Il liceo Oriani rievoca l’Olocausto con uno spettacolo

“Etty Hillesum: tra il filo spinato e il cielo”, messo in scena nell’auditorium della chiesa di “San Gerardo” dalla compagnia “Teatrermitage”

Il liceo Oriani rievoca l'Olocausto con uno spettacolo
Un momento dello spettacolo nell'auditorium di San Gerardo

La Giornata della Memoria, data la sua importanza dal punto di vista storico, sociale e culturale, rappresenta un importante momento di meditazione nelle scuole. Pertanto, anche il liceo Oriani ha deciso di ricordare quella che è stata una triste pagina del Novecento, ovvero l’Olocausto.

Lo ha fatto dedicando a questo tema una vera e propria assemblea che ha coinvolto l’intero istituto. Lo scorso sabato, infatti, gli studenti hanno assistito allo spettacolo “Etty Hillesum: tra il filo spinato e il cielo”, messo in scena nell’auditorium della chiesa di “San Gerardo” dalla compagnia “Teatrermitage”.

La vicenda si è dimostrata incentrata sulla figura di Etty Hillesum, intellettuale ebrea di origine olandese, morta ad Auschwitz nel 1943. Prima di giungervi, però, la poetessa aveva scritto un diario e tante lettere mentre si trovava in un campo di smistamento in Olanda.

Nel corso della rappresentazione, sono stati letti alcuni dei suoi pensieri, frutto della riflessione di quella che è stata una testimone diversa dal solito. Nel suo mondo interiore, infatti, è riuscita a sviluppare un concetto diverso di resistenza al male, attraverso la bellezza, la poesia, la lettura e, soprattutto, l’amore per gli uomini.

Proprio per questo, lo spettacolo è stato basato principalmente sul racconto, da parte di una voce narrante, dei messaggi che la Hillesum scriveva ai suoi corrispondenti epistolari. Il tutto si è svolto in un’atmosfera soffusa e in una scenografia semplice, corredata soltanto da tanti libri, testimonianza della passione della giovane intellettuale.

Tra una lettura e l’altra, diversi sono stati gli intermezzi musicali da parte di un trio di musicisti di fisarmonica, clarinetto e violino. Suggestive e malinconiche le melodie, alcune tratte dalle colonne sonore di film, altre provenienti dalla tradizione yiddish ed ebraica. Queste, per altro, venivano suonate quando gli ebrei giungevano nei campi dopo il viaggio di deportazione.

Ciò che più ha colpito, però, è stato l’ascolto delle riflessioni analizzate che manifestavano l’attaccamento alla vita da parte della scrittrice, la sua instancabile voglia di lottare e la sua capacità di riuscire sempre a trovare la speranza e la fede in Dio.

Solo in questo modo, quindi, Etty Hillesum è riuscita a creare una sorta di distacco dalla realtà che la circondava. Quindi, proprio provando compassione anche per coloro che commettevano crimini violenti, è stata in grado di trovare in un contesto così drammatico la felicità.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami