Migranti, occhio non vede, cuore non duole

La riflessione dell'avv. Franco Altamura sull'editoriale del direttore responsabile Marina Labartino, pubblicato su LO STRADONE di Novembre 2018, riguardo il destino dei migranti in seguito alla chiusura del CPA di Corato

Migranti, occhio non vede, cuore non duole
Migranti, occhio non vede, cuore non duole

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un nostro affezionato abbonato, residente a Milano, l’avv. Franco Altamura, sull’editoriale del direttore responsabile, Marina Labartino “Occhio non vede, cuore non duole”, pubblicato su LO STRADONE di Novembre 2018, riguardo il destino dei migranti in seguito alla chiusura del CPA di Corato.

Gentile Direttore,

da Coratino, vicino con il cuore alla mia Corato, lontano che sono ormai da oltre 60 anni, seguo con costante entusiasmo le pagine de LO STRADONE che ha, ora e da tempo, assunto i contenuti e la veste di un grande “Giornale”, valicante i confini della città che ne ha visto i natali.

Ho, quindi, letto, con ampio compiacimento e piena condivisione, il suo Editoriale “Occhio non vede, cuore non duole” apparso sul numero di Novembre 2018.

Mi sono venute alcune riflessioni che ho voluto esternarLe: vi è la generale sensazione, traente origine dalle contrastanti posizioni politiche, che il grave problema delle “migrazioni” sia stato e sia affrontato in modo estremamente semplicistico a fronte della eziologia del fenomeno migratorio e delle reali sue problematiche anche umane non meno rilevanti.

Si fa presto a “liquidare” il problema considerando luomo come una “cosa” e così volutamente ignorando il sacro diritto di tutti gli esseri umani alla vita, alla libertà, alla dignità, bianco o diverso che sia il colore della pelle.

Lei, con il Suo scritto, è entrata nel vivo e nel vero della questione: i dolori, le tragedie, le stragi, le guerre che affliggono l’umanità, non possono essere dimenticate o sottovalutate. Come tutti i grandi problemi l’emigrazione di massa esige di essere “governata”, studiata, regolata perché il relativo fenomeno, non nuovo nella storia dei popoli, abbia una adeguata soluzione, (che non è quella di “lavarsi le mani”), affidata al necessario connubio collaborativo delle nazioni quale esigenza comune a tutti i popoli retti dal presidio della civiltà e della legalità nel cui ambito agisce il dovere della solidarietà.

È certo che della migrazione dei “buoni” traggono sovente profitto i “cattivi” e perciò occorrono regole e strumenti atti allo sradicamento dal tessuto sociale di coloro che della migrazione si avvalgono per disegni criminosi o, comunque, lesivi del bene collettivo.

Come Lei ha scritto occorre, perciò, “vedere” e dare spazio al “cuore”; pure nella tutela dei diritti degli ospitanti va aperto il cuore al dolore per chi soffre, per chi è perseguitato, per chi fugge dalla guerra e difende la vita, per chi ha fame e sete anche di giustizia, per tutti gli afflitti ed i derelitti affranti dalla sopraffazione.

Vi è l’esigenza di un organo internazionale con delegazioni locali, che governi e regoli le migrazioni divenute ormai inevitabili. ma che, tuttavia, non prescinda dal diritto alla vita dei “migranti” quale presidio naturale di civiltà, di umanità, di giustizia.

I fenomeni migratori non hanno valenza politica, ma umana; non possono e non devono essere strumentalizzati, come spesso accade, per trame politiche o partitiche; il dovere del soccorso è nella morale e nelle leggi dei popoli civili anche al di là delle concezioni religiose.

È lodevole che Lei, dottoressa, abbia condiviso il bisogno di “vedere” e sentito il dolore del “cuore”, dolore che insorge prepotente e spontaneo al solo pensare alla sofferenza, ai disagi, alle umiliazioni di quelli che si trovano, incolpevolmente, a dover subire il penoso e avvilente fardello dell'”esilio”.

Anche loro, i “migranti”, sono “Creature” ed anche a loro si rivolge il Cantico del Santo di Assisi che appare, purtroppo, un’oasi nel crescendo di pensieri ed azioni che affliggono i preziosi valori democratici, morali e religiosi del nostro, come di molti altri Paesi a noi vicini.

Occorre, come Lei scrive, che “gli occhi vedano” ed “il cuore dolga” perché il dolore del cuore afferma il sovrano valore del bene e della solidarietà, nell’ovvio rispetto delle regole morali e giuridiche dei Paesi ospitanti e delle relative compagini sociali ed economiche.

La saluto con viva cordialità ed a Lei, alla Redazione, al Suo Giornale, agli amici di Corato invio i migliori Auguri di un Felice Anno Nuovo.

 

 

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