La Prefettura ha detto si e D’Introno ritirerà le dimissioni

Gli scenari che la seduta odierna del Consiglio comunale di Corato potrebbe aprire

Il Sindaco D'Introno presenta su Fb la sua giunta
Il Sindaco di Corato Pasquale D'Introno

Il Sindaco Pasquale D’Introno ritirerà le dimissioni. Non è certo ma è molto probabile. Lo farà perché la Prefettura ha dato parere positivo al quesito posto da Giuseppe D’Introno, consigliere comunale di “Fratelli d’Italia” e da altri, sulla possibilità che il Consiglio, anche in mancanza della nomina del suo Presidente, possa continuare i lavori svolgendo gli altri punti all’ordine del giorno. Un po’ di respiro, insomma. Il ritiro delle dimissioni è perciò quasi obbligatorio: sarebbe stridente con la sopraggiunta possibilità di amministrare, il volerle mantenere e depotenzierebbe il già debole potere del parere prefettizio di assicurare vita a un moribondo quale è l’attuale Amministrazione comunale. Ma se Vito Bovino, Emanuele Lenoci e Niccolò Longo manterranno il punto stabilito la sera del 31 luglio nell’incontro di Largo plebiscito, abbandoneranno l’Aula. Ad essi potrebbe aggiungersi Paolo Loizzo. E Direzione italia potrebbe addirittura fare lo stesso.

Lo scenario però potrebbe essere diverso e aprirsi alle novità alle quali mira la manovra intentata da D’Introno con la richiesta del parere del Prefetto. Le novità sarebbero costituite dai tanti “si” entusiastici della Opposizione alla proposta di formare un governo alternativo. E velocemente perché incombe il commissariamento per il mancato riconoscimento dei debiti fuori bilancio.

I conti sono semplici: la somma dei 4 voti di “Fratelli d’Italia”, dei 2 di “Idea”, di quello dello stesso Sindaco e dei tre del Polo di Centro, dà il risultato di 10. Mancano tre voti per formare una nuova Maggioranza.

Vito Bovino dispone di 2 voti -oltre al proprio conta su quello del fratello Michele- ma non li metterà a disposizione perché lo ha affermato da tempo e non ha a disposizione giustificazioni di sorta per contraddirsi, neppure se avesse già rinunciato a concorrere con De Benedittis per la guida del nuovo soggetto di Centro e di Sinistra a Corato -a livello regionale il governatore Emiliano ha lasciato tutti al palo con l’invenzione delle liste civiche “Con”, anti e post-ideologiche.

Non darà il proprio voto Corrado De Benedittis che più volte lo ha dichiarato in Consiglio comunale e che si sta giocando la leadership della nuova Sinistra -Centrosinistra e Sinistra tradizionali sembrano defunti-, anche a costo di tagliare i ponti con il resto della Opposizione di Sinistra, come sta facendo ormai da un mese, marcando la sua differenza.

Non lo darà Emanuele Lenoci che, seppure ha spesso affermato di poter sostenere il tentativo di D’Introno di non far vivere alla città un secondo immediato commissariamento, non avrebbe alcun vantaggio di farlo con i numeri risicatissimi su cui la nuova maggioranza potrebbe poggiarsi, che non giustificherebbero la sua disponibilità.

Non lo darà Paolo Loizzo che sembra interessato soltanto al chiarimento dentro il Centrosinistra e la Sinistra, e forse in questa fase neppure più a quello. Non si può sottovalutare che da Loizzo venne la proposta di andare alle primarie dentro il Centrosinistra, proposta, come si sa, bocciata da Bovino e Debenedittis.

Non lo darà Niccolò Longo che ha promosso a luglio una inedita ed efficace alleanza tra le Opposizioni, con Bovino e Lenoci ma anche con Loizzo, e che non avrebbe nulla da guadagnare da un sostegno che lo porrebbe in probabile conflitto con il Movimento dei 5Stelle che lo ha eletto, che è non-ideologico ma che non potrebbe digerire un aiuto a chi ha presentato un programma alternativo in campagna elettorale.

Bovino, Lenoci e Longo potrebbero però, decidere di continuare insieme l’esperienza dell’alleanza a tre estendendola a una formula di governo, e considerare la possibilità di entrare in una nuova Maggioranza, facendosi forza a vicenda anche nei confronti dei rispettivi Movimenti, liste, partiti ed elettori. Esclusi dalla partita o autoesclusi De Benedittis che gioca in proprio, e Loizzo che non gioca.

Risibile l’idea che si tratterebbe di un governo tecnico e non politico, potrebbe essere addirittura qualcosa di più, un orizzonte nuovo per Corato. Ma a una condizione scelta senza ipocrisie: il varo di un governo arcobaleno alla “Emiliano”, o di unità civica in grado di superare l’accusa del tradimento dell’elettorato -sacrosanta perché il sistema di voto è maggioritario- e a quel punto capace di durare non uno ma vent’anni. Il governo sarebbe politicissimo e vedrebbe la presenza organica di 5Stelle e di spezzoni della ex Sinistra in una nuova Maggioranza guidata da “Fratelli d’Italia”. Una “cosa” più vicina a un miraggio o a un incubo che alla realtà.

 

 

 

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