Lo sdegno dei cittadini per quel tanfo irrespirabile.

La situazione stamani alla rotonda di Via F.lli Cervi

Non tardano a farsi sentire gli effetti della chiusura dell’impianto di compostaggio e trattamento RSU di Giovinazzo avvenuta nel primo pomeriggio di ieri. Se, come riportato dal comunicato del Comune, si “confidava nell’operato dell’ATO Bari per la rapida soluzione di questa nuova emergenza” , i nuovi sviluppi promessi sono sì giunti, ma dalla strada piuttosto che dalle stanze dei bottoni.

Sin da questa notte – come ci hanno tempestivamente segnalato numerosi residenti della zona “mercato” non celando l’evidente preoccupazione, sconforto e disagio – uno stomachevole olezzo puzzolente si levava dai tanti nuclei di conferimento rifiuti del quartiere. Le nostre immagini, scattate questa mattina prima del (tardivo) intervento degli operatori della nettezza urbana sono eloquenti. Anzi, disarmanti. E forse un po’ incomplete, perchè dallo schermo non può (per fortuna) trasudare l’odore.IMG_20150806_082328

«Passi la temporanea emergenza, questa non è che la cima di un iceberg – ci riferiscono alcuni abitanti rimasti letteralmente storditi per il tanfo che il caldo vento agostano contribuisce a spargere nel quartiere – non siamo nuovi a queste situazioni di disagio. Basta farsi una passeggiata in tempi non sospetti e qui si troverà più o meno lo stesso scenario». Gli fa eco un altro signore: «La città è sporca, sono sporche le strade, le piazze, i vicoli. Cartacce e rifiuti ce li troveremo presto nei nostri portoni». E questo, a dire il vero, è un liet motiv ricorrente nelle indagini de Lo Stradone per le vie della città. Sarà pronta Corato ad accogliere i “forestieri” per l’imminente festa del Santo Patrono in una veste il più possibile candida?

«Oggi per gettare il sacchetto dell’umido avrei avuto bisogno di un paio di robusti guanti – ci rivela un altro cittadino indignato mostrandoci lo stato del bidone nero – era fradicio, sporco e, soprattutto, in fermentazione. Vi risparmio aggettivi sull’odore per non mettervi in subbuglio lo stomaco» ha aggiunto sarcastico.

Il parere sulle motivazioni del disagio, tuttavia, è unanime:

«Il vero problema non è l’emergenza temporanea rifiuti. La verità è che questi bidoni non vengono mai lavati e così sporcizia, batteri e, come ormai noto topi (numerose le trappole installate in zona, ndr) proliferano. Quando si deciderà l’Amministrazione a prendere seri provvedimenti per una città che diventa a vista d’occhio sempre più sporca?».

Senza attendere i rimedi artificiali, a dirla tutta, l’emergenza topi la natura la sta risolvendo a modo suo, secondo leggi antichissime, ineluttabili e irrefrenabili: quelle della piramide alimentare. Frequenti sono infatti gli avvistamenti e gli incontri ravvicinati con le volpi (paraggi scuola Imbriani), che pare abbiano trovato in queste zone non solo l’habitat ideale per la tana, ma anche e soprattutto un facile accesso al cibo. Altrimenti, come insegna la loro proverbiale furbizia, avrebbero eletto domicilio altrove. Ma questa è un’altra storia.

Nella “Storia di un cestino che diventò cassonetto“, tagliente pezzo con un filo di ironia scritto dal direttore Giuseppe Di Bisceglie all’inizio dell’estate, si invitavano i cittadini a rispettare scrupolosamente le regole della raccolta differenziata per somministrare un’iniezione di civiltà. Ora sono i cittadini a chiedere agli amministratori un briciolo di dignità.
Un binomio, quello civiltà/dignità, che se garantito d’ambo le parti, cittadinanza e amministrazione porterà, quanto meno, a una città più vivibile.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami