Le fonti archivistiche promosse a Corato da Archeoclub

La sezione locale dell’associazione, di concerto con il rettore e vicario zonale don Peppino Lobascio, si è resa disponibile a restaurare alcuni registri presenti nell’archivio della Chiesa Matrice  

Le fonti archivistiche promosse a Corato da Archeoclub

Meritava un maggior afflusso di pubblico il convegno “Parlano i documenti”, organizzato venerdì 24 maggio in Chiesa Matrice dall’Archeoclub d’Italia sezione di Corato in collaborazione con il Centro Teseo – Creatività tra Arte e Scienza di Bari, durante il quale sono state analizzate fonti archivistiche, ovvero capitoli matrimoniali, testamenti ed inventari dal 1028 fino al secolo scorso.

A causa di altri eventi culturali concomitanti, ma soprattutto dei comizi di chiusura della campagna elettorale, la Chiesa, infatti, è risultata poco affollata.

Tuttavia, chi ha deciso di esserci, ha potuto apprezzare gli interessanti interventi dei relatori, a cui don Peppino Lobascio, rettore della Chiesa Matrice e vicario zonale, ha porto il benvenuto, plaudendo l’iniziativa e affermando che «I documenti che non ti aspetti parlano meglio di altri del tempo che ci ha preceduto, come i quelli ecclesiali riguardanti battesimi e matrimoni, un patrimonio da valorizzare».

«In occasione del primo anniversario di questo direttivo – ha precisato Michele Iacovelli, presidente della sezione locale di Archeoclub d’Italia – ringrazio tutti i soci per aver contribuito ad allestire per il 2019 un programma ricco di argomenti di elevato spessore, come quello affrontato stasera. Sarebbe però un errore credere che la valorizzazione degli archivi consista nella sola attività promozionale. In essa è implicito il concetto di conservazione, per questo l’Archeoclub, nel suo piccolo, si è resa disponibile a porre in essere alcune iniziative volte a garantire la migliore conservazione dei documenti presenti nell’archivio della Chiesa Matrice e, grazie alla sensibilità di Don Peppino, si darà corso al restauro di alcuni registri».

Inserito nel più ampio progetto “Historia magistra vitae a Corato – La storia ci insegna”, coordinato da Rosa Maria Capozzi del Cnr di Bari, la stessa ha annunciato che «a Settembre sarà diffuso nelle scuole di Corato interessate ad accoglierlo».

Sostanza della serata, la dettagliata narrazione della dott.ssa Chiara Manchisi, funzionario ed ispettore onorario della Soprintendenza archivistica e bibliografica di Puglia e Basilicata, la quale, nel corso dell’esposizione, ha pure commentato numerose immagini, proiettate su grande schermo, di documenti risalenti al 1028 (come la pergamena blu longobarda) fino al primo decennio del XX secolo, soffermandosi in maniera prevalente su quelli datati 1500-1600 conservati presso gli archivi di alcuni enti tutelati da Soprintendenza: ecclesiastici, di assistenza e beneficenza e privati.

«È cosa nota che lo studio del passato e della storia, attraverso l’analisi dei documenti d’archivio, conducano ad una maggiore consapevolezza del presente e ad una migliore elaborazione e progettazione del futuro – ha dichiarato la dott.ssa Manchisi – Il riordino e l’inventariazione di numerosi documenti, in particolare capitoli matrimoniali, testamenti ed inventari aziendali, ha consentito di poter orientare la ricerca sui temi più svariati, quali ad esempio, il paesaggio e le contrade agricole con le antiche denominazioni dei luoghi, i tipi di coltura più comuni nel nostro territorio, la popolazione, la medicina e l’impiego di particolari medicamenti, gli usi giuridici risalenti nel nostro meridione al diritto longobardo, la moda con l’impiego di tessuti anche preziosi (quali sete e damaschi), le lavorazioni e la circolazione delle merci anche in piccole realtà quali erano nel secolo XVI le nostre Universitas».

I capitoli matrimoniali (vero e proprio accordo economico tra le famiglie degli sposi) sia quelli tra nobili, sia quelli tra “popolari” – vergati in un italiano arcaico che risente degli influssi del lessico locale – erano stipulati da un notaio alla presenza di testimoni di fiducia scelti dalle parti, secondo il diritto longobardo e le consuetudini delle varie città di appartenenza, legittimi sino ai giorni nostri.

In un documento del 1598, oltre all’annotazione finale del valore monetario della dote nuziale, risultano precise le descrizioni del corredo, sia in relazione ai tessuti sia per le decorazioni e guarnizioni che ne aumentavano il valore: arredi del letto (lenzuola in tela “massaregna” o sangallo, coperte in seta ricamata “a fronde di lauro” o imbottite con “bombace”, giraletti riccamente impreziositi da merletti veneziani, cuscini, ecc.) e della tavola (tovaglie in tela di fiandra, grembiali, posate d’argento, tappeti, tende) e persino un dettagliato elenco di capi di abbigliamento (con “gorgiere” guarnite di pizzo d’oro), fazzoletti per il capo, cappelli, scarpe “con fiocchi di seta cremosina” e gioielli descritti puntualmente, in oro e argento, con coralli, perle, ambra, pietre rosse e turchine e cristalli utilizzati per i cosiddetti “paternoster”.

Elementi di valutazione della vita socio-economica si sono potuti evincere dai testamenti ed inventari. Nel testamento del 1560 di Vito Pascale, primicerio del Capitolo della Chiesa di Modugno e segretario di Bona Sforza, regina di Polonia e duchessa di Bari, l’elencazione dei lasciti ha presentato una immagine della cultura e della vita familiare e domestica del de cuius, ma soprattutto dell’epoca in cui ha vissuto.

Nell’elenco di tali disposizioni testamentarie anche somme destinate all’edificazione di un monastero di “monache Verginelle”, di una cappella per la “sepoltura” di esso benefattore “con la sua effige scolpita in marmo”, alla costituzione di maritaggi per le orfane povere nate in Modugno e all’istituzione di un “Monte”, luogo in cui, alle giovani donzelle, si sarebbe insegnato a ricamare e cucire.

Una tradizione che nel nostro meridione è continuata fino alla prima metà del scorso secolo anche attraverso l’uso di macchinari all’epoca all’avanguardia.

In aggiunta: l’elenco di case, terreni, pozzi, mobili, provviste alimentari, quadri, botti e damigiane, “pannamenti di lino, lana, seta, biancheria e suppellettili di casa”, vestiti e paramenti d’altare e sacerdotali destinati ai vari eredi, descritti nei minimi particolari, compreso numero, tipologia, razza e colore del pelo degli animali posseduti, con indicato persino il nome a ciascuno di essi attribuito.

Tra gli inventari la dott.ssa Manchisi ha citato quello di una spezieria, redatto nel 1595 per consentire la costituzione di una società. Interessante l’elenco delle spezie e composti chimici, unguenti ed oli, erbe ed utensili vari, come i bilancini, compreso il libretto di istruzioni con le ricette per produrre i medicamenti.

Una panoramica non certo esaustiva che però ha dato la possibilità al pubblico presente di ricostruire ed apprendere aspetti di vita quotidiana, economici e politici del passato.

«Un patrimonio pubblico e privato di notevole interesse culturale che Sovrintendenza intende tutelare anche attraverso progetti di digitalizzazione», ha concluso la dott.ssa Manchisi, rispondendo alle domande poste dal pubblico.

Avvincente, infine, il concerto dei “Notai delle dolci note antiche” che ha completato la serata. La splendida voce del soprano Annunziata Loporcaro, accompagnata dalle incantevoli melodie dell’arpista Linda Contini, ha echeggiato tra le volte della Chiesa Matrice arricchendola di eleganza e suggestione.

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Maria Labartino (nota come Marina) - Ex Direttore Responsabile. Esordisce su LO STRADONE nel 1986. Laurea in Scienze della Formazione. Iscritta all'ODG dal 1998. Presentatrice occasionale. Da oltre 30 anni scrive di tutto e su tutto con sete di verità, consapevole di "sapere di non sapere" (cit. Socrate). Vincitrice del Premio Michele Palumbo 2019 come "Editorialista dell'Anno" al concorso dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia "I fatti, le idee, le opinioni" organizzato dal Circolo della Stampa BAT
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