Must See – Il consiglio per la domenica

Complice il periodo, per i miei gusti, un po’ di magra al cinema, è da un po’ che non scrivo su queste pagine. Quindi, per evitare che questa rubrica rimanga a marcire in attesa che io veda un bel film, ho deciso di creare una “sottorubrica”: la rubrica dei Must See. Con Must See non intendo certo parlare de Il Padrino, Kubrick, Fellini, Quarto Potere, etc… non serve certo il mio parere per consigliarvi tutto questo. Per Must See intendo quei film di nicchia che per vari motivi non hanno avuto l’attenzione che avrebbero meritato e che quindi sono passati abbastanza inosservati al pubblico. No tranquilli, non voglio consigliarvi film del cinema russo d’avanguardia o pellicole del cinema muto svedese ma qualcosa di sicuramente più fruibile, un piccolo consiglio della domenica pomeriggio.

Il lato oscuro della luna ha sempre stuzzicato la fantasia di molti. “I’ll see you on the dark side of the moon” cantavano i Pink Floyd, qualcun altro ci ha nascosto i nazisti, Michael Bay ci ha mandato i suoi Transformers caciaroni e nel 2009 Duncan Jones ha deciso di ambientarvi un film che ritengo sia una piccola chicca indipendente della fantascienza moderna: Moon (distribuito in Italia in DIECI copie!).

In un futuro non meglio precisato, gli umani sono riusciti ad eliminare l’annoso problema delle risorse energetiche in esaurimento: la Luna fornisce un gas energetico (l’Helium 3) in quantità inesauribili. Per estrarlo la Lunar manda in orbita un astronauta ogni tre anni che dovrà monitorare i macchinari in completa solitudine, aiutato soltanto da GERTY, un computer di bordo dotato di voce umana. Il protagonista Sam Bell (Sam Rockwell) verrà messo a dura prova durante i tre anni del suo contratto, la sua psiche gli giocherà brutti scherzi e, proprio a causa delle continue allucinazioni, sarà vittima di un grave incidente. Qui scoprirà che la Lunar ha già pronto il suo rimpiazzo, una versione più giovane ed in salute di se stesso…

Duncan Jones, che per chi non lo sapesse è il figlio di David Bowie, è riuscito a creare un gran bel film di fantascienza con un budget molto basso (cosa più unica che rara in questi ultimi anni). Le ispirazioni ai grandi film della fantascienza sono così palesi che non infastidiscono, basti pensare a GERTY, copia aggiornata di Hal 9000 (2001: Odissea nello Spazio), che usa emoticons per comunicare. Le ambientazioni lunari, sia esterne che interne, sono algide, inquietanti e asettiche ed aiutano a trasmettere il senso di folle solitudine che attanaglia il protagonista costretto ad un silenzio sottovuoto più rumoroso di un’esplosione continua.

Sam Rockwell è protagonista di un soliloquio che dura 90 minuti, riempie la scena e fa scorrere il film velocissimo. La colonna sonora composta da Clint Mansell è disturbante e claustrofobica  e la fotografia, che alterna la luminosità esagerata degli interni al buio ed alla profondità degli esterni, è perfetta. Insomma, se non amate il calcio, questa pellicola impegnerà piacevolmente il pomeriggio di questa gelida domenica di febbraio.

Questo film è la prova lampante che per fare un ottimo lavoro non c’è sempre bisogno del sostegno di milioni e milioni di dollari ma di grande estro ed immaginazione, caratteri che Duncan Jones ha di certo ereditato dal padre con cui condivide la fascinazione per tutto ciò che è spaziale ed extraterrestre. Recuperatelo, magari in lingua originale!

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