«La lezione delle piste ciclabili», questa la chiave di lettura proposta da Gaetano Bucci

Le piste ciclabili hanno sempre fatto parlare di sé, ma la mozione del consigliere Patruno e dei partiti di minoranza circa la loro abolizione, respinta a maggioranza dal Consiglio Comunale, ha avviato un fitto dibattito politico e cittadino. Ad esprimere il suo parere è questa volta Gaetano Bucci,

 da sempre attento osservatore delle questioni cittadine, il cui contributo viene riportato qui di seguito nella sua versione integrale.

«Lunedì 16 maggio il Consiglio Comunale di Corato ha rigettato una mozione dell’opposizione tendente all’eliminazione delle cosiddette “piste ciclabili”. Alla massima assise si è giunti dopo un lungo dibattito che ha visto tra i protagonisti anche il dott. Luigi Patruno che ormai da tempo va denunciando i vizi politici di chi guida la città.

Così, nello stesso giorno in cui in Italia andava in onda la dèbâcle elettorale di Berlusconi e del centrodestra, a Corato andava in scena l’ennesima prova di forza tra Perrone e la città. Curiosa coincidenza o segno del destino? Sta di fatto che tutti hanno potuto costatare come il primo ministro italiano non sia più in grado di sentire il paese, e il secondo non sia più in grado di ascoltare la città.

Perrone come Berlusconi. Ancora una volta entrambi hanno dimostrato di non credere nella “democrazia”, ovvero nel valore delle decisioni partecipate e condivise. Entrambi sono avvitati su se stessi. Nel loro successo si cela ormai la loro caduta.

A Corato il nostro Sindaco e la sua maggioranza nel loro piccolo hanno dato una lezione di “trasformismo politico” non meno insidiosa di quella nazionale. Infatti, con una mossa tanto astuta quanto demagogica, si sono appropriati di un tema ambientale caro alla sinistra e, senza svolgerlo correttamente, l’hanno rovesciato contro la stessa. Come in una commedia del teatro dell’assurdo le parti si sono invertite. Il centro-destra, che finora a Corato ha spadroneggiato e villaneggiato, è apparso campione del fare e della buona politica, mentre il centro-sinistra è apparso campione di chiacchiere e di particolarismo politico.

Le cose evidentemente non stanno come l’apparenza mostra. E dispiace che in tanti sono caduti nella “trappola della bicicletta” tesa dal Gino nostrano. Dispiace che nel tranello siano caduti i partiti di opposizione e i “resistenti” della maggioranza, qualche giornalista e qualche notevole commentatore.

La questione delle piste ciclabili, a guardarci bene, è una “non questione”. Le piste ciclabili, per quanto e come sono state realizzate, in realtà non esistono. Meravigliarsi del cattivo funzionamento e determinarsi a chiederne l’abolizione è una specie di inutile pleonasmo. Esse sono nate morte e tali rimangono e rimarranno. Esse sono servite, ed è qui la trappola, piuttosto a distrarre l’attenzione da altri e molto più seri problemi della città e a portare in agenda politica un tema strumentalmente vincente per Perrone e la sua stanca e sofferente squadra.

Qual è invece il tema vero nascosto e sotteso a questa ennesima prova di forza voluta e provocata dal Sindaco? Il tema vero è uno ed uno solo, quello della “autocrazia di Gino Perrone”. Lo si capisce anche assistendo alle sedute del Consiglio Comunale ogni volta che va in scena un argomento controverso. Da un lato una opposizione coraggiosa, generosa e loquace che si impegna con mille argomenti a sostenere le proprie tesi e dall’altro una maggioranza chiusa che, in “bizantino silenzio”, subisce l’arroganza decisionale e verbale del Sindaco, suo proprio padre-padrone. Alla fine si va alla conta e si impone la lucida e tracotante forza dei numeri, esibita più come arma letale del primo cittadino che come forza della ragione e della volontà popolare.

Pertanto la questione centrale, in questa occasione della vita pubblica di Corato come in tante altre, non è il “che cosa si deve decidere”, ma il “chi e come si decide”.

Quando si capirà questo Corato avrà risolto il maggiore dei suoi problemi. Ovvero quello di avere una testa che faccia ciò che il corpo vuole, e non una che fa ciò che il corpo rifiuta.

Ma per fare ciò, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra, ci vuole più convinzione democratica e maggiore coraggio dialettico. Se ciò non accadrà il “dopo Perrone”, che per fortuna è prossimo, forse non sarà molto diverso da quanto è avvenuto in questi ultimi dieci anni.

Noi però “restiamo umani”, pensiamo positivo e cristianamente speriamo che un nuovo giorno arriverà anche per noi “semplici cittadini” di Corato».

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