Paolo Di Paolo incontra l’IISS Federico Stupor Mundi. L’intervista

Una brillante carriera segnata dalla passione per la letteratura, per i romanzi e la narrativa. Paolo Di Paolo ci racconta il suo percorso presentando la sua nuova opera "Vite che non sono la tua: il bello dei romanzi in 27 storie"

paolo di paolo corato
Lo scrittore Paolo Di Paolo presenta la sua nuova opera "Vite che non sono la tua: il bello dei romanzi in 27 storie"

Si è tenuto lo scorso sabato 2 marzo alle ore 11.00 presso l’IISS Federico Stupor Mundi, un incontro con lo scrittore Paolo Di Paolo. L’evento, organizzato dal Presidio del Libro di Corato, ha visto l’autore dialogare con gli alunni circa il suo ultimo romanzo “Vite che sono la tua: Il bello dei romanzi in 27 storie” edito da Laterza.

Ventisette storie per raccontare il canone affettivo di un lettore: Paolo di Paolo con Vite che sono la tua sveste i panni dello scrittore di romanzi per indossarne altri che gli sono consueti, quelli di lettore compulsivo, di rado senza libri tra le mani, e ci consegna un percorso di lettura e di formazione all’interno di una biblioteca ideale che, in ventisette anni di letture ha determinato una mole di emozioni, scoperte, incontri, relazioni, scelte.

La chiave del libro, il perché di queste passeggiate nelle passioni di un lettore Paolo Di Paolo lo svela, in una commovente introduzione, a un’anziana signora che se n’è appena andata e che era stata instancabile foraggiatrice di libri e interlocutrice privilegiata sin dall’infanzia.

In un gioco della torre in cui vengono salvate opere magari trascurabili nella storia della letteratura ma che hanno segnato il lettore, l’autore propone queste ventisette storie introdotte da una frase all’infinito (cancellare il lunedì, non mangiare mai lumache, non invecchiare male, salvare qualcosa del tempo, risvegliarsi assassini) che dà la chiave di lettura e accanto al romanzo principale pone altre storie che hanno, con quel tema, echi e consonanze, fino a consegnarci un percorso di letture fatto di oltre centro romanzi nella convinzione che i libri non rendono migliori ma offrono la possibilità, tra le altre, di non essere solo sé stessi.

CHI È PAOLO DI PAOLO

Paolo Di Paolo è nato a Roma nel 1983. Nel 2004 pubblica i racconti Nuovi cieli, nuove carte a cui seguono i romanzi Raccontami la notte in cui sono nato (2008) Questa lontananza così vicina (2009), Dove eravate tutti (2011), Mandami tanta vita (2013, finalista al Premio Strega), Una storia solo quasi d’amore (2016). È autore di saggi tra cui Tempo senza scelte (2016), di testi per il teatro come Istruzioni per non morire in pace (2015) e di libri per bambini, La mucca volante (2014, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi), Giacomo il signor bambino (2015; Premio Rodari), Papà Gugol (2017).

Del 2013 è Mandami tanta vita (Feltrinelli), finalista Premio Strega e vincitore del Premio Salerno Libro d’Europa e del Premio Fiesole. Nel 2016 ha pubblicato il romanzo Una storia quasi solo d’amore (Feltrinelli), il saggio Tempo senza scelte (Einaudi) e Viaggio a Roma con Nanni Moretti (Bompiani).

Per bambini e ragazzi ha scritto La mucca volante (Bompiani 2014, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi), Giacomo il signor bambino (Rrose Sélavy 2015) e un adattamento della Divina Commedia (La Nuova Frontiera Junior).

Collabora tra gli altri con La Stampa, con il Venerdì di Repubblica, L’Espresso. Conduce dal 2006 le Lezioni di Storia all’Auditorium Parco della Musica di Roma e collabora come autore a programmi culturali.

L’INTERVISTA

A cosa si è ispirato per la stesura del suo nuovo romanzo?

È un percorso tra i romanzi che ho amato, dunque un racconto delle passioni letterarie che ho avuto e l’incontro con grandi libri che hanno avuto un grande peso significativo per me. Mi sono ispirato, quindi, di volta in volta a libri letti in certi momenti che avevano avuto un effetto forte sulla mia emotività e sulla piccola o grande rivelazione che ogni grande libro offre sulla vita.

A proposito di questo, in quale genere letterario riesce a riconoscersi maggiormente?

Leggo un po’ di tutto, amo generi diversi, però diciamo che la narrativa lavora soprattutto sulla psicologia, dunque sulle emozioni, sui cambiamenti dell’emotività delle persone. E questo mi rispecchia molto, però mi ritengo un lettore abbastanza onnivoro.

Quanto c’è di autobiografico in questa sua ultima opera?

In questo romanzo sicuramente molto di autobiografico, perchè ogni libro che ripercorro contiene un’esperienza personale. Negli altri libri un po’ meno, anche se quando scrivo un romanzo, ad ogni personaggio presto qualcosa di me che però resta camuffato, nascosto e “modificato. Io magari riconosco che in un determinato episodio o carattere di un personaggio c’è qualcosa di mio, ma il lettore non riesce a coglierlo. Ovviamente non è un gioco a nascondino, è giusto che ogni lettore ritrovi se stesso in quei personaggi, rielaborando la propria vita e confondendola con gli stessi.

La letteratura e i giovani, come pensa sia cambiato questo rapporto nel tempo?

È cambiata abbastanza, è ovvio che l’aspetto tecnologico sia diventato essenziale nelle generazioni giovanili e poi soprattutto la tecnologia di oggi, di per sé, offre anche delle strutture narrative interessanti. Si pensi ai videogame e al loro sviluppo. Se si pensa alle serie tv si capisce che si è molto intensificata l’offerta di narrazione, quindi la letteratura combatte su un terreno che è molto carico di storie e questo rende anche più difficile convincere un ragazzo a leggere, perchè richiede un tempo lungo, una certa concentrazione, mentre la tecnologia distrae moltissimo. Però non voglio essere negativo, né apocalittico. Penso che la letteratura possa resistere. Il punto sarebbe capire, in mezzo a tante esperienze narrative, che vengono anche dalla tecnologia, qual è nello specifico il rapporto che si instaura con un libro, magari forse uno riesce a leggere uno, due libri l’anno però sa dare a quell’esperienza una particolare importanza.

In questi anni della sua carriera da giornalista e da scrittore ha ricevuto premi, riconoscimenti e ha conosciuto molti esponenti dell’ambito letterario. Tra i vari eventi culturali a cui ha partecipato, c’è qualcuno che ha rappresentato un punto di riferimento nel suo percorso?

Sicuramente Antonio Tabucchi, morto nel 2012, autore di Sostiene Pereira e di altri romanzi famosi. Avevo 25 anni quando l’ho conosciuto e l’avevo letto con grande curiosità e passione. Entrare in amicizia con lui, far parte della sua bottega è stato molto formativo. Frequentare uno scrittore significa scoprire lavora, qual è il suo mondo e gli ideali che insegue. È stata una delle cose più importanti della mia vita. Mi ha insegnato cosa volesse dire fare lo scrittore.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Sto lavorando ad un nuovo romanzo che dovrebbe uscire nel corso dell’anno e si prospettano vari altri progetti che vanno dall’editoria alla narrativa per bambini.

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