“Noi tutti: il ’68”, come riscoprire la forza dei giovani

“Un nuovo Sessantotto non basterebbe: occorre qualcosa di più e di meglio, se gli esseri umani vogliono avere un futuro”. Con queste parole il professor Eliseo Tambone, docente di filosofia, ha introdotto Mario Capanna, politico e leader del movimento studentesco del ’68 al liceo Federico II

“Noi tutti: il ’68”, come riscoprire la forza dei giovani
Foto di Keitty Tambone

di Caterina Cuccovillo

“Un nuovo Sessantotto non basterebbe: occorre qualcosa di più e di meglio, se gli esseri umani vogliono avere un futuro”. È con queste parole, tratte dal libro “Noi tutti”, che il professor Eliseo Tambone, docente di filosofia presso il liceo artistico “Federico II”, presidente dell’associazione culturale Extra Nos, ha introdotto Mario Capanna, autore del libro, politico e leader del movimento studentesco del ’68.

Nel pomeriggio del 28 gennaio, in occasione del 50° anniversario del fenomeno globale giovanile, è stata organizzata, insieme con la presentazione del libro di Capanna, una conversazione tenuta dal professor Tambone e dal professor Menduni, docente di filosofia del liceo classico “A. Oriani”, presso l’auditorium del “Federico II”.

Patrocinata dall’ associazione Extra Nos e dal movimento OPM (otto per mille) della Tavola Valdese, la conferenza è stata organizzata a scopo motivazionale, legata al passato ma indirizzata ai giovani d’oggi. Quei giovani che sono stati in grado di rivoluzionare la cultura radicata del tempo, hanno posto le basi ed un esempio concreto per i giovani dei nostri giorni, i quali hanno ora il dovere di assumersi la responsabilità del proprio futuro. L’obiettivo di sensibilizzazione è stato centrato, a quanto pare, tenendo contro dell’attiva risposta di molti universitari tra le circa 220 presenze in sala.

Nel suo libro, l’autore, ha voluto sottolineare non la necessità di un nuovo ’68, ma quella di una nuova ricerca della forza nel “noi”, nella riscoperta della potenza dell’essere uniti per un obiettivo unitario e della passione che ha portato i sessantottini alla libertà.

Se è vero che le rivoluzioni del Sessantotto sono considerate generalmente come fallimentari, hanno lasciato dei segni indelebili di diritti e conquiste che spetta a noi portare avanti.

È questo l’obiettivo posto come invito di uno dei protagonisti del movimento sessantottino, ora 75enne e del brano di Roberto Vecchioni “Formidabili quegli anni” in sottofondo durante la conferenza: stimolare i giovani a prendere in mano il proprio destino.

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