L’ANGOLO DELL’AMARCORD. SAN MARCO IN LAMIS-CORATO 1-1 (1983/84)

IL PULLMAN SBAGLIA STADIO. CRONACA COL TELEFONO A GETTONI

Una glaciale domenica di febbraio 1984, in cui cadranno dal cielo anche fiocchi di neve. Io sono un diciottenne seguace di calcio già da anni e da 4 giovane cronista di Radio Studio Centro, seguendo il Corato Calcio.

La squadra neroverde, capolista nel massimo campionato regionale di Promozione, si reca nella 5^ giornata di ritorno, a San Marco in Lamis ed io sono ospitato dalla Società, viaggiando in pullman e pranzando in ristorante.

A tavola, accanto a me c’è il mitico e storico Segretario Dino Squeo, penso per un buon ventennio.

È con lui, che entriamo questa volta nella strada dei ricordi. Ci ricorda che “nessuno conosceva il campo di San Marco, che per la cronaca dalla cui gradinata si scorgono le lapidi del cimitero. E neanche il veterano, giramondo, mister Nicola Taiano. L’unico che professo’ di saperlo, era il magazziniere, G. C.

Ma quest’ultimo aveva preso fischi per fiaschi. Bussai al portone dello stadio, chiedendo di fare entrare il pullman. Ma il custode incredulo, con fare ilare, ci rimando’ indietro”.

Sapete perché? Non era il campo di San Marco in Lamis, ma di San Giovanni Rotondo,  con le bestemmie di Mr. Taiano. Per Google Maps, mancava ancora un trentennio o quasi per la sua invenzione

La gara fu tutta in salita e lo fu anche per me. La squadra del Presidente De Palo, andò in svantaggio. In quei tempi, senza telefonini ed internet, l’unico modo per comunicare, era uscire dal campo e raggiungere il più vicino bar (si fa per dire circa 1,5 km. di corsa) a fine primo tempo e partita, chiamando dal telefono a gettoni.

Il mio taccuino è inzuppato fradicio e le mie mani ghiacciate, che a malapena riuscivano a trattenere la penna. Una serie di tanti saliscendi, per una strada che non finiva mai, per raccontare, al limite dell’assideramento, un pareggio rimediato dal  subentrante Forlenza, a 3′ dalla fine.

Fu un pareggio psicologicamente fondamentale per la  cavalcata verso la Serie D, che il Corato vinse poco più di 2 mesi dopo.

Quell’11, non era più forte del Bitonto, ma aveva tanta rabbia in corpo per la promozione in Serie D, negata l’anno prima, post spareggio col  Mola, dal duo Destro-Matarrese, quella cattiveria che serve per vincere un campionato.

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