Legambiente si esprime sulla limitazione della raccolta del secco residuo

Secondo l'associazione ambientalista, una campagna di informazione e sensibilizzazione avrebbe dovuto precedere una decisione così drastica.

secco residuo

A causa della tendenza a far convergere diversi tipi di rifiuti all’interno del secco residuo, di recente l’Asipu ha annunciato che questo sarà raccolto esclusivamente tramite la raccolta porta a porta e non sarà più accettato presso l’Isola Ecologica, al fine di migliorare la qualità della raccolta differenziata.

Questo annuncio è diventato oggetto di un dibattito molto acceso al quale ha preso parte anche Legambiente.

«Il problema posto dall’ Azienda è reale -comunica Legambiente- potrebbe accadere che la possibilità di conferire il secco residuo indiscriminatamente e in qualsiasi momento porti alcuni concittadini più pigri a gettare i rifiuti nel secco, senza fare lo sforzo di seguire la differenziata, certi di potersi liberare delle buste in qualsiasi momento. Al contrario, una maggiore restrizione di questa possibilità potrebbe portare i suddetti cittadini ad uno sforzo maggiore di differenziazione dei rifiuti, in quanto l’alternativa sarebbe tenere in casa svariate buste di secco residuo, che potrebbero creare disagi in termini di igiene. Tuttavia, il nostro timore è che non necessariamente la risposta sarà questa. Un rischio molto concreto, sebbene riguardi una porzione minoritaria dei coratini, è che il cittadino che già pecca di scarso interesse verso la raccolta differenziata, possa decidere di disfarsi dei rifiuti nel modo più semplice che possa trovare, ossia abbandonando i rifiuti nelle nostre campagna o nei luoghi della città più degradati. Oppure si potrebbe assistere ad un peggioramento della pratica del conferimento dei rifiuti in quei paesi limitrofi che ancora non praticano il porta a porta. È nostra opinione che una efficace campagna di informazione sulla questione avrebbe potuto scongiurare l’adozione di una misura tanto drastica. Spiegare al cittadino perché è importante seguire la raccolta differenziata e cosa succede ai rifiuti che producono, anziché semplicemente imporre delle regole. Il problema di fondo è ormai vecchio e riguarda in generale l’approccio delle nostre istituzioni ai temi complessi: l’idea che si possano imporre grandi cambiamenti dall’alto senza tenere in considerazione l’opinione e le perplessità dei cittadini è di per sé fallimentare. Una campagna di informazione e sensibilizzazione, nel centro storico come nelle periferie, dovrebbe anticipare qualsiasi tipo di progetto, in particolare se questo va a scontrarsi con le abitudini e lo stile di vita delle persone. Un miglioramento altrettanto importante è richiesto nelle capacità progettuali di amministrazione, politica e terzo settore. Queste tre realtà dovrebbero senza dubbio operare insieme per dar vita a progetti coerenti e a tutto tondo, anziché a frazioni di realtà che da sole non sono sostenibili. Si pensi ad esempio alla raccolta differenziata. Come si può invitare i cittadini a differenziare i rifiuti in casa, se nei luoghi pubblici scarseggiano i cestini per raccogliere separatamente almeno carta, plastica e secco residuo? Perché nel programmare la raccolta differenziata non si è anche pensato ad un sistema di vuoto a rendere? E perché un progetto come Riciclopoli, portato avanti da Ufficio Ambiente, Legambiente e ragazzi del Servizio Civile a favore della diffusione della cultura della differenziata a Corato non è stato rinnovato? E così via. La fretta con cui il porta a porta è stato adottato a Corato probabilmente non ha dato modo a chi di dovere di attuare queste accortezze, ma nulla toglie che ora non si possa ottimizzare. Sono passati già diversi anni dall’introduzione del porta a porta in città e nonostante le difficoltà e le critiche, Corato si distingue per le percentuali di differenziata raccolta, che ci lasciano ottimisti rispetto alla possibilità di migliorare ulteriormente. D’altronde, nell’ultima classifica di Comuni Ricicloni Puglia, Corato si è attestata al quinto posto con il 77.1 % di differenziata. Legambiente è convinta che i tempi siano maturi per ridiscutere, questa volta partendo dal basso, l’assetto del nostro sistema di raccolta, anche in virtù delle novità in campo tecnologico che riguardano il settore del conferimento dei rifiuti e dell’economia circolare più in generale e che stanno offrendo strumenti sempre più adatti ad applicare una premialità per chi esegue correttamente lo smistamento del rifiuto. Ci rendiamo conto che l’Asipu si trova ad operare in un contesto non ottimale e fa il possibile per offrire un servizio che non può assolutamente essere lasciato al caso, pertanto ci auguriamo che la prossima amministrazione voglia assumersi la responsabilità di creare le migliori condizioni possibili affinché ciascuno possa fare la sua parte, cittadini compresi».

 

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