Nucleare, nessuna psicosi solo diritto di decidere

I risultati dello scorso sondaggio sul nucleare hanno in qualche modo contribuito a fare chiarezza

sul sentimento di democrazia che sta finalmente assumendo, anche a Corato, le sembianze della partecipazione attiva. Questa conclusione, per nulla scontata, viene fuori dalle risposte che voi avete fornito al questionario, segno tangibile della piena conoscenza che avete dell’argomento e della individuazione del percorso democratico che deve favorire la decisione da prendere.

Ci sarà un motivo se il 37,8% dei votanti ha dichiarato di voler partecipare ad un eventuale referendum autogestito contro il nucleare. Se il 55,4% sarebbe disposto a votare perché sente che la questione oltre a determinare il futuro economico/ambientale del proprio Paese, determina il futuro stato di benessere dell’intera popolazione. I motivi ci sono e sono condensabili nel netto rifiuto della possibile via italiana al nucleare e nella scarsa fiducia che voi riponete negli attuali protagonisti del mondo politico, nostri rappresentanti, nostri non per scelta ma per “imposizione”.

Fa riflettere la linea adottata dal Governo nazionale che, dopo aver sostenuto a gran voce l’indispensabilità del ritorno al nucleare buttando al macero i risultati della consultazione referendaria del 1987, quando gli italiani aventi diritto al voto consentirono la vittoria dei sì ai tre quesiti sul nucleare, comunica la presentazione, con conseguente approvazione in Senato, dell’emendamento che di fatto cancella il piano energetico nucleare.

Corato e l’Italia intera hanno capito il gioco all’anticipo cui è ricorso il Presidente del Consiglio e difendono con vigore il pieno diritto di scelta. A nessuno è sfuggito il tentativo di abbassare la soglia dei votanti (molti già chiamati alle urne per il rinnovo delle amministrazioni comunali e provinciali) prima scartando l’ipotesi dell’election day, ora lasciando decidere alla Cassazione l’opportunità o meno di mantenere il quesito sul nucleare.

La contrarietà degli italiani al ritorno del nucleare si era manifestata già in numerose occasioni e attraverso sparse e diverse iniziative, contrarietà che ha evidentemente spaventato il Governo di fronte alla possibilità più che concreta di vedere raggiunto il quorum (50% più uno degli aventi diritto al voto) in materia non solo energetica, ma anche di giustizia e di acqua.

In attesa del pronunciamento della Cassazione voi lettori pare abbiate già deciso.

L’eventuale referendum autogestito contro il nucleare registrerà una forte partecipazione, come è forte la convinzione che la buona politica non si fa imponendo acriticamente scelte e posizioni, ma accogliendo le esigenze e gli argomenti di quanti per la buona politica si prodigano ogni giorno denunciando ingiustizie e soprusi e difendendo la sacrosanta sovranità popolare sancita dall’articolo 1 della Costituzione: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

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