindaco- e il punto 5, Accertamento dei requisiti di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Assessore dei Componenti la Giunta Comunale.

Dunque, è come se, in poco più di due lunghissimi mesi, avessimo avuto un’Amministrazione neanche nel pieno delle sue funzioni democratiche, quasi fosse sospesa nel limbo, in attesa di un varo mai avvenuto.

Il 22 Luglio, data del primo Consiglio Comunale, si scatena il caos con le annunciate dimissioni del novello Sindaco.

Quel che ne conseguirà è cosa nota: assenza di molti consiglieri di maggioranza, a cui si uniranno altri della maggioranza; uscita delle minoranze; reiterate discussioni tra le diverse parti: maggioranza contro Sindaco, Sindaco contro maggioranza, maggioranza contro maggioranza, minoranze contro Sindaco, minoranze contro minoranze, la mancata nomina del Collegio dei Revisori, il sempre più flebile e vuoto appello alla responsabilità degli altri, mai di se stessi.

E poi i social, gli esperti, la video-opinione di Straniero, i suoi colleghi della carta stampata, la gente comune, tutti come impegnati con i rappresentanti politici in una collettiva seduta psicoanalitica.

Un turbinio di pensieri, frasi, emozioni che hanno tenuto banco e bloccata, oltraggiata, offesa la Città.

Mi son chiesto sin dagli inizi, perché?

Perché accettare una candidatura e poi rifiutare il sostegno di chi ti ha candidato? “Non poteva non sapere”, si disse ai tempi della prima Repubblica. Perché venir meno ad accordi, forse anche sottoscritti? Perché disintegrare una maggioranza apparentemente granitica? Perché è stato chiesto di azzerare la Giunta? Perché iniziare un braccio di ferro senza averne la forza? Perché non chiudere con gli uni e chiedere agli altri, in sede di Consiglio, la formazione di un tavolo  di trattative per un’amministrazione di scopo? Perché poi, ultimo atto, decidere di azzerare la Giunta?

Mi spiace, umanamente, ma ho visto una notevole impreparazione politica: non c’era un fine indicato, un obiettivo raggiungibile, mancava un chiaro progetto politico, non  si vedeva il futuro, tutto appariva un “non senso”.

Ancor più mi dispiaceva aver pensato che giochi politici, oltre i nostri confini cittadini, potessero essersi inseriti a discapito della nostra autonomia decisionale.

Ho ritenuto inefficaci e tardive altre iniziative come un’evocata e mai presentata mozione di sfiducia; ho ritenuto sterili e contro la città, nonché sempre aborriti, gli atteggiamenti ponziopilateschi; ho ritenuto poco etico attendere il provvedimento prefettizio come l’antico “deux ex machina”, che calava dal cielo quando gli uomini erano nell’incapacità di risoluzione.

Ho considerato, inoltre, che un’efficace azione politica di una forza di opposizione, qualora non concordi con le scelte della controparte, non possa non consistere che nel  slatentizzare le incongruità della maggioranza stessa e determinarne la conclusione amministrativa.

Queste sono le considerazioni che nel mio essere uomo libero, nel divenire del mio “libero arbitrio” e nella volontà di operare al meglio per la mia comunità e per la mia Città, mi hanno indotto ad una libera firma per le mie dimissioni da Consigliere Comunale. Dimissioni che, insieme a quelle di altri uomini, hanno determinato, nel pieno rispetto della Leggi e dei principi di democrazia, la liberazione di Corato da una disdicevole e sterile situazione di stallo politico-amministrativo.

Io assumo sempre le mie responsabilità, poiché da sempre ritengo che non ci sia nulla di più irresponsabile che assumere un ruolo di responsabilità senza averne la responsabilità.

Ritengo importante concludere, ripartendo da quanto pubblicato, nell’occasione del primo consiglio comunale, il 22 luglio scorso, da un quotidiano locale [“Lostradone.it“, ndr]: ‘E sono dichiarazioni che -come quella rilasciata alla nostra Paola Ferrara da Paolo Loizzo di Sinistra democratica, Italia in comune e Ape- non hanno molti esempi nel passato, per chiarezza e coraggio. Loizzo chiama in causa tutti, anche la propria parte politica. La situazione di scacco in cui è presa la Città per il neo-consigliere è anche ‘il frutto di una scellerata politica del centrosinistra, che non ha saputo fare sintesi -in occasione delle precedenti elezioni- a causa di una sorta di narcisismo autarchico’.

‘Chiarezza e coraggio’ sempre!”.

CONDIVIDI
Articolo precedenteIl Codex Purpureus patrimonio dell’umanità, e una mostra per conoscerlo
Prossimo articoloSe Direzione Italia tace, i 5Stelle scendono in campo
Fondatore e presidente di Controradio 1980, radio libera di Urbino, giornalista dal 1988, redattore del "Messaggero" di Roma, caporedattore della "Gazzetta di Pesaro", collaboratore della "Gazzetta del Mezzogiorno", "Il Quotidiano di Puglia" e altre Testate nazionali. Direttore tecnico dello "Stradone" nel 1996, Direttore responsabile di "Salute e Prevenzione" organo dei Tecnici della prevenzione d'Italia. Ha pubblicato studi su Italo Svevo, e sulla cultura e gli autori degli anni Venti e Trenta per l'Università di Urbino, e studi di Storia per le riviste nazionali "Critica Sociale" e "Agorà". Relatore in vari convegni universitari. Consulente per l'informazione e la cultura per la Regione Marche 1991 e 1992. Consigliere comunale di Urbino 1990-94.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami