La storia di un cestino che diventò cassonetto

La storia che raccontiamo non è ambientata in un luogo di fantasia né è il canovaccio per la realizzazione di un nuovo volume di letteratura per l’infanzia. Certo, qualche scrittore dalla penna fantasiosa potrebbe trarre spunto da quel che scriviamo per imbastire un simpatico racconto; la realtà, purtroppo, è alquanto antipatica e particolarmente puzzolente.

IMG-20150703-WA0004 (1)Quella che raccontiamo è la storia di un cestino gettacarte o contenitore per la raccolta di piccoli rifiuti divenuto suo malgrado un cassonetto a tutti gli effetti. Un piccolo cestino che si è ritrovato improvvisamente grande, complice la sciatteria di quegli incivili cittadini che gli chiedono di sopportare pesi e contenere rifiuti per i quali il povero cestino non è adatto.

La vita del nostro cestino è stata felice sino a quando sono spariti i cassonetti di via Giuseppe Di Vittorio, la strada su cui è collocata. Giustamente spariti, per lasciare spazio alla raccolta differenziata porta a porta. Poco male, giacchè a pochi passi dal luogo in cui è installato il cestino ci sono i cassonetti (sempre intasati) di Piazza Grenoble e strade adiacenti.

Eppure c’è qualcuno che è riuscito a far crescere in un baleno il nostro cestino, promuovendolo al grado di cassonetto pro tempore. L’immagine che mostriamo in apertura vale più di mille altre parole.

Non si tratterebbe del primo caso di inciviltà evidente. Alcuni esercenti di via Di Vittorio ci raccontano di buste contenenti rifiuti di qualsiasi genere, da pannolini usati a residui di cucina a base di pesce, con gli odori che ne conseguono; scatoloni e buste di immondizia lasciate dinanzi al cestino quasi fosse un punto di raccolta.  Si viene dunque a creare una situazione che porta addirittura a voler veder rimosso il comodo cestino pur di non ritrovarsi pattume di ogni tipo in bella vista per almeno mezza giornata.

Non si risenta il nostro lettore se continuiamo a battere sul tema del giusto conferimento dei rifiuti, anche a costo di sembrare ripetitivi. Il raggiungimento dell’obiettivo del +5% che scongiura la bastonata chiamata ecotassa non deve e non può farci abbassare la guardia. Se i controlli sul corretto conferimento dei rifiuti hanno portato dei risultati positivi significa che la strada intrapresa è quella giusta e, pertanto, non deve essere abbandonata. Somministrare una iniezione di civiltà a chi civile non è non sia considerato un “atto persecutorio”, ma un investimento al fine di raggiungere l’obiettivo di una città più pulita e con una tassa sui rifiuti molto più leggera.

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