“L’Eredità di zia Menica”, intervista con Aldo Capogna

Nasce da una sua idea la rappresentazione teatrale portata in scena dal gruppo teatrale ARCA, che offre spunti di riflessione sul valore della lingua vernacolare

“L’Eredità di zia Menica”
“L’Eredità di zia Menica”

Nel teatro comunale di Corato, sabato 26 e domenica 27 Maggio, il gruppo teatrale ARCA ha portato in scena “L’Eredità di zia Menica”, una coinvolgente commedia vernacolare.

Lo spettacolo presenta un contesto storico-culturale ben preciso: la vicenda è infatti ambientata nell’Italia agli inizi degli anni Sessanta, periodo in cui, grazie all’incremento dell’industria, la popolazione tende a migrare dalla campagna verso le città. A causa di ciò si estingue gradatamente la cultura contadina, che differisce da quella del ceto medio per l’utilizzo del dialetto, considerato elemento di arretratezza culturale.

La commedia “L’Eredita di zia Menica” rappresenta il confronto tra famiglie dalle caratteristiche opposte, coinvolte in una vicenda di eredità: la famiglia Piazza, molto dedita alla cultura, incarna tutti i pregi e i difetti dell’alta borghesia, e la famiglia Campagna, confinata in una masseria della Murgia ruvese-coratina, parla il dialetto nella forma più rozza ed arcaica.

A fornirci ulteriori dettagli sulla realizzazione della commedia è il suo ideatore e sceneggiatore, Aldo Capogna.

La commedia “L’eredità di zia Menica” è ambientata in un contesto storico-culturale molto diverso da quello attuale, tuttavia tutti gli spettatori sono riusciti a seguire la vicenda e a sentirsi parte integrante di essa.

Poiché non tutti gli spettatori conoscono bene il dialetto e molti di essi provengono da città limitrofe di Corato, abbiamo scelto di semplificare la terminologia dialettale e di accompagnarla con una gestualità molto accentuata che, oltre ad essere elemento di comicità, ne facilita la comprensione. Abbiamo sostituito termini molto arcaici, ormai in disuso, con espressioni più moderne, in modo tale che ognuno potesse inverarsi nella vicenda.

Una delle tematiche presenti nella commedia è il valore della famiglia. Quali relazioni intercorrono tra i membri dello stesso nucleo familiare?

Sebbene le famiglie Piazza e Campagna appartengano a contesti sociali diversi, le dinamiche dei rapporti tra i membri di una stesa famiglia sono più o meno simili. Il protagonista Mario Piazza (interpretato da Pino Leo) è un docente di letteratura italiana che esaspera il preziosismo del suo modo di parlare e questo atteggiamento è condiviso da sua moglie Isabella (interpretata da Mariella Mastromauro), che appoggia tutte le sue decisioni. La divergenza di pensiero però è causa del rapporto ricco di conflitti con sua suocera, che spesso si scontra con loro perché tendente all’utilizzo del dialetto. Nella famiglia Campagna, invece, Tittille (interpretato da Mimmo Tarricone) si presenta come il tipico “capofamiglia” autoritario, che non ammette contestazioni e compie scelte che riguardano tutta la famiglia. In realtà la sua è solo un’esuberanza di facciata perché la vera artefice delle decisioni delle famiglia è sua moglie Colette, donna aggressiva e determinata (interpretata da Rosa Scaringella).

Nell’Italia degli anni ’60 il dialetto era considerato elemento di arretratezza culturale. Secondo te che valore ha oggi la lingua vernacolare?

Oggi il dialetto è parte integrante del patrimonio del nostro territorio e per questo è considerato oggetto di studio. Questa commedia può essere vista anche come occasione per riprendere questo aspetto della nostra storia, spesso sottovalutato e dimenticato.

Cosa ha ispirato il finale a sorpresa, ricco di colpi di scena?

L’obiettivo del finale è quello di trasmettere un’importante lezione: bisogna vivere senza pregiudizi prestandosi all’ascolto degli altri e cercare di comprendere coloro che sono diversi da noi. Questo messaggio sottende tutta la vicenda che, oltre a trasmettere positività, vuole anche far riflettere lo spettatore.

 

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami