Le relazioni familiari

Nella nostra società siamo portati a considerarci come individui chiusi nel nostro guscio, come soggetti isolati rispetto agli altri. In determinati momenti della nostra vita, però,  (come nell’innamoramento o nel lutto) viene posta in assoluto primo piano la vita relazionale, l’importanza del rapporto e diviene prioritario l’altro, rispetto al quale definiamo noi stessi. Come afferma G. Bateson (antropologo, psichiatra e filosofo, oltre che teorico delle familiari),ciò che conta è il sistema delle relazioni, non gli elementi o l’insieme degli elementi. Niente e nessuno è ciò che è, se non in funzione degli scambi, delle trasformazioni e delle simmetrie: delle relazioni appunto.

La psicoterapia familiare degli anni ’50 e ’60 è stata la prima ad introdurre un’idea nuova di individuo, come soggetto connesso alle relazioni. Bateson sostiene, appunto, che “l’individuo è un sottosistema di sistemi più grandi”. Questo concetto ci dice che l’individuo preso in isolamento non funziona più. La mente funziona nel rapporto con gli altri, sia dal punto di vista cognitivo che da quello affettivo. Anche la neuropsicologia afferma questo concetto, evidenziando che non ci sono cervelli singoli, ma solo cervelli in interazione.

Se pensiamo all’interazione tra individui pensiamo primariamente alla famiglia, il primo e il principale ambiente in cui facciamo esperienza relazionale.

La struttura familiare è però anche un’entità non statica, in quanto essa cambia continuamente sulla base della società in cui è inserita: la famiglia contemporanea non è, infatti, molto simile a quelle del passato, anche se tra le varie epoche storiche si possono individuare delle somiglianze.

Un elemento che contraddistingue i sistemi familiari è quello di interdipendenza. Se per esempio in una famiglia un elemento cambia, anche tutti gli altri individui devono cambiare e tutto il sistema deve trovare una nuova organizzazione, nuovi equilibri. E questo vale sia per icambiamenti positivi, sia per quelli negativi. L’interdipendenza tra i membri di una famiglia non è sempre visibile, in quanto essa diviene chiara e presente quando si rompe, quando il sistema è “costretto” a cambiare. Provate a pensare a una famiglia con due figli capaci e bravi a scuola e che non hanno mai creato problemi ai genitori; improvvisamente un figlio ha una malattia grave e tutta la famiglia si adopera per sostenerlo nelle cure che dovrà affrontare. Il figlio malato si opera, l’intervento e la terapia successiva vanno bene, tanto da portarlo alla guarigione. Improvvisamente l’altro figlio (quello sano) tenta il suicidio, nello sconcerto di tutta la famiglia. Se pensiamo all’interdipendenza, capiamo che il tentativo di suicidarsi dell’altro figlio potrebbe spiegarsi come la fase finale di una condizione di disagio non vista dei genitori in tutto il periodo in cui erano impegnati nel prendersi cura del figlio malato di tumore.

La famiglia può anche essere descritta sulla base delle alleanze interne tra i membri. Le alleanze possono rispettare o infrangere le gerarchie della famiglia: per esempio la coppia genitoriale può essere alleata e complice o può non esserlo affatto. Oppure si pensi al sottosistema dei fratelli adolescenti tra cui solitamente c’è una fortissima alleanza. D’altro canto nelle famiglie possono anche esserci alleanze pericolose, come nelle situazioni di separazione, quando un adulto si allea con un bambino contro l’altro genitore.

Altro importante concetto usato nella psicologia della famiglia è quello di confine. A tal proposito si parla di famiglie disimpegnate e famiglie invischiate (Minuchin, 1976). In una famiglia disimpegnata i confini tra i membri della famiglia sono particolarmente rigidi, e ad esempio in questi casi le emozioni di un individuo non vengono colte e percepite dagli altri. I membri di queste famiglie vengono descritti come “isole”, nel senso che ognuno dal punto di vista emotivo è abbastanza impermeabile e impenetrabile agli altri. Al contrario, nelle famiglie invischiate, in cui i confini appaiono molto labili, la tensione di un membro della famiglia coinvolge immediatamente tutti gli altri membri.

Molte condizioni di disagio e ancor peggio di psicopatologia si sviluppano nei periodi di transizione familiare, cioè nei periodi di acuta tensione della famiglia, spesso in relazione a cambiamenti forti che interessano i singoli membri o l’intero sistema. È questo il caso, per esempio, di una grave malattia di un genitore, di un importante cambiamento di lavoro o dell’uscita di un figlio dal nucleo familiare originario, per formarne uno nuovo.

Naturalmente questi aspetti non riguardano solo il nucleo familiare principale dell’individuo, in quanto molto spesso anche i rapporti con le famiglie d’origine (genitori, nonni, …) entrano a pieno titolo nelle dinamiche familiari attuali. Quanto allargare il campo di osservazione e considerarli cruciali è, per esempio, un aspetto da valutare sulla base degli obiettivi di una terapia familiare.

Questi ed altri concetti aiutano a comprendere l’organizzazione della famiglia e quindi danno importanti indicazioni sia nella comprensione del problema attuale (eventuali fasi di stallo) sia nel fornire un aiuto terapeutico che permetta l’autodeterminazione e il benessere dei singoli membri, come anche l’evoluzione dell’intero sistema familiare, attraverso il raggiungimento di un nuovo equilibrio tra i membri e un rafforzamento delle risorse interne.

Fonti:

– Bowen M., 1979, Dalla famiglia all’individuo, Roma, Astrolabio.

– Erikson, E. H., 1984, I cicli della vita, Roma, Armando Editore.

– Haley J., 1976, Terapie non comuni, Roma, Astrolabio.

– Minuchin S., 1976, Famiglie e terapia con la famiglia, Roma, Astrolabio.

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