“Omicidio politico”, Mazzilli: «Perrone il mandante» – Video

L'ex primo cittadino di Corato in un pubblico incontro nel cinema Alfieri ha svelato tutti i retroscena della fine della sua amministrazione

Massimo Mazzilli

Una lunga e appassionata confessione per far luce su mandante, movente ed esecutori di quello che lui stesso aveva definito un “omicidio politico”. Con queste parole Massimo Mazzilli, ex sindaco di Corato, in un pubblico incontro nel cinema Alfieri, ha raccontato la storia di una fine, la fine della sua amministrazione che vedrebbe in una sola persona l’artefice della crisi consumatasi ai danni della città: il senatore Luigi Perrone.

Ecco che così, l’Innominato, come lo definì il consigliere Paolo Loizzo nel corso del consiglio comunale dello scorso 26 aprile, è stato svelato.

E sarebbero state proprio le sue perverse strategie, stando alle parole dell’ex primo cittadino, ad aver determinato la fine anticipata dell’Amministrazione, nonostante il tentativo da parte di Mazzilli, in più circostanze, di ricucire gli strappi che si erano consumati all’interno della maggioranza.

Se nella conferenza stampa dello scorso 20 settembre Massimo Mazzilli aveva affidato alla cittadinanza il compito di individuare “vittima e carnefice”, ieri, come un fiume in piena, davanti a una folta platea di amici e nemici politici, ha deciso di fare nomi e cognomi, ripercorrendo a viso aperto tutte le tappe principali della crisi amministrativa.

Dall’uscita dalla maggioranza del Movimento Schittulli – per non aver concesso le nomine richieste per la RSSA Regeneration Home – passando per le elezioni politiche del 4 marzo che videro sconfitto il senatore Luigi Perrone, episodio secondo Mazzilli determinante per la fine della propria “carriera politica”.

Poi la mozione di sfiducia dei consiglieri di opposizione, il dietrofront di Fabrizio Ventura, le dimissioni dell’Assessore Perrone, i famosi “appoggi esterni” di alcuni dei partiti di maggioranza, la necessaria ricomposizione della giunta sino alla definitiva rottura con Noi con l’Italia, consumatasi con tre significativi episodi: le dimissioni di Pasquale Pomodoro da presidente della I e V Commissione, il suo attacco in consiglio comunale al primo cittadino, additato di “non aver mai fatto il sindaco” – e le dimissioni di Ignazio Salerno da presidente del Consiglio Comunale.

Proprio quest’ultima mossa politica ha rappresentato, secondo Massimo Mazzilli, l’ultimo esplicito atto da parte della maggioranza che lo aveva eletto a non sostenere più la sua azione amministrativa.

Da qui la decisione di rassegnare, in data 20 settembre, le dimissioni irrevocabili da sindaco della città di Corato, certo del fatto che mai si sarebbe riusciti ad eleggere un nuovo presidente del consiglio, e convinto dell’impossibilità di fare giunte senza consiglio comunale, lasciando la città allo sbando.

«Noi non siamo buffoni, siamo uomini e donne che rimangono tali per sempre nella vita della nostra città, politici invece lo siamo solo per poco, il giudizio si fa nel corso di una vita, non durante i mesi in cui fai il sindaco – ha detto Mazzilli – Il destino era segnato da tempo. Mi hanno scavato la tomba e hanno fatto di tutto per far cadere la responsabilità su di me. Quando, dopo le elezioni del 4 marzo ho cercato il dialogo col senatore Perrone, gli ho chiesto se avesse messo una croce politica su di me, lui mi ha risposto di no ma mi ha detto che non avrebbe potuto garantirmi niente per il futuro.

Ma io mai in nessuna occasione – ha tuonato l’ex primo cittadino – ho chiesto di essere ricandidato nel 2019, mai. Ho sempre detto di voler finire questi cinque anni, e dopo ci avrei pensato ma ero orientato più verso il no che verso il sì, perché è stato difficile, e mi hanno fatto passare le pene dell’inferno in questi 4 anni e mezzo. Io ho sempre solo mostrato l’interesse a finire il mio mandato. Forse hanno temuto che potessi candidarmi di nuovo, da solo?».

Rassegnato del susseguirsi degli eventi, Mazzilli ha concluso il suo sfogo con il racconto di un episodio: «L’ultima volta che ho sentito il senatore è stato il 25 agosto, tramite messaggio. Dopo le sue dimissioni da Assessore all’Urbanistica non partecipava più ai tavoli politici ma aveva passato la mano al segretario del partito, Pasquale Pomodoro. Ha sempre detto “io sono spettatore, decide il partito”. Io sono stato per dieci anni nel partito, e se Perrone non condivide, non si decide nulla. È giusto che sia così ma l’importante è che ci si prenda la responsabilità umana e politica delle proprie decisioni.

Il mio ultimo tentativo prima del 17 settembre, giorno in cui è finito tutto, è stato quello di telefonare a Francesco Ventola, segretario regionale di Noi con l’Italia, per chiedere chiarimenti rispetto alle modalità attraverso cui deve consumarsi una eventuale crisi amministrativa. La sua risposta è stata “fai una telefonata a Gino”. Io quella telefonata non l’ho mai fatta perché o sei esponente politico, e rispetto il ruolo politico che hai, o non lo sei, a meno che gli altri sono gli esecutori e tu il mandante, e stai dietro un paravento per tutto il tempo. Uomini si è una vita, politici si è pro tempore. Io ho voluto salvaguardare la mia dignità, non ho da fare sottomissioni».

 

 

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