Da “Cawdor” di Robinson Jeffers

So che tu ami / la libertà, non la toccherei mai la tua libertà. Lasciami / cavalcare vicino a te per una settimana, poi potresti / lasciarmi. / Sarei tua… in qualsiasi modo tu lo voglia, ma tu / potresti avere altre donne. Ciò non mi ucciderebbe; / non essere con te / sarebbe per me la morte nella tortura. Lui la guardò. / La speranza le morì di quello sguardo. So che venimmo /dal fuoco solo per sbagliare, / sbagliare, sbagliare, è cresciuto nel sangue. Ma, urlò /improvvisamente, ti inganni quando guardi così. La / carne del mio corpo / non è nulla nel mio desiderio. Ciò che pensi che io voglia /sarà semplice polvere dopo centinaia d’anni ma /qualcosa di me urlerà ancora a qualcosa di te / su, in alto, nell’aria.

“I know that you love / liberty, I’d never touch your liberty. Oh, let me ride / beside you a week, then you could leave me. /I’d be your… whatever you want, but you could have / other women. That wouldn’t kill me; but not to be / with you / is death in torture”. Her hope died of his look. “I / know we came from the fire only to fail, / fail, fail, it’s bred in the blood. But” she cried / suddenly, “you lie when you look like that. The flesh of my body / is nothing in my longing. What you think I want / Will be pure dust after hundreds of years and / something from me be crying to something from you / high up in the air”.

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