“La Presidentessa” dell’Arca sbanca il botteghino – Foto

Sabato 30 e domenica 31 marzo, Teatro Comunale di Corato gremito, per un umorismo senza tempo che rivela con ironia il volto immorale e corrotto delle istituzioni

“La Presidentessa” dell’Arca sbanca il botteghino

Umorismo senza tempo, che oltrepassa i decenni, quello portato in scena sul palco del Teatro Comunale di Corato dal Gruppo Teatrale Arca, sabato 30 e domenica 31 marzo, con la commedia brillante “La Presidentessa”.

Il testo teatrale, scritto dai francesi Hennequin e Weber nel lontano 1912, è stato riadattato ai tempi nostri dal prof. Aldo Mosca, autore pure della regia e dell’allestimento scenografico.

Con sapiente ironia gli attori dell’Arca ci hanno condotto nelle doppiezze di un potere tutto maschile che si lascia irretire dal fascino muliebre, rivelando il volto immorale e corrotto della istituzione magistratura, come di recente Corato ha potuto assistere nella realtà.

Sembra che, da oltre un secolo, non sia cambiato nulla. Battuta dopo battuta, il dissoluto specchio della società contemporanea si è palesato al pubblico che ha gremito platea e gli altri ordini di palchi intrighi: raccomandazioni, carriere senza merito, donne scaltre e disposte a tutto pur di raggiungere l’obiettivo che si sono posto.

Il merito va agli estrosi ed istrionici interpreti: Enrico Iurilli (il giudice Lomartire, presidente del Tribunale di un piccolo paese Montepetroso), Alfonso De Feo (primo avvocato coinvolto nello scandalo “a luci rosa”) Ingrid Filannino (la cameriera ridarella), Isa Leone (detta la presidentessa, moglie del giudice, con l’ossessione di lucidare gli ottoni, disposta a tutto, persino a rivelare una ricetta culinaria di famiglia, pur di vedere avanzare di carriera il proprio coniuge), Rosita Tedone (la sensuale Lulù, stella del varietà, soubrette della rivista “L’Arca delle donne perdute”, che si fa passare per la presidentessa), Pino Leo (dott. Bellifemine, ministro di Grazia e Giustizia, che detiene il potere di decidere le carriere dei suoi sottoposti, molto sensibile al fascino femminile), Aldo Ventura (l’anarchico usciere del Ministero, contestatore della vita che si conduce a Palazzo), Franco Tarricone (sig. Vulpis, capo di gabinetto, anch’egli cospira contro il ministro per togliersi qualche sassolino nella scarpa), Pietro Leone (sig. Lanocella, sottocapufficio del ministro, costretto a rifare di continuo i decreti di nomina di Lomartire e quindi a rinunciare a partecipare al matrimonio della propria figlia), Porzia Volpe (l’orecchio di Dionisio, sig.ra Ruffiani di nome e di fatto, pettegola addetta alla reception dell’Hotel Oriente) e le voci nascoste di Elena Conversano e Luigi Tatoli.

La trama è facilmente intuibile. Dopo una serie di equivoci e combinazioni fortuite, si giunge ad un lieto finale, ma preferiamo lasciare alle immagini il compito di raccontarvela.

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