9 Maggio: impossibile dimenticare “Il Giorno della Memoria”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione del presidente del Centro studi politici “A. Moro” nella giornata della commemorazione delle vittime del terrorismo, in occasione del 33° anniversario dell’assassinio dell’on. Aldo Moro

Con la legge n. 56 del 4 maggio 2007, il Parlamento italiano ha riconosciuto il 9 maggio, anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, quale “Giorno della memoria “, al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno ed internazionale e delle stragi di tale matrice.

Noi del Centro Studi Politici “A. Moro”, come nei precedenti trentadue anni, non possiamo lasciar passare inosservata la tristissima data del 9 maggio 1978, giorno terribile in cui Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, veniva fatto trovare ucciso dalle Brigate Rosse, dopo 55 giorni di soffertissima prigionia.

L’auspicio della nostra associazione dedicata all’illustre statista pugliese è che in tale giorno, in assenza di iniziative più significative, venga dedicato dalle istituzioni pubbliche almeno un minuto di silenzio e raccoglimento al fine di contribuire a rafforzare il valore della memoria quale antidoto all’indifferenza e all’apatia. Non solo, ma anche a ricordare che la nostra democrazia e la difesa della stessa poggiano sul sacrificio e il sangue versato da vittime innocenti. Il nostro pensiero va anche alle tante famiglie che hanno vissuto e vivono nella quotidianità, spesso nella solitudine, il dramma della perdita dei loro cari, in molti casi senza aver ricevuto giustizia.

In un tempo in cui la memoria rischia di perire sotto i colpi della velocità che annienta il passato per esaltare le piccole vicende quotidiane, tocca alle istituzioni conservare il ricordo di coloro che si sono battuti per la democrazia e per la pace.

Ricordare Aldo Moro significa rievocare il messaggio di un uomo politico che aveva visto oltre, dove nessun altro era riuscito ad arrivare. In un periodo di impegnative trasformazioni ideologiche ed istituzionali, l’insegnamento moroteo alla tolleranza, al dialogo e al confronto, costituiscono un patrimonio morale, culturale e politico, che non può assolutamente andare disperso.

Aldo Moro credeva nel progresso del sistema democratico, a patto, però, che le autonomie locali non si trasformassero nell’esercizio di un potere pretenzioso. Ricordare Moro è, dunque, voler dare un segnale preciso verso la società di cui egli cercava sempre d’interpretarne idee e bisogni: “Dietro ogni voto – evidenziava sempre nei bellissimi incontri di cui ci onorava – c’è una persona. Dietro ogni persona, c’è un problema…”

Queste mie modeste riflessioni nascono anche da un’avvertita esigenza di un esame serio sulla crisi della politica tutta, di una certa politica in particolare, sempre più lontana da quei valori che devono sostanziare un impegno proiettato verso il raggiungimento del bene comune.

Anche se non si può generalizzare – per fortuna ci sono alcune lodevoli eccezioni – troppi sono gli esempi del crescente distacco della gente da chi dovrebbe rappresentare le istituzioni.

Spesso un artificioso conflitto, un pragmatismo cinico, un dirigismo lontano da soluzioni eque segnalano l’abbandono dell’idea della politica come servizio, di un servizio alla comunità tutta attraverso provvedimenti adeguati, giusti, equi, strategici per la crescita economica, culturale e democratica del Paese.

Il 9 maggio, allora, può essere l’occasione per tutti i cittadini, ma sopratutto per chi fa politica, per riflettere sul fondamentale contributo dato da Aldo Moro, nella sua lucida analisi politico nazionale, del percorso politico nazionale compiuto dal dopoguerra fino alla quasi fine degli anni ’70 e con la sua reale testimonianza attiva nell’agire politico.

Non può essere una sola fredda, ancorché sofisticata analisi storica, ma piuttosto la scoperta dell’attualità e della fondatezza del pensiero di Moro. Egli è stato un grande esempio di politico illuminato, nella consapevolezza piena della laicità della politica e perciò sicuro assertore dell’importanza dei valori a cui agganciare l’agire politico.

Pertanto, sono dell’avviso che chi è impegnato nei partiti, chi ha ruoli importanti nelle istituzioni locali, non possa venir meno al comune impegno di ricordare e di riflettere su un modo di fare politica diverso da quello attuale al fine di ritrovare slancio, con la passione e la partecipazione di tutti. Forse così potrà realizzarsi a pieno quella “terza fase” con un surplus di solidarietà istituzionale e sociale, nella giustizia e nella libertà, di cui gli italiani hanno urgente bisogno.

Per quanto ci riguarda, se alla scomparsa dell’uomo siamo ormai rassegnati, non lo siamo alla scomparsa della verità, del suo ricordo e…della politica. Continueremo, pertanto, a fare nostro il suo messaggio: “Noi non vogliamo essere gli uomini del passato, ma quelli dell’avvenire. Il domani non appartiene ai conservatorie ai tiranni: è degli innovatori attenti, seri, senza retorica. E quel domani nella società civile appartiene, anche per questo, largamente, alla forza rivoluzionaria e salvatrice del Cristianesimo. Lasciamo dunque che i morti seppelliscano i morti. Noi siamo diversi, noi vogliamo essere diversi dagli stanchi rari sostenitori di un mondo ormai superato”.(Aldo Moro)


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