«Leggere è figo», intervista con Manlio Castagna

L’autore, ospite del progetto Confabulare - libri fuori dagli scaffali, ha fatto del mondo giovanile il suo universo di riferimento

Manlio Castagna ospite di Confabulare
Manlio Castagna

«Leggere è figo» ha ripetuto lo scrittore salernitano Manlio Castagna ai suoi giovani lettori in occasione della presentazione del libro “Petrademone – la terra del non ritorno” (Mondadori ragazzi), secondo volume della sua trilogia, presso il Museo del Libro – Casa della Cultura di Ruvo di Puglia, nell’ambito del progetto Confabulare – libri fuori dagli scaffali.

Un incontro, quello con Manlio Castagna, denso di entusiasmo e passione per la lettura, un dialogo dinamico e appassionato, spaziando tra cinema, letteratura, serie tv, avente come filo conduttore l’energia, la curiosità e la fantasia tipica dei più giovani che guardano al mondo con fiducia e voglia di crescere.

Occasione per noi per conoscerlo meglio.

Manlio Castagna ha esordito alla regia e sceneggiatura nel 1997 con il pluripremiato corto “Indice di frequenza”, con Alessandro Haber. Dal 1998 nell’organizzazione del Giffoni Film Festival di cui è, dal 2007, vicedirettore artistico. È creative advisor per il Doha Film Institute in Qatar e critico cinematografico per Virgin Radio. Sceneggiatore e regista di videoclip, documentari, cortometraggi, episodi di webserie, si occupa anche di fotografia, neurocomunicazione e semiologia degli audiovisivi. Dopo aver pubblicato saggi sul cinema, sull’amore e sui cani, esordisce nella narrativa per ragazzi con “Petrademone – Il libro delle Porte” (2018) che conta già 12mila copie vendute. Dallo scorso 5 febbraio è in libreria con il secondo volume della trilogia fantasy “Petrademone – La terra del non ritorno” che si è immediatamente posizionato in cima alla classifica dei titoli più venduti per ragazzi. Atteso per il prossimo autunno, il terzo volume della trilogia.

 

Dopo aver pubblicato dei saggi, come è avvenuta la svolta verso la scrittura di libri per ragazzi?

Niente è più lontano da me che la “saggezza” (risponde scherzando, ndr). Scrivere per ragazzi è stata una scelta naturale e quasi obbligata pèerché dopo 20 anni di lavoro al Giffoni Film Festival, uno degli eventi mondiali più importanti centrati sul mondo giovanile, ormai questo è diventato il mio universo di riferimento.

Data la tua esperienza, quanto è importante comunicare ai ragazzi e con i ragazzi e quanto è importante per gli adulti ascoltarli?

È importante comunicare e ascoltare, sempre, con tutti, non solo con i ragazzi. Nello specifico dei più giovani, a volte tendiamo a dimenticare che sono il presente e non solo il futuro dell’umanità. Un ragazzo non è un essere umano che verrà e che, quindi, adesso è superfluo ascoltare, ma è già qui, ora. E tessere un dialogo con un giovane è un’occasione per mettersi in gioco e mettere in crisi le proprie granitiche certezze da adulti.

Vista la tua empatia ed energia con gli studenti, cosa significa per te incontrare i ragazzi, cosa ti trasmettono?

Gli incontri con i ragazzi per me sono vitali, sono il carburante con cui alimento la mia passione per la scrittura, che è innanzitutto desiderio di raccontare storie. I ragazzi non sono ancora contaminati dall’esasperazione del tempo che non basta mai, ma non voglio costruire un’apologia dei giovani, perché non sono solo ed esclusivamente “bene”. Non sono angeli, molte volte sono anche delle canaglie, sono spesso annoiati e perfino crudeli, specialmente coi loro coetanei che non accettano. Per me la parola chiave non è “amore” (incondizionato), ma “rispetto”, cioè capire, dialogare, mettendosi ad altezza dei loro occhi. Senza pregiudizi, né positivi, né negativi.

Cosa emerge più spesso da questi incontri?

Che è falso pensare ai ragazzi come esseri ormai senza passione e perdutamente agganciati a uno schermo. Tutti gli esseri umani hanno bisogno e voglia di storie, giovani compresi.

Cinema, radio, letteratura, web. Si può dire che la tua vita è dedita alla comunicazione artistica. Quale veste senti calzarti meglio?

La veste che mi va più comoda è quello dello storyteller. Anche quando scatto una fotografia (altra mia passione) cerco di raccontare una storia. Quindi direi che questa è la mia vocazione e il mio godimento, sin da quando ero davvero piccolo.

Quali sono i temi che affronti maggiormente e quale il messaggio che intendi comunicare con il tuo lavoro? 

Non penso mai a temi che voglio affrontare e men che mai oserei pensare a me come a un autore che desidera inviare messaggi, per quello c’è whatsapp. Posso dire che mi affascina il lato oscuro dell’esistenza, mi seduce il tema dell’insondabile, adoro esplorare la paura in tutte le sue forme. Ecco, direi questo.

Prossimi progetti?

Sono talmente tanti che mi sarebbe difficile elencare i prossimi progetti, posso dirti che tra letteratura, cinema, tv potrei stare tranquillo per i i prossimi tre anni. Ma io e la tranquillità siamo rette che non si incontreranno mai.

 

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