La Porcellana Comune o Portulaca, ricca di omega 3, aumenta le difese immunitarie

Il nome botanico è “Portulaca oleracea” o “Porcellana comune”, ma a Corato è molto più nota come “pedecchiàzze”.

Il nome “Portulaca” deriva dal latino “piccola porta” per il modo in cui si schiude il frutto, una capsula che si apre per mezzo di un coperchietto a mo’ di porticina.

È una piccola pianta infestante dalle foglie carnose color verde chiaro con sfumature giallognole e rossastre, fiori gialli e piccoli che sbocciano all’ascella delle foglie.

La portulaca striscia allargandosi sui campi, orti e terreni incolti. La si può incontrare passeggiando sulla Murgia assolata, tra giugno ed agosto, quasi affacciata alle aride pietre, che tappezza facilmente, dopo i brevi temporali estivi, per la capacità di far riserva d’acqua nelle foglie.

Gli Arabi nel Medio Evo l’hanno denominata “baqla hamqa”, che significa “pianta pazza” a causa del modo in cui i rami si estendono senza alcun controllo.

Raccolta allo stato spontaneo o anche coltivata, viene consumata nelle regioni mediterranee da tempi remoti. Di probabili origini asiatiche, nell’antico Egitto era utilizzata come pianta medicinale, mentre era coltivata, durante il Medio Evo, nei Paesi Arabi e nel Bacino del Mediterraneo, soprattutto in Spagna. Negli Emirati Arabi la varietà coltivata è reperibile in molti negozi di ortaggi per essere utilizzata come insalata.

A Corato la portulaca selvatica veniva venduta alla rinfusa da ambulanti durante gli anni ’50–’60, poi è caduta nell’oblio dei sapori poveri.

Negli ultimi anni è stata rivalutata in virtù di alcune proprietà che la contraddistinguono: antifebbrifughe, antisettiche, antispasmodiche, depurative, diuretiche, vermifughe ed antinfiammatorie. Nelle foglie è stata accertata la presenza di acidi grassi omega-3, utili per prevenire attacchi cardiaci e aumentare le difese immunitarie.

La pianta intera, quando le foglie sono ancora tenere ed i fusticini non hanno superato la lunghezza di 15-20 cm. può essere consumata cruda, sola o assieme a pomodori e porri, come insalata, o cotta per preparare frittate. I rametti tagliati a pezzettini possono essere conservati sottaceto o in salamoia e usati al pari dei capperi. Alcuni non amano la consistenza mucillaginosa della portulaca, ma questa sua proprietà può tornare vantaggiosa per fare addensare minestre e stufati. Se viene fritta si può eliminare questa caratteristica immergendola, prima di metterla in padella, in una pastella composta di farina, uovo sbattuto e briciole di pane. Un ottimo modo per gustare la portulaca è farne un’insalata cruda, mescolandola con menta e crescione d’acqua.

C’è chi la interpreta come una malerba, chi come una coltura da fiore; addirittura è stata usata anche come foraggio per gli animali; ma la nostra ricetta, tipicamente estiva – che non richiede cottura, ma solo un bel gruppo di amici allegri e chiacchieroni che amano le lunghe passeggiate murgiane – la inserisce, insieme ad altre erbe spontanee murgiane, in una insalata mista (mescisckete) tutta da riscoprire, per restituire sapore e novità alla nostra tavola e, chissà, anche alla nostra vita. Ristorati da una bella grigliata di carni miste, accompagnata da verdure crude e alla brace ed un fresco bicchiere di vino rosato.

Mesciscke

Ingredienti: foglie di erbe spontanee murgiane, ancora tenere: portulaca (pedecchiàzze) acrimonia (cakelandriscene), borsa pastore (piscia pastòre), papavero (paparìne), borragine (burràscene), cicerbita (sevàune), rucola (ruche), cicoria (cecurèdde), tarassaco (amarùscene), ravanelli (rafaniedde), cipolle lunghe o cipollotti rossi freschi e giovani, olio extravergine di oliva, sale e magari qualche scaglia di pecorino primo sale.

Mettere le erbette, ripulite delle radici e ben lavate, in una ciotola capace. Condirle con olio extravergine di oliva, sale ed una manciata di cipolle finemente tritate. Decorare con scaglie di pecorino.

Deciàine l’andiche

U galandòme nàte, vève re mmìere sàupe alla ‘nzalàte

(Il galantuomo nato, beve vino sopra l’insalata.

Non tutti bevono vino dopo l’insalata perché contrasta col sapore dell’aceto con cui è condita. Chi lo fa si picca di essere un buongustaio)

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