Nel ricordo di Aldo Moro a 37 anni dalla sua uccisione

Un contributo di Vito De Leo    

Il 9 maggio non possiamo non ricordare, a trentasette anni dai tragici fatti del 1978, quando, dopo 54 giorni dal rapimento e dall’uccisione dei cinque uomini di scorta, il corpo senza vita di Aldo Moro, venne ritrovato nel bagaglio di una Renault 4 in Via Caetani, una strada del centro di Roma, tra Via delle Botteghe Oscure, sede del Partito Comunista Italiano e Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana di cui era presidente.

Al centro, la lapide ricorda: “Cinquantaquattro giorni dopo il suo barbaro rapimento, venne ritrovato in questo luogo, la mattina del 9 maggio 1978, il corpo crivellato di proiettili di Aldo Moro. Il suo sacrificio freddamente voluto con disumana ferocia da chi tentava inutilmente d’impedire l’attuazione della democrazia”.

     Alla notizia del suo rapimento restammo sgomenti, attoniti, annichiliti. Durante il lungo calvario ci eravamo aggrappati soprattutto alla speranza che i rapitori non avrebbero saputo sottrarsi alla stringente logica del colloquio, che certamente Moro avrebbe intavolato con loro, per capirli e per spiegarsi. Così non fu perché prevalse – oggi lo sappiamo – la cieca violenza dell’odio e del disegno destabilizzatore, dopo concitati confronti all’interno dell’organizzazione criminale. Basterebbe, infatti, indugiare sull’estremo dialogo che egli condusse coi suoi stessi aguzzini e su quel delicatissimo tentativo che egli intraprese per far giungere a tutti, fuori dal carcere brigatista, un appello alla vita o anche soltanto un’indicazione per farci capire la penosissima condizione, per rendersi conto di quanta materia di approfondimento è rimessa alla nostra coscienza e alla nostra responsabilità.

Accomuniamo oggi la tristezza per quella vita stroncata, a noi così cara, per le tante altre vite stroncate, con la gratitudine per le forze dell’ordine e per la magistratura, ancora duramente impegnate in una lotta avviata, ne siamo certi, al successo.

Dopo 5 processi e 2 inchieste parlamentari, come ci ricorda in giro per l’Italia e anche su RAI 2 nella trasmissione condotta da Marzia Roncacci, l’on. Gero Grassi, vicepresidente dell’ultima “Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro”, voluta da tutti i deputati del PD, molti misteri, tuttavia, permangono sulla tragica vicenda che segna il passaggio verso la seconda repubblica. I brigatisti sono oggi tutti liberi o in semilibertà. Chi c’era dietro di loro? Molti amici dello statista negarono attendibilità alle sue lettere dal carcere. Eppure erano autentiche. Il partito della fermezza vinse sul debole partito della trattativa.

Questa trentasettesima ricorrenza, che ruota attorno all’indimenticabile figura di questo “uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”, come lo definì Paolo VI nell’omelia della Messa funebre, assomiglia ad un film senza colonna sonora.

Il Moro che abbiamo conosciuto sembrava triste, incapace di guizzi allegri, di estri improvvisi, del genere di quelli che alcuni uomini di Stato pensavano utili e profittevoli alla popolarità (leggi Berlusconi): ma il fatto è che Moro era assai meglio. Non era un uomo tetro, ma serio; non era assorto o smorto, ma attento; non era scontroso, ma riservato.

Esprimo sincera gratitudine, unitamente ai tanti amici che si raccolgono nell’associazione politico culturale “Un CantiereinComune”, per l’opportunità che mi è stata offerta di ricordarlo ai giovani convenuti il 9 maggio nell’evento a loro dedicato e organizzato dalla prof.ssa Loredana Cialdella.

Sono ancora impresse nella mia memoria le parole ascoltate in uno dei tanti incontri con gli amici di Terlizzi: “La vita ha come suo compito la ricerca e la realizzazione del proprio valore, viste come momenti del suo naturale divenire…, farsi come processo di attività…, che si afferma nella volontà creatrice della storia, ed il cui farsi come moto che si costruisce la vita nella sua verità”.

Questa era la filosofia che stava alla base del suo credo politico, del suo impegno profuso oltre ogni umana considerazione e trasmesso a noi giovani di ieri, carichi di ideali e di entusiasmo e con tanta voglia di cimentarci nella competizione politica.

Sin dalla fine degli anni sessanta, da giovani universitari, in piena contestazione giovanile, militando coraggiosamente nel Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana, cominciammo a seguire Aldo Moro, di cui coglievamo la diversità rispetto agli altri uomini politici, ma soprattutto la sua idea della politica come capacità di direzione della società in continuo movimento.

Mi sono chiesto più volte cosa avrebbe pensato o fatto Aldo Moro se fosse stato veramente ancora tra noi. Me lo sono chiesto non tanto per curiosità intellettuale, ma perché è mancata in questi anni un’accurata riflessione su quegli aspetti della politica contemporanea che possono collegarsi in qualche modo al suo pensiero e alla sua vicenda politica. Ritengo che la “voce” di Moro vada oltre la contingenza politica di ogni tempo, e si sostanzi essenzialmente di categorie di metodo che hanno valenza: la politica sull’analisi e comprensione dei processi umani e della loro evoluzione; il progetto come sintesi di aspirazioni e vocazioni della società, da guidare con tatto e discrezione; il dialogo, il confronto e la mediazione alta come strumenti delle dinamiche sociali, da esercitare senza mai recedere dai propri principi, senza però farli diventare un limite o un ostacolo verso l’altro; l’unità delle compagini fondata sulla ricerca di forti volontà comuni; la laicità nel pensiero e nella parola come scrigno entro il quale tenere vive le radici spirituali della propria ispirazione, mai ritenute come l’ultima verità.

Oggi, a distanza di trentasette anni dalla sua tragica scomparsa, è bene e giusto tornare ad affidarsi al suo pensiero e al suo ricordo sempre attuali e farli scoprire a chi non l’ha mai conosciuto o “riscoprirlo” a chi l’ha dimenticato.

In un mondo che ha bisogno di profezia, di intuizioni che aprano prospettive per il futuro acquista un profondo significato il ritorno ad Aldo Moro. E’ il ritorno alla cultura, come ascolto attento, desiderio di autenticità e di verità. E’ anche un ritorno alla politica, ma a una politica che sosti e rifletta sulla propria ragion d’essere.

Noi giovani di ieri, insieme a quelli di oggi, siamo ancora impegnati a fare nostra la sua lezione, proponendo, oggi più di ieri, l’unità nella diversità, il cambiamento nella solidarietà, l’identità nel pluralismo, il confronto delle idee, la cultura della legalità, della partecipazione e delle pari opportunità, il ripristino delle condizioni di agibilità politica per tutti i cittadini, il rinnovamento della classe dirigente, dei metodi di gestione, la trasparenza e l’efficienza amministrativa, la visione del potere finalizzata al bene comune, gestito da persone oneste, competenti e capaci.

Sono questi i temi ripetuti con fare discorsivo e pensoso anche a Terlizzi nel comizio di chiusura della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, tenuto dalla Democrazia Cristiana.

E’ questa, infatti, una delle ultime immagini di Moro a Terlizzi. E’ la sera dell’8 novembre 1977, in piazza Cavour, quattro mesi prima del rapimento, in occasione delle elezioni amministrative. Sono riconoscibili nella foto i massimi esponenti della DC locale, prov.le e regionale: l’on. Enzo Sorice, il sen. Vito Rosa, l’on. Aldo Moro, il sindaco Salvatore De Chirico, il segretario d.c. Giuseppe Calò, il delegato del Movimento Giovanile d.c. Cosimo Urbano, il sottoscritto nella mia veste di assessore alle finanze, il segretario prov.le d.c., l’assessore Giuseppe Morrone, il segretario regionale d.c.  Rotolo.

L’abbiamo messa a disposizione dei lettori perché mostra un Moro, com’era nel suo stile, sereno, attento, riflessivo, non presago di quanto stava per accadere. Fu quello uno dei momenti in cui Moro sembrò essere non solo e non tanto la guida della Democrazia Cristiana, ma il moderatore del sistema nel suo insieme: un momento alto che legittimava, nell’opinione pubblica e nel mondo politico, la candidatura, tanto autorevole da apparire ovvia, alla suprema magistratura della Repubblica.

In questa capacità di diventare punto di riferimento centrale del divenire democratico, di porsi Lui – uomo necessariamente di parte – al di sopra delle parti, di tessere, col filo della storia comune, una trama che cogliesse i segni del futuro, sta la Sua grande statura di leader, ma anche il senso profondo, forse non del tutto esplorato, del Suo magistero.

Un Paese senza memoria è un Paese senza grandezza. Non fu soltanto il Suo tragico destino a rendere per sempre indimenticabile la Sua figura: fu la visione e azione di statista a segnare in modo indelebile la crescita della democrazia italiana in anni difficili, di aspro conflitto ideologico e politico. La scelta stessa di Moro come vittima sacrificale del terrorismo fu il riconoscimento della Sua grandezza e del Suo prestigio.

Questo può significare oggi fare riferimento a Moro: avere come compagno di strada questa figura discreta e mite che ci offre continuamente una chiave di lettura e un modello di azione. “Noi non vogliamo essere gli uomini del passato, ma quelli dell’avvenire. Il domani non appartiene ai conservatori e ai tiranni: è degli innovatori attenti, seri, senza retorica. E quel domani nella società civile appartiene, anche per questo, largamente, alla forza rivoluzionaria e salvatrice del cristianesimo. Lasciamo dunque che i morti seppelliscano i morti. Noi siamo diversi, noi vogliamo essere diversi dagli stanchi e rari sostenitori di un mondo ormai superato”.

Attraverso il Centro Studi Politici “Aldo Moro” continueremo ad interpretare, divulgare e realizzare il pensiero e l’opera di Aldo Moro, il cui martirio, come la sua figura umana e politica, non potranno mai essere dimenticati.

Facciamo nostro il Suo messaggio: altre impegnative mete culturali e politiche, infatti, sono in programma. Se alla scomparsa dell’uomo siamo ormai rassegnati, non lo siamo alla scomparsa del “mare” di ricordi, della “storia” della sua tragica vicenda politica, della verità sul suo tragico “destino”.

Lascia un commento

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz