Luca Mazzone, vincere l’impossibile con lo sport

L’atleta paralimpico campione del mondo si racconta in una tavola rotonda del Lions Club “Castel del Monte Host”

Luca Mazzone a Corato
L'atleta paralimpico Luca Mazzone si racconta

Trasformare le sfide in opportunità e rendere possibile anche ciò che non si credeva tale, attraverso la costanza e il sacrificio: questo è uno dei messaggi chiave emersi nella tavola rotonda con l’atleta paralimpico Luca Mazzone tenutasi nella serata del 5 ottobre nella Sala Verde del comune di Corato, su iniziativa del Lions Club “Castel del Monte Host”.

Una serata intitolata “Le sfide (im)possibili” che, moderata dal giornalista Mario Colamartino, ha centrato in pieno anche uno dei principi del Lions Club che si impegna in sfide quotidiane per poter dare il proprio contributo alla società con le risorse a propria disposizione, come sottolineato dal presidente della sezione coratina Claudio Amorese.

Corato: Lions Club ospita Luca Mazzone
L’intervento del presidente Claudio Amorese

Ospite d’onore, Luca Mazzone, Campione del Mondo di nuoto ed handbike che ha conquistato il podio dei giochi paralimpici di Sydney 2000 e Rio de Janeiro 2016, collezionando ben dodici titoli mondiali. Con lui, tenacia, la forza d’animo, il grandissimo esempio di chi, con semplicità e umiltà, non può non rendere orgogliosa la terra di Puglia, in cui è nato, e l’Italia intera per il chiarissimo messaggio che, con la sua attività sportiva, è in grado di diffondere nel mondo: «Tutti ce la possiamo fare, dobbiamo osare e rischiare e non arrenderci all’evidenza».

Nato a Terlizzi, Mazzone è sempre stato uno sportivo, da bodybuilder, pugile e calciatore, lo sport è una fondamentale costante nella sua vita. Costante divenuta importante e salvifica per reagire al trauma del gravissimo incidente che, nel 1990, a seguito di un tuffo in mare, urtando contro uno scoglio, gli è costata una lesione midollare che lo ha reso tetraplegico. «La vita cambia e tutto diventa impossibile, in quel momento pensi sia finita» – ha confidato l’atleta. Ma Mazzone non si è lasciato andare, ha saputo reagire con una incredibile forza e la testardaggine che lo contraddistingue, riuscendo a reinventarsi una nuova vita e raggiungere gli straordinari risultati sportivi che oggi lo rendono stendardo dello sport paralimpico italiano.

È la dott.ssa Stella Morgese, psicoterapeuta e psicoanalista, ad intervenire proprio sui meccanismi che si innescano nella mente umana in situazioni sconvolgenti, sulla elaborazione del trauma e la mentalizzazione delle parole. «L’impossibile – evidenzia Morgese – non impedisce di rivolgere l’attenzione e la ricerca verso altre mire, ricercando una nuova motivazione che possa rendere tutto di nuovo possibile. Il trauma non è l’evento di per sé ma tutto ciò che viene dopo, l’elaborazione e la reazione all’evento traumatico, c’è chi si lascia andare e chi integra il trauma nella propria vita e lo rende una sfida, una possibilità». Ed è quello che ha fatto Mazzone.

Dopo un duro anno di riabilitazione a Marsiglia è tornato In Italia dove, proprio a Corato, nel 1993 ha ripreso a praticare sport partendo dal nuoto. «L’acqua aveva un debito in sospeso con me e io mi sono vendicato, aprire la porta della piscina mi ha aperto un mondo» dichiara Mazzone che, in quella struttura ha anche conosciuto la donna che sarebbe diventata sua moglie. «Lo sport è stato la mia corazza e il mio stimolo, senza il quale non avrei potuto credere nel “possibile”. Ho cercato in me la forza, non volevo dare a niente e nessuno il potere di togliermi i sogni e scoraggiarmi, così ho affrontato il destino come fosse un avversario».

Il suo è un approccio positivo alla vita, traendo felicità dallo sport, malgrado i tanti ostacoli incontrati sul suo cammino che è, però, sempre riuscito a trasformare in possibilità. Una delle impossibilità da contrastare è quella di essere un atleta disabile che vive in un sud caratterizzato dalle difficoltà di reperire associazioni sportive, le lungaggini farraginose della burocrazia, la mancanza di fondi per consentire ad un atleta disabile di gareggiare fuori dal territorio, la carenza di strutture e il forte retaggio culturale. Tutte sfide che sembrano voler costringere un disabile ad arrendersi, a fermarsi, a non poter reagire e affermarsi perché privo di strumenti e sostegno. «Non volevo abbandonarmi su un divano, non volevo sentirmi una bambola di pezza e ho lottato, mi sono scontrato contro ogni “impossibile” per trasformarlo in “possibile”.  Con una pensione di invalidità ho fatto dei sacrifici per poter acquistare le attrezzature per il nuoto e l’handbike che mi hanno permesso di gareggiare per i titoli mondiali e olimpici» confida il campione che si allena da solo e deve molto agli sponsor che lo sostengono nelle sue imprese.

Una testimonianza accorata e trasparente da cui, purtroppo, emerge una disarmante immobilità delle istituzioni che lasciano letteralmente solo un campione olimpico, ambasciatore di Puglia e d’Italia come Luca Mazzone invece di impegnarsi a creare un connubio con associazioni e società sportive. «Spesso sono anche le associazioni a non informarsi e a chiudersi, restando incapaci di aprire le porte agli sportivi disabili, ignorando la possibilità di coinvolgere le Asl che potrebbero lavorare in sinergia per supportare gli atleti con disabilità» afferma Mazzone.

Luca è attivamente impegnato anche nella promozione dell’abbattimento di barriere architettoniche, come il progetto, in realizzazione a Giovinazzo, per consentire l’accesso al mare delle persone disabili in una spiaggia pubblica. È stato il campione paralimpico ad aver intercettato la zona ideale per l’attuazione del progetto, come l’area cosiddetta “trincea”, congeniale per la sua conformazione naturale, dando indicazioni sulle modalità e suggerendo persino al sindaco di Giovinazzo l’adesione a un bando per finanziamenti stanziati per l’abbattimento di barriere architettoniche. Un progetto di riqualificazione urbana che consentirebbe, oltre all’accesso in spiaggia, anche una balneazione assistita, illustrato dall’architetto Francesco Marzulli che ha aggiunto come sia inammissibile rilevare barriere architettoniche in strutture di attuale costruzione.

Luca Mazzone è questo, un esempio di coraggio, nell’affrontare le sfide della vita, determinazione, nel superare limiti e ostacoli credendo nelle proprie possibilità, che può, anzi, deve essere ispirazione per quanti lottano per non abbattersi in condizioni di disabilità ma soprattutto per i giovani, spesso inclini all’euforia dell’onnipotenza tipica dell’età. La sua vita è lo sport, lo sport è la sua vita perché restituisce a tutti il diritto all’uguaglianza.

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