Le potenzialità di un drone nello studio di architettura e archeologia

A spiegarle, Alessandro Paganelli, pilota SAPR, invitato dall’associazione Archeoclub d’Italia sede di Corato nel corso dell'incontro di ieri sera nella Sala Verde del Comune di Corato

Le potenzialità di un drone nello studio di architettura e archeologia

Incontro decisamente interessante quello organizzato sabato 16 febbraio nella Sala Verde del comune di Corato dall’associazione Archeoclub d’Italia sede di Corato. Invitato dal presidente Michele Iacovelli, il relatore Alessandro Paganelli, pilota SAPR, ha parlato di droni e del loro impiego in vari campi tecnici, spiegando nello specifico i vantaggi che scaturiscono dal loro uso in architettura e archeologia.

Se, infatti, nell’immaginario collettivo, il drone è visto come strumento ludico/ricreativo, per lo più utilizzato per video e foto (vedi servizi nuziali), numerose amministrazioni comunali di città dell’Italia centro settentrionale se ne servono, invece, per progettare piani urbanistici e di rigenerazione urbana, aree verdi, strade, ferrovie, oleodotti, gasdotti, rilievi su lotti edificabili, interventi su coste e rilievi montuosi, prevenire incendi, controllare periferie e campagne per individuare abbandoni illeciti di rifiuti, mappare siti archeologici.

«A tale proposito – ha sottolineato Iacovelli – l’obiettivo dell’Archeoclub di Corato è sottoscrivere un protocollo d’intesa col Polo Museale di Puglia, finalizzato allo studio della Necropoli di San Magno, per meglio valorizzarla».

Le opportunità di lavoro che può offrire ai giovani questa tecnologia all’avanguardia, ancora poco adoperata nel nostro territorio, sono state colte al volo dalla prof.ssa Nunzia Tarantini che, in qualità di dirigente dell’ITET Tannoia, ha promosso un percorso di alternanza scuola- lavoro, avvalendosi proprio dell’esperienza del dott. Paganelli.

Gli studenti dell’indirizzo CAT – Costruzioni, Ambiente e Territorio, guidati dall’ing. Raffaele Nappi, docente di progettazione e costruzione, hanno effettuato a Corato il rilievo di piazza Oberdan. Mettendo a confronto i due approcci, tradizionale e tecnologico, hanno potuto notare quanto l’uso del drone consente di acquisire dati scientifici e matematici più affidabili ed economici.

Ma cos’è un drone? Un aeromobile senza pilota a bordo, controllato da terra mediante un radiocomando. Due le categorie: gli aeromodelli (ludico/ricreativi) e gli aeromobili professionali.

L’uso di entrambi è soggetto a regole ferree imposte dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile che, a breve, verranno omologate a quelle varate dall’Unione Europea.

«Intanto – ha chiarito Paganelli – vi sono delle limitazioni sia per le altezze sia per i raggi di azione: vanno richieste debite autorizzazioni per poter sorvolare centri abitati, zone industriali, aeroporti o aree protette, come il Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Se ne sconsiglia l’uso sulle persone, gli incidenti possono produrre effetti anche gravi.

La qualifica di pilota SAPR si acquisisce dopo aver conseguito due attestati di volo presso scuole certificate da ENAC. Da quel momento il pilota, regolarmente registrato, autorizzato ed assicurato, si assume la responsabilità del suo operato stipulando un contratto con il committente».

Attraverso le slide, numerosi gli esempi posti all’attenzione della nutrita e partecipe platea: «A seconda del sensore che viene montato a bordo – ha precisato Paganelli – la macchina viene adoperata in molti ambiti: foto, video, monitoraggi, ispezioni, ricerca e soccorso (può arrivare dove le persone non possono accedere, es: luoghi impervi, occultati, radioattivi, invasi dalle fiamme), in agricoltura, fotogrammetria, termografia, ecc.

Queste ultime due applicazioni possono portare grandi vantaggi anche quando applicate in architettura ed archeologia.

La fotogrammetria consente di ricostruire in 3D il manufatto, misurabile e scalato, effettuare computi metrici per la sua manutenzione ordinaria e straordinaria, ricostruire parti mancanti, digitalizzarlo per creare un archivio di tutte le opere presenti e renderle visibili nella realtà aumentata.

La ricostruzione in 3D, ad esempio, renderebbe fruibili molti reperti; un mezzo innovativo ed accattivante per divulgare informazioni ed attrarre nei musei e nei siti archeologici visitatori di tutte le fasce d’età e disabili, in quanto l’oggetto stampato può essere liberamente toccato, permettendo interazione e conoscenza alternative a quelle tradizionali.

Ma darebbe pure visibilità a quei reperti non visibili al pubblico, perché conservati in magazzino o sottoposti a restauro.

La termografia (tecnologia molto sottovalutata) sfrutta il principio del calore dei corpi: l’irraggiamento termico viene rilevato dal sensore, elaborato e trasformato in immagine.

I settori di applicazione: ispezione di pannelli fotovoltaici (per evidenziare eventuali malfunzionamenti) e di facciate di edifici (per valutare dispersioni termiche o zone di umidità); in agricoltura (per controllare lo stato di salute degli alberi, come ad esempio il contagio xilella), nel monitoraggio di discariche e misurare l’estensione di quelle abusive.

In archeologia e architettura consente di ottenere informazioni che a occhio nudo non si riescono a vedere. È possibile: ricostruire la storia dell’edificio, leggerne le caratteristiche costruttive e lo stato di conservazione dei materiali che lo costituiscono, far emergere difformità di edificazione. Poter disporre di un modello fedele alla realtà, in caso di distruzione del fabbricato (terremoto o altro) aiuta a ricostruirlo in modo esatto»

Una tecnologia che ha il vantaggio di non essere invasiva e di preservare l’integrità del soggetto da rilevare. Il tutto abbattendo tempi e costi. Ci si auspica, quindi, che sia presto presa in considerazione, soprattutto da quei politici che si accingono a costruire il futuro della nostra città.

 

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