Legami: progetto di integrazione che conquista Corato

Avvincente spettacolo allestito al Teatro Comunale dai 20 allievi del COET, italiani ed extracomunitari, ideato e diretto da Francesco Martinelli, condiviso e sostenuto dalla Fondazione Casillo

Legami: progetto di integrazione che conquista Corato

È il tema della integrazione quello andato in scena sabato 18 maggio al Teatro Comunale di Corato con il progetto “Legami”, ideato e diretto da Francesco Martinelli, attore, insegnante, regista, condiviso e sostenuto dalla Fondazione Casillo e patrocinato dall’Associazione Onlus “Insciallah” e dal Comune di Corato.

“Legami” è vocabolo dalla doppia valenza: se pronunciata con l’accento sulla “e” è quasi una invocazione, una richiesta di appartenenza, il desiderio di uno che incontra il desiderio dell’altro; se invece lo si pronuncia con l’accento sulla “a”, rappresenta il mezzo di unione, vincolo morale e affettivo che comporta fedeltà reciproca, qualcosa che si crea, permane e resiste, nonostante il fluire della vita.

Su questa ambivalenza si fonda lo spettacolo interpretato dagli allievi del COET Centro di Orientamento ed Educazione Teatrale del Teatro delle Molliche, in parte italiani ed in parte extracomunitari (provenienti da Costa d’Avorio, Senegal, Nigeria, Cuba, Russia): Capozza Giulia, Clifford Donason, Cuccovillo Caterina, De Palma Daniela, Fariello Martina, Fiore Sara, Iffanyi Emmanuel, Izhbuldina Maria, Kambire Kpekpejean, Malcangi Francesca, Martinelli Tristano, Mazzilli Raffaella, Pastore Germana, Pedroso Acosta Griselda, Saccotelli Antonio, Saulle Lucia, Siracusano Claudia, Soly Moussa, Tandoi Roberto.

Insieme si sono mossi all’interno di una scenografia scarna, sul palcoscenico soltanto una grande luna su sfondo azzurro, e lì hanno intrecciato voci, lingue, canzoni, esperienze e culture diverse, autentiche e intense, con l’obiettivo di stare genuinamente insieme e trasmettere al pubblico che ha affollato la platea l’importanza delle relazioni umane attraverso i loro racconti universali, nei quali ha prevalso il desiderio di “focolare”.

Un canovaccio semplice ed avvincente, a tratti poetico, a tratti divertente, che solo apparentemente seguiva i canoni dell’improvvisazione, frutto della ricerca iniziata con il romanzo più amaro di tutti quelli prodotti da Luigi Pirandello ma, come affermava lo stesso autore, “profondamente umoristico, di scomposizione della vita”.

Sulla scena personaggi in abiti comuni, il capo coperto da una bombetta, i quali, sebbene senza patria, lavoro, domicilio, nome, si sono trovati ad essere “legati” tra loro da un rito collettivo, indispensabile e necessario, mirato a conoscere sé stessi ma pure i propri compagni, attraverso un percorso di crescita che insegna a trasformare gli stati d’animo negativi in una sfida gioiosa e consapevole.

Esibizione conclusiva di un percorso di inclusione e coscienza sociale, durato circa cinque mesi, dipanatosi all’interno del Laboratorio Teatrale di Impegno Civile condotto da Francesco Martinelli ed inserito nelle attività di Buoncampo della Fondazione Casillo, che ha dato vita ad una rete di relazioni basate sulla fiducia e sul dialogo, con lo scopo di rendere gli extracomunitari interlocutori attivi in una società di accoglienza che li considera risorsa ed arricchimento, garantendo a ciascuno gli stessi diritti e annullando ogni forma di discriminazione nel pieno rispetto delle differenze.

 

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